Psicologia spicciola dell’acquisto di casa

Una parte della giornata di oggi è stata dedicata al vedere case con l’uomo misterioso, visto che lui sta pensando a comprarla. Il primo siparietto è stato con una venditrice, una donna che sarebbe stata molto bella se non si fosse orrendamente rifatta, con delle labbra a canotto ormai sproporzionate e semicadenti, che dopo aver salutato ogni cliente e prima di dare la mano ai nuovi si passa uno di quei gel per disinfettare le mani, insomma un personaggio che dopo un po’ che stavamo (stavano) discutendo di case si ferma e ci dice: ma per caso voi siete fratelli? Perchè vi assomigliate (e i lettori di questo blog che sanno come sono fatto io e come è fatto lui sanno che una somiglianza è un poco difficile a trovarsi). Quando ha poi scoperto che eravamo entrambi ingegneri, ha detto “mahounapalazzinabellissimadovehannocompratocasatuttiingegneeeriiii” al che io le ho detto “allora credo sia molto meglio evitare”, “e perchè?” “perchè gli ingegneri non hanno gusto estetico” “che?” “gli ingegneri sono ingegneri anche quando sono fuori dal lavoro” e a quel punto il canotto si è un po’ increspato.

Comunque, ho notato un certo comune atteggiamento tra tutti i venditori di case, una forma di studiata scortesia. All’inizio ho pensato fosse per il caso di avere incontrato uno specifico venditore un po’ rude, invece poi ho capito che è una strategia che soddisfa due obiettivi. Il primo, un obiettivo di natura pratica, è quello di sfruttare l’asimmetria di informazioni che è tutta dalla loro parte: loro sanno benissimo la qualità delle case che vendono, come sta andando il mercato, quante offerte hanno per quella zona, per cui non possono essere amichevoli, dovrebbero poi dirti come vanno le cose. Il secondo obiettivo è quello di spingere l’acquirente a volersi gratificare comprandosi una casa: cioè, il venditore non è un mio amico, non mi sta dicendo che io valgo, allora gli dimostro che sono invece una persona importante e mi gratifico con una casa. Così, la loro scortesia si ferma sempre al punto giusto. Credo anche questo meccanismo possa funzionare quando vendi una casa, dove è naturale proiettare una parte della tua personalità, se un venditore di calzini facesse lo stesso probabilmente li compreremmo da un’altra parte.

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Pubblicato il 25 gennaio 2010, in Fatti miei con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. mio papà era ingegnere ed era un very dandy :-)
    ha addirittura sopportato un figlio architetto

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