Dopo l’esame

“Siamo tutti nel rigagnolo, ma alcuni di noi guardano le stelle” (O. Wilde)

Credo che questi due giorni londinesi siano andati così. Non mi faccio molte illusioni sulle possibilità che venga selezionato, i candidati erano molti (credo almeno una dozzina) e anche se il colloquio da un punto di vista tecnico è andato piuttosto bene (in una scala da 0 a 10 posso darmi 8,5 e in genere sono severo nel valutarmi) mi rendo conto che il mio inglese è il mio fattore di debolezza; nulla che non potrebbe risolversi in qualche mese di vita londinese, però tanto più questi hanno bisogno di un front-man, tanto meno sono adatto io, mentre tanto più gli serva uno che sappia fare, e più sono adatto. Però, con un discreto numero di candidati, questo può diventare un fattore di esclusione importante.

Sono ben più che contento di averci provato, sono proprio molto orgoglioso di me. Con il mio vissuto personale, aver fatto questa cosa significa aver affrontato e spazzato via, una volta per tutte, molte mie paure e molti miei demoni. Gli effetti di questi due giorni londinesi potranno anche dispiegarsi subito, se mi prendono, ma comunque si dispiegheranno a lungo termine.

Al piano terra del laboratorio dove sono andato a fare il colloquio ci sono le foto dei direttori, ed inoltre ci sono altre tre foto, con una pergamena vicino: sono i tre premi Nobel per la fisica che hanno vinto. Essere scelto per un colloquio da una istituzione così prestigiosa, una delle prime università al mondo, e sapere che comunque sono in ballo, non si spiega che con l’aver liberato delle energie per un percorso che è cominciato, non certo che finirà comunque e dovunque vada.

Una piccola osservazione: mi rimborseranno le spese di viaggio e quelle dell’albergo, lascio ad ognuno pensare a cosa sarebbe successo se avessi fatto un colloquio in Italia (per un posto pubblico o privato che fosse), e come proprio perchè mi rimborsano il viaggio allora riescono ad essere una delle eccellenze scientifiche al mondo, perchè possono prendere chiunque e quindi sempre e comunque scelgono il meglio.

Scoprirò come è andata a brevissimo, pensano di prendere una decisione questa settimana.

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Pubblicato il 5 novembre 2009 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. vedi caro paolo, io studio inglese da quando andavo alle elementari. sono stato per la prima volta a londra a 17 anni (un po’ tardi forse), ci ho lavorato diversi mesi, e continuo ad andarci sempre più spesso (la quarta volta in un anno il prossimo mese), oltre ad averci lasciato ormai quasi definitivamente se non il cuore, un pezzo di anima.

    questo per dirti che ogni volta che torno, mi rendo conto di come io non parli inglese. e di come forse non lo parlerò mai. poco conta che la mia pronuncia ormai rasenti l’imitazione (vuoi un accento americano, londinese, o campagnolo?) o che alla fine l’inglese sia la lingua in cui scrivo di più quotidianamente.

    a parte questo, andrà come andrà – ma sono sicuro che sarà comunque un turning point. mi sento di dirtelo perchè come ho già avuto occasione di spiegarti ci sono diverse similitudini con quello che sto vivendo io, con la differenza che quello che io non faccio (per molti e complessi motivi e non esattamente per mia volontà) è proprio prendere un aereo e fare un (dei) colloquio (i).

    sono sicuro che una volta messo in moto, il meccanismo non si ferma. vediamo dove ti porterà.

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