“Caos liste pure in Lombardia”

Ma quando Corriere.it titola in questo modo, sono solo io che ci sento, a causa di quel pure, un retrogusto razzista?

In Italia vige una regola nei rapporti tra cittadino e Stato, ovvero il si fa ma non si dice. Lo Stato sa benissimo che ci sono tutta una serie di sotterfugi e trucchi per gabbare la legge, e fa finta di non sapere e vedere, accontentandosi di un ruolo borbonico. Il cittadino viceversa sa che finchè fa quello che gli pare va tutto bene, ma la forma deve essere sempre salva, il timbro ci deve essere, a prescindere dalla futilità del timbro.

Da quanto si legge sui giornali, il ritardo nella presentazione della lista del PDL pare sia stato causato non da “Alfredo me sto a magnà un panino”, ma da feroci scontri nel partito per cui i nomi in lista sono stati aggiunti e tolti per tutta la notte e la mattina. Ora, è decisamente improbabile che le firme presentate siano tutte state messe dopo la decisione definitiva sulla lista, e quindi molti elettori abbiano firmato tutt’altro.

Che questo accada non è una novità o una notizia, lo fanno tutti i partiti (oddio, quando io mi presentai ricordo la trafila e ricordo pure che non ci furono maneggi sulle liste, ma eravamo nell’appena dopo Tangentopoli e quindi c’era un minimo di desiderio di riscatto e di legalità) ma lo Stato borbonico di cui sopra fa finta di non vedere. Ma ora è evidente che non c’è niente da fare e niente da salvare, perchè le liste non sono state presentate e le firme sono da considerare perlomeno sospette, quindi la lista del PDL in provincia di Roma non può essere accettata. Non è una decisione che mi faccia piacere, però le irregolarità di cui parliamo sono troppo forti per passarci sopra.

Tra l’altro, se il rappresentante del PDL avesse presentato qualcosa, pure fosse stato un foglio di carta con l’elenco dei suoi compagni di classe all’asilo qualcuno avrebbe potuto inventare una interpretazione in termini di integrazioni che possono arrivare in un secondo tempo, ma non essendoci nulla è impossibile trovare qualsiasi appiglio; tantomeno un ricorso al TAR, visto che il ricorso al TAR è su un atto amministrativo, e non essendosi generato nessun atto il ricorso non ha un punto di partenza.

Ma, come sempre ho detto, non sottovalutiamo il PD.

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Pubblicato il 1 marzo 2010, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. E’ vero: il PD è pieno di risorse. Potrebbe ritirare le sue liste!

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