A noi piace duro

Nella deriva mignottocratica di questa morente (Seconda) Repubblica, è venuto il turno di Sandro Biondi, da qualche giorno al centro delle cronache per essere il protagonista, nemmeno troppo mascherato, giusto il nome un po’ storpiato, di Il pesce rosso non abita più qui, in cui si raccontano le sue peripezie erotico-sessuali con una cassiera di supermercato, a cui aveva promesso un posto alle elezioni in cambio di favori sessuali: la pubblicazione del libro dimostra che il posto non l’ha avuto.

Sandro Bondi si è recentemente separato dalla moglie, ha ufficializzato la sua relazione con un’altra donna, ma nell’ultimo anno ha trovato anche il tempo di fare “sesso” con la cassiera.

Pare che il ministro la ricevesse con indosso un accappatoio bianco, in albergo, e raggiungesse l’orgasmo masturbandosi mentre lei gli leccava…un cazzo! diranno subito i miei lettori – no, mentre gli leccava i seni, dalla stessa definiti “femminei”. La scena di Sandro Bondi che si spippetta mentre una gli lecca i capezzoli è degna degli orrori di Lovecraft, credo che l’emersione del Grande Chtulhu non sia stato un orrore più forte.

Nel libro (i cui capitoli sono intitolati come gli sms che il ministro mandava: per celebrare il grande amore: magari la finiremo di dire che Sandro Bondi è un grande poeta, una fregnaccia compiacente e servile verso il potere) c’è però un passaggio che descrive il rapporto di Berlusconi con Bondi. Il ministro dai femminei seni dice che Berlusconi ha sempre bisogno di circondarsi di nuovi adoratori, buttando via i cortigiani della generazione precedente. Ed in effetti Forza Italia è stato un partito in cui ci sono state ondate di fedelissimi (Martino, Del Debbio, Urbani) poi caduti in disgrazia, perchè il Sovrano vuole sempre nuovi adulatori. Berlusconi è un anti-Mida, che distrugge tutto quello che tocca e che porta con se la consapevolezza di essere un uomo vecchio, che ha visto in faccia il suo ritratto alla Dorian Gray.

Fa un po’ pena, Sandro Bondi, quando cerca di emulare il suo re adottando nell’intimità alcuni esteriori comportamenti, come l’accappatoio bianco in cui solo vestito riceve le amanti.

Fa un po’ schifo, Sandro Bondi, quando va al Family Day per difendere la famiglia contro le unioni gay.

Siamo un po’ scemi, noi gay, che davanti a questa gente ci difendiamo parlando di sentimenti, come se loro potessero mai capire cosa significhi questa parola. Dovremmo adottare un linguaggio più comprensibile per questi piccoli repressi di provincia dai seni femminei, inoriginali anche nell’espressione della sessualità.

Dovremmo essere consapevoli che noi gay siamo superiori a questi poveretti: perchè vedi Sandro, a te piacerà farti leccare i seni femminei; ma a me piace farmi leccare il cazzo duro come il marmo, e questa è la differenza che mi mette, ontologicamente, un gradino sopra te.

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Pubblicato il 19 luglio 2009, in Fatti nostri con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. ..Il pesce rosso non abita più qui… ma che libri leggi??
    :)

  2. ciao Paolo, questa mi era proprio sfuggita…

    OT: ho cambiato casa, ora il mio blog è: http://blogdifabio.wordpress.com
    aspetto presto una tua visita :)

  3. Chissà come mai il sentire comune vede il marmo come sinonimo di durezza: è una delle rocce con minor durezza in assoluto.
    :D :D :D
    Ecco, però l’immagine di te sopra bondi, seppur di gradini si tratti, ce la potevi risparmiare. E’ troppo forte e qui ci si impressiona!

  4. Ho trovato questo link per caso, girando tra vari blog. Posso permettermi di dirLe che: disprezzare qualcuno per la propria sessualità, criticare le frequentazioni sessuali con le “cassiere” (nonostante sia un uomo pubblico, quello che l’uomo pubblico fa con i suoi genitali sono affari suoi), irridere un corpo flaccido e grasso, godere dello sputtanamento della privacy altrui.
    Son tutte cose che si commentano da sole. Potrei consigliarLe simpaticamente di smettere di leggere Repubblica, forse funziona…

    • Noi gay siamo disprezzati per la nostra sessualità. Proprio da quella fogna e feccia di cui fa parte anche l’Uomo Che Viene Quando Gli Leccano Le Tette.

      Certo, noi potremmo non raccogliere, e lasciare Sandruccio alle sue debolezze.

      E invece no!

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