Mine vaganti

Ozpetek dà il meglio di sè quando il ritratto che fa dei gay non è auto-incensante, come in questo film; anzi è possibile che a qualche gay non piaccia proprio per la parte più comica e sarcastica del film, in cui gli amici del protagonista (Riccardo Scamarcio, bravino) sono rappresentati come una comitiva di palestrate sciampiste effemminate e sempre fuori riga.

Tommaso (Riccardo Scamarcio) torna a casa a Lecce per parlare con la sua famiglia, cogliendo l’occasione di una importante riunione dedicata agli affari del pastificio di famiglia. Lui non vuole saperne niente della pasta, vuole vivere a Roma facendo lo scrittore, dove sta anzi comprando la casa con cui vivere con Marco (Carmine Recano, ben indovinato). Le cose però non andranno per il verso previsto, perchè in mezzo si metterà il fratello Antonio (Alessandro Preziosi, insignificante ed anonimo).

Così Tommaso si trova trasportato in una situazione che non immaginava, che sarà per lui un’occasione di maturazione e di crescita. Troverà il modo di parlare con i suoi, ma quello che dirà e sopratutto come lo dirà, saranno una sorpresa anche per lui.

In questo percorso, appunto c’è la deviazione rappresentata dai suoi amici di Roma, che con le loro inopportune uscite mettono sempre sul chi vive l’intera famiglia, compreso il padre di Tommaso (Ennio Fantastichini, in stato di grazia). Una parte del film volutamente comica, pure sarcastica, che potrebbe urtare qualcuno ma la cui unica critica che mi sento di fare è che forse si prende troppo spazio e condiziona il tono complessivo del film.

Ma in questo rapporto tra le due generazioni c’è la mina vagante, la nonna di Tommaso (Ilaria Occhini, splendida) e proprio in questo personaggio sta la lettura più profonda – e appunto come detto, un po’ disturbata dagli eccessi comici – del film. Perchè questa mina vagante, così viene sprezzantemente definita dalla famiglia piccolo borghese, porta con sè il dolore di un amore che è stato impossibile, e il suo tono e l’agire sono sempre al confine tra chi capisce tutto perfettamente e chi sembra proprio per questo un po’ fuori dalla normalità e viene guardata con comprensione: “normalità, che brutta parola”, nelle sue stesse parole.

Una tragedia greca è quella che si ripete continuamente, ma l’idea del film è che questa vicenda non sia una tragedia, proprio perchè nella vicenda umana arriva quel fattore imprevedibile che cambia e scombussola i piani di tutti, compresi quelli dello stesso Tommaso.

Nel sistema dei personaggi, Alba (Nicole Grimaudo, niente di che) forse è l’unico un po’ superfluo, ma mi è parsa l’unica cosa un po’ sbavata. Splendida come sempre invece Elena Sofia Ricci, nel ruolo della zia svampita di Tommaso.

Voto: 8/10.

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Pubblicato il 14 marzo 2010, in recensioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 10 commenti.

  1. A parte Hammam, che è l’unico di film di Ozpetek che mi sia piaciuto davvero, gli altri che ho visto o mi hanno convinto poco (La Finestra di Fronte, Le Fate Ignoranti) oppure non mi sono piaciuti affatto (Harem Suare). Poi è arrivato Cuore Sacro che ho trovato addirittura offensivo causandomi un rigetto per cui non ho più visto nessun altro suo film. Il fatto poi che sia un’icona gay non depone a suo favore. Quel che dici di quest’ultimo mi invoglia ad andare a vederlo: forse. Ti leggo sempre con piacere e condivido quasi sempre quello che dici (molto bello anche il post sulla manifestazione) quindi comicio a fidarmi di te.

