“Le dieci cose che non saranno più le stesse”

Ho letto questo libro di Federico Rampini incuriosito dal vedere come si potesse cimentare con un tema un poco diverso dal suo solito: qui la sua attenzione non è su India e Cina ma su cosa abbia causato la crisi economica e cosa sarà necessariamente destinato a cambiare.

Il dibattito sulla crisi è un dibattito interessato: in Occidente c’è la volontà da parte di grandi settori economici (la finanza innanzitutto) di far passare la tesi che questa crisi sia stata dovuta ad un eccesso nel mercato del credito, ad una finanziarizzazione dell’economia reale che, tanto funzionando da eccezionale leva amplificatrice ed espansiva in fase di crescita, si è trasformata in un circolo vizioso appena il meccanismo ha mostrato segni di inceppamento. Questo meccanismo interessato è tanto più forte in Italia, dove la volontà politica dell’attuale maggioranza è quella di fare finta di niente, tanto la crisi passerà, anzi sta già passando, e ci penseranno gli altri a tirarci fuori, visto che è una crisi importata e non una crisi endogena.

Non è solo la miopia di Berlusconi e i suoi giannizzeri a fargli dire questo: è che la base elettorale di questo governo è rappresentata proprio da chi in certi eccessi ha vissuto ed ha prosperato. Così il dibattito su cosa sta succedendo è a dir poco banale, in genere sconfortante.

Questo libro di Rampini ha l’indubbio merito di andare un po’ sotto la superficie delle cose, una superficie appunto interessata, individuando alcuni temi di fondo (e nemmeno tutti) che stanno dietro la crisi.

Certo, le storture del mercato del credito americano sono state una concausa di questa crisi, ma non la componente principale, tantomeno quella più difficile da risolvere: solo quella più visibile, perchè la casa è un bene di immediata visibilità.

Ma la crisi nasce dal totale squilibrio speculativo nei prezzi delle materie prime, nell’insensato stile di vita americano – molto superiore ai propri mezzi -, nelle difficili condizioni economiche e sociali della Cina (aivoglia a dire che è una grande opportunità, solita cantilena sentita anche oggi nei telegiornali di regime); ma anche nella flessibilità del mercato del lavoro (visto che una rigidità consente di diluire nel tempo gli effetti della crisi, invece di innescare dei licenziamenti a valanga che diventano poi ulteriore benzina sul fuoco), nella mancanza di controlli nel settore della finanza (e nel retribuire i cosiddetti maghi della finanza aldilà delle proprie capacità e dei propri meriti), nel totale disinteresse verso l’ambiente e il suo sfruttamento, in una visione euro-americano centrica che ha mostrato tutta la sua stolta miopia.

Rampini si è posto una linea da non valicare, ovvero non discute della bontà antropologica del capitalismo. Ma cita comunque Marx, sbertuccia molte istituzioni finanziarie che dovevano essere l’eccellenza ed invece erano perlopiù consorterie con codici di comportamento in cui dominava l’omertà, nè si fa problemi a dire che ci sono aspetti del capitalismo e dei capitalisti più adatti ad uno studio psichiatrico che ad una sana gestione economica.

Questo libro mi pare positivo proprio per questo, è almeno un’apertura di dibattito. Non può certo affrontare tutto e ho avuto anche l’impressione che la seconda parte del libro sia stata scritta più in fretta, però rimane un libro che consiglio senza riserve, è l’analisi più sensata che ho letto finora.

(Tre dati economici sono usciti in questi giorni, bellamente ignorati dalla stampa italiana: 1) la disoccupazione in USA ha raggiunto il suo massimo da 25 anni a questa parte; 2)  in zona Euro si è registrata una deflazione; 3) il prezzo del petrolio continua a rimanere relativamente basso. I primi due fatti portano al terzo, dovuto ad una domanda debole, perchè la crisi sta ancora tutta qui, anzi è appena cominciata. Rispetto a quello che ci vorrà per uscirne, gli stati nazionali ancora non hanno messo mano al portafogli, e i tempi d’uscita si misureranno in anni. Questo ignorando che se l’influenza suina cresce ai ritmi previsti, ci sarà un crollo del sistema produttivo in Occidente che sarebbe proprio il colpo di grazia, la tempesta perfetta come non si vedeva da secoli.)

Nota: il libro di Rampini si compra solo in edicola, formalmente come supplemento a Repubblica o L’espresso, a 9 euro e 90.

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Pubblicato il 6 luglio 2009, in Fatti nostri, recensioni con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. letto pure io.. e a seguire ho iniziato a leggere anche gli altri.

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