“Io, loro e Lara”

Scordatevi il Verdone di Compagni di Scuola, il grande affresco tragico, o anche quello cinico, che si è visto l’ultima volta in Viaggi di Nozze. Questo qui è uno che soffre di buonismo.

L’idea iniziale è bella e viene all’inizio ben realizzata, segno di una sceneggiatura molto elaborata: un missionario che torna dall’Africa perchè teme di smarrire le radici della propria fede, e scopre una famiglia e una città stravolti dall’egoismo, dalla solitudine, dall’isteria, ben esemplificata dalla sorella psicoterapeuta a cui verrebbe da dire: medico, cura te stesso!

Da qui, dai dubbi del missionario che pensa che stava meglio in Africa, poteva partire un film severo, con i momenti comici dovuti ma con una analisi crudele e oggettiva, e quindi impietosa, di questo paese schizofrenico, di questo che, mutatis mutandis, è un paese per vecchi. Verdone invece sceglie la via del buonismo, e quindi innanzitutto quella della contaminazione. Questo missionario comincia lui stesso ad urlare e ad incazzarsi, a dire le parolacce, e a quel punto il film è perso.

Poi, parlo di film quando sarebbe invece il caso di definirlo un film ad episodi, perchè anche se la trama è una, si tratta di vicende ben poco legate tra loro, che sembrano tanto delle sceneggiature autonome, e con gradi di maturità e risultati stilistici molto diversi, messe insieme con un tentativo di filo conduttore (il missionario che cerca se stesso) che poi finisce in un nonnulla (si è ritrovato? e come?), avendo svolto la funzione di collante più che di significante.

E’ un peccato, perchè forse un film ad episodi sarebbe riuscito meglio, e certe idee e personaggi potevano avere un altro indirizzamento, come l’assistente sociale interpretata da Angela Finocchiaro che è proprio una parte aggiunta a forza: io adoro la Finocchiaro, me la ricordo dai tempi della TV delle Ragazze, ma qui pare che abbiano voluto far lavorare un’amica, più che dare un ruolo ad un personaggio.

Il buonismo di Verdone, poi, è il solito buonismo veltroniano, insomma un buonismo da paraculo, per cui per fare pubblicità all’acqua minerale, all’automobile o al computer portatile vengono messe delle scene e delle battute non solo decisamente forzate, ma proprio che stonano, delle cadute di stile e di tensione narrativa che azzoppano tutto il film.

Peccato, perchè se fosse stata solo una commediola leggera ci sarebbe stata tutta, Verdone si è circondato di attori ben ritagliati su quei ruoli, se avesse invece preso un tono più severo poteva fare un film che colpiva dritto (mi viene in mente, come paragone mancato, La Messa E’ Finita di Nanni Moretti), così invece rimane un abbozzo.

Giudizio sintetico: debolmente sconsigliato.

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Pubblicato il 10 gennaio 2010, in recensioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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