Se qualcuno vuole dirmi che sono pessimista

Sia su questo blog, ma sopratutto parlando a tu per tu, ho sempre espresso amare considerazioni sui destini d’Italia. Ho sempre detto che questo paese che non è mai diventato nazione sta andando verso un disgregamento della sua unità, che già oggi esiste più per inerzia che per convinzione, che se l’Italia fosse una psiche sarebbe una psiche schizofrenica, che si stanno gettando i semi perlomeno di una nuova stagione di terrorismo endogeno, se non proprio di una guerra civile.

Il punto non è se un malato di mente attenta a Berlusconi – al quale sarebbe il caso di dare e dò, una umana solidarietà, perchè vedere un uomo di 73 anni preso a botte è una cosa che deve far venire un conato di vomito ad ogni sincero democratico – il punto nemmeno è che caspita stanno a fare i poliziotti, i carabinieri e gli uomini dei servizi che non sono stati in grado di prevenire l’episodio, tantomeno il fatto che il Parlamento non si riunisce subito per avere una prima informativa da parte del ministro dell’Interno o della Difesa, con questo anzi più preso ad apparire in tv che a muoversi rapidamente verso Roma.

Quello che mi dice che la mia analisi sul destino d’Italia non è sbagliata, sono le reazioni degli italiani. E’ disgustoso e schifoso che su Facebook ci siano dei gruppi che inneggiano all’aggressore, e non me ne frega niente se viviamo nell’era delle reazioni impulsive, a me sembra più che viviamo nell’era delle teste di cazzo. E non si pensi che il problema è solo Facebook, si possono trovare commenti deliranti su Youtube, Twitter, i newsgroup, i forum, dove è il tutti contro tutti, dove nessuno esercita un azione di freno, dove anzi basta sentire i commenti dei corifei che lanciano precise accuse politiche, prova di una classe dirigente che non è tale ed è in mano ad omuncoli che si trovano in vicende storiche più grandi di loro.

E dove le persone ancora assennate devono ringraziare che non sia successo niente di più grave, sennò di morti ce ne sarebbero stati ben più di uno.

Ogni volta che torno in Italia, anche essendo stato pochi giorni all’estero, avverto nell’aria questa violenza della vita pubblica, che non aspetta occasione di esplodere. Oggi siamo andati nuovamente vicinissimi ad una esplosione incontrollata, ma non possiamo giocare con la sorte. E purtroppo non vedo in giro uomini miti e forti in grado di prendere le redini della situazione e farci uscire dal disastro sociale in cui siamo.

E aggiungo solo: che dopo Tiberio, venne Caligola.

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Pubblicato il 13 dicembre 2009, in Fatti nostri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. non sei pessimista
    (P.S.: sono rientrato da Londra mercoledì, fai tu…)

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