Ah, che bella cosa la scienza! E anche il conflitto di interessi

Oggi, i fortunati lettori di Corriere.it possono avere il piacere di leggere un articolo di Danilo Mainardi, etologo e professore universitario di etologia, su un importante studio (deve essere importante, parla un professore universitario e il Corriere gli dedica un articolo richiamato nell’homepage) in cui viene calcolato il rischio volatili per i jet, cioè quanto (da quanto posso capire, mica sono etologo) sia probabile che un aereo, in fase di decollo o atterraggio, incroci dei volatili che, risucchiati nelle turbine, possono causare dei disastri.

Oh, un tema importante, di sicuro, in un momento in cui ci sono giuste e comprensibili apprensioni nel prendere un aereo.

Bene, il pregevole articolo di Mainardi, per circa gli otto decimi del suo sviluppo, ci ripete esattamente questo, e ci sottolinea che nel (prezioso, importantissimo) studio fatto, si è definito un indice di rischio. Finora applicato con successo (pare) solo all’aeroporto di Venezia, ma essendo lo studio fatto da ricercatori dell’università di Venezia, insomma si capisce che hanno lavorato con i dati a loro disposizione.

Dopo aver edotto il lettore sull’esistenza di tale indice – immagino che il lettore avrà tirato un sospiro di sollievo – i rimanenti due decimi dell’articolo sono destinati a rispondere alla domanda su quali siano le conseguenze di questo (prezioso, preziosissimo) studio.

E Mainardi scrive:

Chiaro che ancora molto resta da fare per limitare i rischi di collisione tra uccelli e aerei, ma il nuovo indice proposto e la massa di osservazioni e di nuovi dati presenti in questa innovativa ricerca già possono rappresentare uno utile strumento per una previsione realistica e per la conseguente organizzazione della prevenzione di questo tipo di incidenti.

Fin qui, non ci sarebbe molto da dire, c’è uno studioso che – comprensibilmente emozionato – racconta di una ricerca, a noi profani incomprensibile, ma sicuramente foriera di sviluppi.

Però c’è un piccolo particolare che è stato omesso (sicuramente nella fretta): Danilo Mainardi è docente presso la stessa università e lo stesso dipartimento in cui lavorano gli autori di questa ricerca.

Insomma, l’oste ci ha detto che il vino è buono.

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Pubblicato il 19 gennaio 2010, in Fatti nostri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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