Cronache dal dopo Italia

E’ possibile utilizzare un telefonino come innesco per dell’esplosivo, oltre che per le comunicazioni interne di una cellula di terroristi; motivi per cui nel Regno Unito esiste una legge che impone di registrare l’identità di chi acquista uno di questi dispositivi.

In effetti, quando mi sono comprato il cellulare inglese, la commessa mi ha chiesto il cognome, e io dopo averglielo detto le ho mostrato la mia carta d’identità per facilitarle la compilazione del modulo sul terminale; mi ha poi chiesto un mio indirizzo e io le ho detto che ne avevo uno in Italia e non in UK, per cui è andata avanti; al pagamento, poichè la mia carta di credito non ha il chip (e la commessa non sapeva che c’è una norma a parte per le carte di credito straniere prive di chip) ho pagato in contanti. Tempo per fare tutto, meno di dieci minuti (è dovuta andare a prendere il cellulare nel magazzino). Non ho messo firme, non ho contratti con me.

 

Oggi, ho dovuto rinnovare la mia Postepay, e per far questo mi sono recato di buon’ora in un ufficio postale. Ho innanzitutto messo una firma, la prima, sul modulo in cui chiedevo l’estinzione della vecchia carta, indicando le mie generalità, quindi nuovamente le mie generalità in quanto titolare della carta, quindi il numero di carta PostePay, quindi gli estremi del mio documento di identità. Poi l’impiegato ha preso il foglio, l’ha inserito nella stampante, sono state aggiunte delle righe che io ho nuovamente provveduto a firmare (seconda firma). Quindi, ho compilato il modulo di richiesta della nuova carta PostePay, indicando le mie generalità (magari erano cambiate nel frattempo), il mio codice fiscale, il mio indirizzo (dati già noti alle Poste in quanto correntista), quindi gli estremi del mio documento di identità (metti che mi avesse punto vaghezza e volevo usarne un altro). Quindi ho messo una firma, in cui ho dichiarato che non mi ero avvalso del diritto di informazione contrattuale, ovviamente indicando la data. Quindi c’è stata la firma dell’operatore postale, e sempre sullo stesso foglio la mia firma (la quarta, non perdete il conto) in cui dichiaravo che era lo stesso giorno della firma precedente e che accettavo le clausole vessatorie. Poi, sempre nello stesso foglio, ho negato il consenso alla pubblicità delle Poste, quindi ho negato il consenso alla pubblicità di tutti gli altri, quindi ho confermato che era ancora il 12 Novembre (con tutto il tempo che ci vuole a fare questa cosa, magari è passata la mezzanotte), quindi ho messo la quinta firma. Sul retro del foglio c’è un malloppo di condizioni contrattuali, che non mi sono peritato di leggere. A questo punto ho compilato un altro foglio, sempre dicendomi come mi chiamavo e che avevo lo stesso documento di identità, con una firma (la sesta) su qualcosa che non mi ricordo (specificando sempre che era lo stesso giorno, documento di identità, ecc…) e poi una ulteriore firma nella autocertificazione in cui specificavo che non ero una autorità politica dello Stato, cioè non ero un parlamentare, magistrato, generale di corpo d’armata e altre cose. Poi mi è stato dato un altro foglio, dove ho sempre messo il mio nome e cognome, il nome e cognome del titolare (potevo magari dissociarmi da me stesso), quindi il numero di carta d’identità, quindi una bella firmetta, la ottava. Il foglio è stato dato all’impiegato dell’ufficio postale che l’ha inserito nella stampante, ed è uscito un foglio che mi diceva che io stavo chiedendo una nuova PostePay (è un utile pro-memoria, perchè a quel punto ero pronto a firmare qualsiasi cosa, c’avevo pure preso gusto) che io ho ovviamente firmato, sempre nell’apposito spazio. A questo punto, dopo aver verificato per cinque volte che io fossi convinto di essere sempre la stessa persona, e valutato che le nove firme messe erano sostanzialmente uguali, a seguito della consegna della mia carta d’identità e del mio codice fiscale, che sono stati fotocopiati, (e se non avevo il codice fiscale la procedura si bloccava e tornavo alla prima casella) ho ricevuto la mia nuova PostePay (che veniva in una busta contenente ulteriori utili informazioni) e una ulteriore busta con il PIN. Tempo per l’operazione: circa 30 minuti.

La PostePay è un’arma assai più pericolosa di un telefonino: potrebbe essere usata come sotto-bicchiere.

Ricapitolando le differenze:

  • Firme messe: zero contro nove;
  • Contratti sottoscritti: zero contro due;
  • Copie di documenti forniti: una contro due (ma le due sono state fotocopiate);
  • Durata dell’operazione: cinque minuti contro trenta minuti;
  • Valore dei beni e servizi acquistati: 30 sterline contro 5 euro.

Quindi, la produttività inglese può essere stimata come 30 sterline/5 minuti = 6 sterline al minuto, mentre quella italiana come 5 euro / 30 minuti = 0.15 euro al minuto, una differenza di circa 36 volte, senza considerare gli ostacoli incontrati, e valutando che mentre in Inghilterra ti danno del tu perchè la terza persona singolare non esiste, in Italia dare del tu ad un cliente non è un atto di cortesia.

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Pubblicato il 12 novembre 2009, in Fatti nostri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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