Beniamino Placido

C’è stato un tempo in cui leggere Repubblica era un’esperienza identitaria. Per le battaglie civili che quel giornale combatteva, per la ricchezza di quello che diceva, per le sue migliori firme: Renata Pisu dalla Cina, Natalia Aspesi di cui riconoscevi lo stile e pensavi che quello che stavi leggendo era un pezzo all’Aspesi, e poi controllavi la firma, Mino Fuccillo, Sandra Bonsanti, Leonardo Coen e il suo incipit sulla strage di Capaci. C’era anche Beniamino Placido, che in ultimissima pagina aveva la sua rubrica di critica televisiva, “A Parer Mio” (ultime pagine per la televisione, perchè era una cosa che doveva aver poco a che fare con i giornali, visto che se i giornali parlano di tv poi ne vengono fagocitati).

Non era una lettura sempre agevole, per un ragazzo che all’epoca aveva nemmeno quindici anni, ma in molti momenti era esaltante: ti si apriva un intero mondo di pensieri e di parole, portati da Placido con una leggerezza ed ironia mai più trovate sul giornale stampato. Poteva parlare di un rigore non assegnato durante una partita di calcio e poi citarti l’opera (chiaramente fondamentale) di uno studioso messicano (anch’egli importantissimo) che diceva che i pilastri della civiltà occidentale erano il logos greco, l’organizzazione latina, l’etica cristiana e l’ideale cavalleresco; quindi di come quel rigore non assegnato fosse un grave vulnus. Un articolo che ho letto venti anni fa, e che ancora ricordo, perchè quegli articoli erano formativi. O di quando scrisse, il giorno del referendum sulla preferenza unica, che fu il primo calcio dato dagli italiani alla classe politica corrotta, disse che tra la faccia di Mario Segni e quella di Giulio di Donato non aveva dubbi su quale scegliere:

ED ECCOCI ALLA SERA di giovedì 6 giugno. A Samarcanda (RaiTre) si fronteggiano Mario Segni per il sì, e l’ onorevole Giulio Di Donato (del Psi) per il no. Gli argomenti, lo ripeto, erano di pari dignità. Ma la faccia interessantissima dell’ onorevole Di Donato era (ed è) una faccia furba. Meravigliosamente furba, furbissima. Quest’ uomo è certamente il più furbo del Mezzogiorno, ho pensato. O almeno della sua città. Certamente del suo quartiere. La faccia dell’ onorevole Mario Segni era e rimane quella di una persona serena, dignitosa; e soprattutto: ingenua. IN UN LONTANO CONGRESSO del Partito Socialista Italiano (nel quale ho militato) Tristano Codignola, bellissima figura di riformista, si rivolse all’ onorevole Giuseppe Romita con queste parole: Compagno Romita, tu sei furbo. Però ricordati: la furbizia vince nella cronaca, perde nella Storia. Per queste ragioni, tutte televisive e nient’ affatto politiche come si può vedere andrò a votare oggi. E dirò sì, come propone l’ onorevole Mario Segni. Capita così di rado di poter fare un po’ (quel poco che basta) di Storia.

Ricordandolo oggi su Repubblica.it, Aldo Lastella parla di un libro che Beniamino Placido gli consigliò, tanti anni fa, per capire meglio l’Islam: “Il Risveglio dell’Islam”, di Roger Du Pasquier, un libro che ho letto nel lontano 1990 e che ora ha senso rileggere, dopo e passato il 2001 dell’attentato alle Torri Gemelle. Nel momento dell’estremo commiato, Beniamino Placido ha gettato un ulteriore seme di conoscenza.

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Pubblicato il 6 gennaio 2010, in Ricordi con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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