Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

Non ho mai avuto nessun particolare entusiasmo verso la candidatura di Renata Polverini alla Regione Lazio. Vedevo che è comunque una candidatura migliore di quelle passate provenienti dalle file della destra (da Michelini a Storace), ma niente altro.

Alla fin fine, i meriti della Polverini erano quelli di andare in televisione a Ballarò e fare la brava sindacalista, senza aver mai fatto concretamente niente nel campo dell’amministrazione pubblica. Il suo sindacato ha gonfiato il numero delle tessere (in alcuni settori, pare di un fattore dieci), lei è entrata nella sciagurata trattativa Alitalia (e se ne vanta pure) e la storia della ragazza figlia di una sindacalista non mi ha mai molto colpito, anzi prova che è vissuta sempre e solo in un certo mondo (che, infine, l’ha anche ben ripagata, visto che ha case per milioni di euro di valore: su una di queste case si è anche risparmiata di pagarci le tasse dovute all’acquisto, e solo dopo che è stata pizzicata dai giornali ha ammesso “l’errore“).

Insomma, per me la Polverini si iscriveva nelle peggiori tradizioni della commistione politica-sindacato, però mi ero pure detto che ne avrei capito di più durante la campagna elettorale.

Con il pasticcio delle liste non presentate, e con la mostruosità delittuosa del decreto interpretativo varato dai suoi compagni di merende, direi che l’opinione me la sono fatta.

La Polverini non è stata in grado di gestire la composizione delle liste, ha replicato sguaiatamente a chi le diceva che era colpa loro e di nessun altro, non ha nemmeno ammesso che la sua parte aveva compiuto un errore sostanziale, tantomeno se ne è assunta la responsabilità, ha provveduto a censurare i commenti meno che favorevoli sul suo blog (compreso il mio, in cui tra l’altro mi dicevo dispiaciuto per lei, manco le avessi augurato di morire) e non ha sentito il dovere di dire una virgola dopo questo sciagurato decreto.

La Polverini è quindi pienamente contigua ed inscritta in quel sistema di potere che tanto dice di combattere, e una persona con una concezione così debole della legalità non può diventare presidente di una regione: Marrazzo se ne è andato per un sospetto di ricatto (ancora tutto da provare), la Polverini alla Pisana non deve nemmeno arrivare.

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Pubblicato il 6 marzo 2010, in Fatti nostri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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