Della informatica italiana

(premesso che non ho ancora sistemato il lettore di feed, quindi perdonatemi se non ho letto il vostro blog negli ultimi tempi)

C’è un episodio che è capitato sul posto di lavoro che descrive meglio di tutto le condizioni in cui si lavora in Italia e il modo in cui si fa informatica; lo spiegherò con un parallelo assai fedele, perchè i dettagli tecnici sono poco comprensibili a chi non è del settore.

Se io devo leggere le ultime mail che ho ricevuto, tendenzialmente selezionerò la mia casella di posta con il mouse e cliccherò su una voce di un menù contestuale. E’ un sistema semplice ed intuitivo, che va benissimo per leggere i messaggi di una casella di posta; se però io avessi, per esagerazione, mille caselle di posta, questo sistema sarebbe scomodissimo: avrei una sbrodolata di punti su cui cliccare, potrei scordarmene qualcuno, qualcuno lo cliccherei due volte, e così via.

Questo è, per fare un altro esempio assai più reale, quello che succede con le prenotazioni dei biglietti aerei: se io devo prenotare per me uso il sito web della compagnia aerea, ma chi fa le prenotazioni di mestiere usa solo delle complicate sequenze di tasti, che producono delle complicate stringhe sullo schermo che vanno interpretate (si fa un apposito corso per questo) per poter dire “caro signore, l’unico volo disponibile parte alle 18.15 ma fa scalo” (addirittura, quando queste sequenze di tasti da premere furono definite, si studiò il modo di farle le più corte possibile: sequenze più brevi richiedono meno tempo per essere inserite, quindi riducono la lunghezza della fila al check-in).

Bene, tutto questo per dire che l’idea che una operazione frequente debba essere realizzata spingendo tasti e non muovendo mouse è niente di iperuranico, sopratutto qualcosa che un informatico dovrebbe sapere quasi in modo istintivo.

In questo posto di lavoro, dove ci sono circa 20 informatici pagati fior di quattrini (almeno alle società che li mandano a lavorare lì, diciamo che io costo circa 7-8000 euro al mese allo Stato italiano; ahimè ne vedo molti di meno in busta paga) per anni, sottolineo per anni, nessuno ha mai pensato che una operazione ripetitiva, lunga, soggetta ad errori, potesse essere banalmente automatizzata.

Pensandoci e facendolo, oggi ho impiegato qualche secondo per fare qualcosa che richiedeva di solito almeno mezza giornata di lavoro, una grande quantità di mail che andavano su e giù per tutte le dovute correzioni, il tutto passando il tempo in una sala server (ovvero un posto dove c’è un sacco di rumore e fa un grande freddo). Addirittura, qualche settimana fa ricordo una persona che decise, per rendersi utile, di mettersi a fare volontariamente tutto questo lavoro, e venne anche apprezzata per l’abnegazione.

L’orrore è proprio questo: nessuno che ha pensato che bastava aprire il proprio Google preferito, scrivere “come si fa a fare X in automatico” e poi sfogliare (non leggere, io non l’ho letto) il documento dato dal primo risultato di ricerca. Con un giovanotto che magari ha pure studiato e che viene messo a fare una cosa che è di una stupidità assoluta: l’omino che copia i numeri.

Quante centinaia di ore di lavoro, profumatissimamente pagate dallo Stato italiano, sono state buttate via perchè nessuno, tra la truppa che lavora, i coordinatori, i project manager, i responsabili della fornitura, ha pensato di fare una cosa che è, tecnicamente parlando, una cazzata? Ma sul serio possiamo pensare che questo paese possa funzionare se i soldi che ci sono sono così sperperati? Ma Brunetta parla dei fannulloni, ma sa come vengono buttati i soldi nella pubblica amministrazione? (sì lo sa e gli sta bene: il sottobosco di chi fornisce appalti e sub-appalti è uno dei bacini elettorali di questa maggioranza).

Risparmio quello che è successo dopo questa mia grandiosa scoperta: c’è stato chi si è fatto prendere dal panico, chi ha visto l’apertura di orizzonti che non sapeva nemmeno esistessero; più o meno come un manicomio dove tutti si sentono Napoleone e arriva la notizia del Congresso di Vienna.

Poi mi domando: ma se dovessi mandare un curriculum fuori Italia, che ci scrivo? Che ho ridotto del 95% dei processi produttivi critici tramite un procedimento tecnologico innovativo? No, che se poi mi chiedono di cosa si tratta e gli dico che ho scoperto telnet c’è il rischio che muoiano dalle risate.

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Pubblicato il 10 agosto 2009, in Fatti miei con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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