Uptown e downtown

La giornata di oggi è stata dedicata alla visita del Metropolitan Museum. Tanto quello di Boston mi aveva lasciato perplesso, tanto questo museo mi è invece piaciuto. In un giorno non c’è speranza non dico di vedere cosa è esposto, ma nemmeno di passare attraverso tutte le sale, per cui ne ho visto una piccola parte. L’arte romana e greca mi è parsa molto bella come reperti e bene organizzata, la parte egizia è immensa, e anche il medioevo e il rinascimento. sono curati. Nella pittura moderna c’è l’imbarazzo della scelta: Monet, Picasso, Cezanne, Van Gogh solo per citarne alcuni. Ma ho visto credo meno della quinta parte, in effetti provo una certa invidia per i newyorchesi che possono fare l’abbonamento annuale e godersi il museo un pezzo alla volta.

La parte finale della giornata è stata destinata ad una rapida incursione alla chiesa di St. John The Divine, che a sentire la guida era una cosa strepitosa, a me è parsa una cosa molto  modesta e sopratutto fuori tempo e fuori contesto. Però pioveva ed ero stanco, quindi magari ero io.

Per tornare, ho preso l’autobus nella direzione sbagliata, e infatti mi chiedevo come mai avessi l’impressione di essere l’unico bianco in giro. Sceso, nell’attesa dell’autobus nella direzione giusta sono entrato da uno Starbuck per avere una limonata; basta spostarsi di qualche isolato per cui “lemonade” non solo si pronuncia “limoneit”, ma la commessa ti guarda con l’aria di chi non è molto abituata a trattare con i turisti e infatti, al mio terzo tentativo di trovare la pronuncia che le andasse bene, ha guardato con occhi di aiuto la sua collega bianca, magari lei avrebbe capito cosa voleva questa strana bestia finita nel negozio evidentemente per sbaglio.

I piani per la giornata prevedevano di andare poi a Central Park e mettermi a leggere il Times, che secondo me fa molto newyorker e magari poi [ dramatization on] si avvicinava un bonazzo che abitava a Manhattan (quindi anche ricco) che attaccava bottone e quando scopriva che ero italiano diceva che gli piaceva tanto la cultura italiana e mi invitava a cena e poi dopo una notte di passione mi presentava ai suoi e ci sposavamo [ dramatization off ]. Invece piove quindi sono tornato in albergo.

Quanto ad amori che invece nascono, ce ne è uno tra me e Subway, mi sono appena mangiato uno dei loro Longfoot (che è un panino da muratore) piuttosto buono.

Ieri sera mi sono fatto una passeggiata prima sul ponte di Brooklyn, con Lower Manhattan che appariva tremolante dietro una leggera nebbia. Di una bellezza strepitosa, quasi un sogno. Poi sono arrivato fino a Time Square, ma solo per spostarmi sulla Fifth Avenue, così sono passato davanti all’Empire State Building, anch’esso che sembrava sospeso tra le nuvole. Mi faceva uno strano effetto essere lì e pensare che tutte le persone a cui voglio bene e che conosco  erano a nove ore d’aereo di distanza.

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Pubblicato il 2 maggio 2009, in Fatti miei, viaggi con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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