Tirando la corda

Sono tornato dalle ferie con la percezione che questo attuale lavoro fosse un’esperienza finita, che avessi in qualche modo già iniziato a storicizzarlo e non mi desse più quegli stimoli (psichici, non intellettuali, e la differenza conta moltissimo qui) che lo rendevano un’esperienza nuova.

Come sempre, un po’ queste percezioni sono state il risultato di una elaborazione inconscia, che ha catturato dei segni che a livello cosciente avrei visto di meno, un po’ hanno anticipato quello che stava per succedere.

Intanto e per cominciare, stava per succedere che la settimana lavorativa sarebbe stata mediocrissima, dovendo fare un lavoro da scimmia ammaestrata. Io ci sto pure che ci siano dei momenti in cui il tuo lavoro ha un contenuto intellettuale nullo, ci sto molto di meno quando questo lavoro sarebbe eliminabile alla radice se si affrontasse l’informatica per quello che è, la scienza della elaborazione automatica delle informazioni; ovvero, informatica non è fare copia ed incolla su Word con le manine benedette (ho fatto questo) ma farlo in automatico, anzi magari scoprire che non serve farlo perchè si sta scrivendo un documento inutile, incongruente, che mette insieme informazioni che hanno ambiti di validità e durate diverse, al solo scopo di dare al cliente un pezzettaccio di carta su cui possa sentirsi contento.

Dopo questo antipasto, è arrivato il primo piatto. Una delle strategie a cui pensavo era quella consistente nel cercare di costruire un rapporto con la multinazionale per conto di cui lavoro, per essere messo fuori da questo lavoro di Word e viceversa a fare qualcosa per cui ho studiato una vita. Quando è capitato di parlare con il commerciale, gli ho quindi indirettamente chiesto che intenzioni avesse, e la risposta è stata circa che: questa commessa per noi non è importante, non ci dà visibilità, non ci guadagnamo molto, però a te ti lasciamo lì per la nostra maggior gloria. Considerando che questo commerciale è lo stesso che quando parla di me si sdilinquisce citando le mie capacità tecniche, ecco che il primo piatto è stato molto indigesto.

Non vuol dire che sto perdendo il lavoro, anzi nel piano di questo genio io dovrei rimanere lì per anni, vuol solo dire che questo matrimonio  non s’è fatto, e dovrò farne uno diverso.

Però “diverso” non vuol dire sono con un altro, vuol dire anche con modalità diverse: sennò farei come il gay che cerca un fidanzato in sauna e non lo trova. E questo tipo di diversità è più impegnativa da raggiungere.

C’è stato anche il dolce: mi hanno messo nel comitato tecnico di una conferenza scientifica internazionale: riceverò qualche articolo proposto alla conferenza di cui farò una recensione, e insieme ad una pletora di altri disgraziati che lavorano tutti gratis verrà fuori l’elenco degli articoli accettati. E’ un incarico di (relativo) prestigio, visto che mi chiedono un parere su ciò che è scientificamente valido ed innovativo in un certo campo, e considerando che lì ci vado con il mio nome e cognome, senza l’amicizia o l’appoggio di nessuno, posso pure esserne soddisfatto.

Però questo è anche un richiamo: se io sono questo e faccio un lavoro in cui questo non emerge, posso rischiare degli scompensi ben peggiori che la noia delle cose inutili.

Annunci

Pubblicato il 29 agosto 2009 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: