I nuovi samizdat, contro i nuovi muri

Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha fatto un discorso sul tema della libertà di Internet (dovrebbe essere accessibile a partire da questo link del Dipartimento di Stato oppure a questo di Repubblica TV). A me ha fatto pensare a quando Lincoln disse che un paese non poteva essere metà libero e metà schiavo; oggi, nella visione del Dipartimento di Stato statunitense, non è possibile pensare ad un’Internet divisa tra chi ha il diritto alla libertà di espressione e chi è limitato: one planet, one Internet.

Le cose che ho notato del discorso sono: per gli Stati Uniti c’è una urgente necessità che tutti abbiano i diritti di espressione su Internet; che oggi i nuovi muri di Berlino sono quelli che bloccano e limitano la libertà di comunicazione; che chi invia dall’Iran un video in cui mostra quello che succede nella repressione è un eroe, come quelli che distribuivano i samizdat nei paesi della cortina di ferro; che non dobbiamo consentire che Internet sia per fomentare l’odio, e proprio per questo dobbiamo renderlo più libero, perchè se tutti i cittadini del mondo hanno accesso a tutti i punti di vista si riducono le tensioni; che dobbiamo garantire il diritto alla privacy per tutti quelli che fanno un uso pacifico di Internet; che ci sono paesi come Cina, Iran, Indonesia, Vietnam, Corea del Nord e Arabia Saudita che praticano una forte censura; che anche se il talento è distribuito universalmente, così non sono le opportunità ed Internet può colmare il divario; che nell’africa sub-sahariana le donne possono accedere al microcredito tramite delle applicazioni di telefonia mobile; che l’uso di questi mezzi può comportare una rivoluzione della società analoga a quella causata dalla rivoluzione verde nell’agricoltura; che è evidente che ci sono persone malvage che usano Internet per finalità di terrorismo, e che vanno combattute; che oggi la libertà di connettersi è come la libertà di assemblea; che chiunque può avere un enorme impatto nella vita delle persone tramite Internet, come il ragazzo di 13 anni che ha coordinato gli aiuti dopo gli attentati di Mumbay che le persone devono avere un accesso non limitato e senza censure ai risultati dei motori di ricerca; che gli Stati Uniti si impegnano in ogni senso ad ottenere questi risultati, anche discutendo in modo chiaro e forte; che il Dipartimento di Stato supporterà, anche in termini finanziari, lo sviluppo di applicazioni per scavalcare tutti i sistemi di censura politica, traducendole nelle lingue locali e fornendo dei corsi di utilizzo; che svilupperanno una applicazione per telefoni mobili per dare un voto ad ogni azione del loro governo ad ogni livello, e riportare episodi di corruzione; che loro si aspettano che il governo cinese faccia piena luce su quanto successo nella vicenda dell’attacco a Google; che questo è il mondo che vogliamo; che le grandi aziende devono prendere una posizione chiara e forte contro la censura, e che non possiamo stare silenziosi su queste cose; che preferiamo sbagliare comunque nel senso dell’apertura e della tutela dell’anonimato; che tutto questo non solo è la cosa giusta, ma anche la cosa intelligente da fare.

Ci sono giorni in cui non posso non sentirmi americano. Ci sono giorni in cui penso alla penosità del dibattito su Internet italiano, in cui piccoli uomini con grandi responsabilità parlano di censure preventive su interi siti, senza contradditorio e senza intervento della magistratura, solo perchè temono il dissenso.

E proprio in questi momenti quando il governo americano dice, senza mezzi termini, che anche un governo alleato come l’Arabia Saudita sbaglia quando censura le informazioni sulle altre religioni, non posso che pensare che la Statua della Libertà guarda ancora verso l’Europa.

(Si accettano scommesse su come questo discorso verrà reso dalla stampa di regime)

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Pubblicato il 21 gennaio 2010, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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