Apologia di un matematico

Un po’ di tempo fa Resto del Mondo mi aveva detto di aver letto A Mathematician’s Apology, uno scritto di G. H. Hardy in difesa della matematica e della sua bellezza. L’occasione e il destro erano offerti dal mio commento su Il Matematico Indiano di D. Leavitt, in cui si parla anche (eccome!) di Hardy e della sua complessa relazione con Ramanujan.

Me ne sono ricordato giusto poco tempo fa, e così l’ho letto (nella versione inglese è disponibile qui). Questa lettura è capitata al momento giusto, perchè la linea di Hardy è: sono stato matematico  per curiosità intellettuale, orgoglio professionale ed ambizione. Erano parole di cui avevo bisogno, proprio a livello personale, ora che mi interrogo sul significato e le motivazioni profonde per un lavoro.

Mi pare che sia un bel modo per chiudere il cerchio :)

PS: E’ un documento interessante di suo, sopratutto per chi la matematica un po’ la conosce (nel mio caso, si intende, per sentito dire). Ad esempio, Hardy dice che la teoria dei numeri non ha alcuna applicazione pratica, e questo è cambiato dai suoi tempi ai nostri: oggi le transazioni sicure su Internet lo sono proprio per applicazioni di questa teoria. E’ affascinante leggere come il parere di un matematico sulla matematica possa invecchiare, mentre la matematica rimane sempre lì.

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Pubblicato il 31 agosto 2009, in recensioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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