    • Di Cuore Sacro ricordo solo le parole che incidentalmente disse la mia terapeuta, e cioè che era un film che andava vietato; spero di non essermi assunto una eccessiva responsabilità con te per Mine Vaganti! :)

  2. Al più ti mando una richiesta di risarcimento del biglietto.

  3. Una domanda a vorreispiegarviohdio: in che senso gli altri film di Ozpetek che tu citi ti hanno convinto poco?

    • Non è facile rispondere perchè è passato molto tempo dall’ultima volta che li ho visti (entrambi due volte) e sono rimaste per lo più impressioni non ben definite, forse. In ambedue i casi, alla seconda visione mi sono piaciuti meno. Ricordo meglio Le Fati Ignoranti perchè è quello che meno mi ha convinto. Sono sicuramente film ben diretti, con numerose citazioni, ben scritti e ottimamente recitati da quasi tutti gli attori. Nelle Fate una cosa mi ha fatto davvero incazzare: il personaggio del malato terminale di AIDS. Già affidarlo a Gabriel Garko, negazione della recitazione, è un clamoroso errore (perfino Roul Bova nella Finestra di Fronte è meglio) ma è proprio il personaggio in sè e le vicende attorno a lui che sono completamente fasulle: retoriche, melò, sentimentalistiche e quindi oltremodo irritanti. Eì’ un tema che mi sta molto a cuore e sono molto sensibile alla rappresentazione che viene fatta dei malati di AIDS: questa è proprio mal fatta. In generale, questi due film mi sembra che vogliano strizzare l’occhiolino un po’ a troppe tipologie di pubblico e, in particolare, le Fate mi sembra un po’ una paraculata, con quel finale al gay pride. Anche il personaggio della moglie borghese benpensante che, seppur dolorosamente riesce a fare il percorso di accettazione, mi sembra un po’ troppo ottimistico. Così come la famiglia allargata: oltremodo improbabile, in un’Italia dove la famiglia più che allargata è proprio chiusa (e forse la famiglia pugliese delle Mine Vaganti è più consona alla nostra sconfortante realtà). Comunque ripeto: questi due sono un grattacielo sopra a Cuore Sacro.

  4. Mi sembra che il tema centrale di “Le fate ignoranti ” sia quello della clandestinità alla quale ancora negli anni 2000 sono costretti a vivere molti gay e lesbiche. Il protagonista del film è l’unico assente, il marito morto che ha dovuto aspettare di morire per riuscire a farsi conoscere dai suoi familiari per quello che davvero è. Credo che il merito maggiore di Ozpetek in questo film sia stato quello di riuscire a raccontare poeticamente, attraverso i racconti dei suoi amici, il dramma del protagonista. Per il resto le tue critiche sono giuste anche se qualche nota di ottimismo nel film, magari un po’ forzata, è tutto sommato accettabile.

  5. Paolo, tranquillo: per stavolta non devi risarcirmi il biglietto. Mi è piaciuto. Grazie del consiglio!

  6. claudio cavallo

    critichi tanto il film mine vaganti e poi gli dai un 8 … alba nel film rappresenta una delle tante tematiche trattate gli amori impossibili. dire che cuore sacro è sconsigliato dai terapeuti varrebbe dire che a guardare la talpa, grande fratello, amici, uomini e donne, c’è posta per te siamo tutti psicopatici (E NON MI DITE CHE NESSUNO DI VOI VEDE QUESTI PROGRAMMI) , cuore sacro rappresenta si uno stato psicologico estremo ma anche un’enomozione fortissima, il darsi completamente al prossimo, non tratta di omosessualità (dato che tutti dicono ozpetek parla solo di gay … non è vero… e poi muccino non racconta solo di etero? e quindi??? le fate ignoranti (l’unica volta che ho visto gabriel garko recitare) e la finestra di fronte sono 2 capolavori e non capisco il veleno con cui ne parlate… per fortuna hanno guadagnato un botto ai botteghini e hanno vinto premi… le fate ignoranti su tutti… poi… non c’entra nulla ma ferzan ozpetek è umanamente disponibilissimo mi ha fatto fare non una ma 2 foto con lui su sua richiesta… e dato che ha visto che il 12 marzo a bari sia alla conferenza stampa la mattina, che il pomeriggio in aula magna a bari a sc. della comunicazione e poi la sera al cinema su centinaia di persone a chiesto a me… in un attimo che eravamo quasi soli all’uscita dal cinema le impressioni su mine vaganti una giornata della mia vita incancellabile

  7. Scusa Paolo se utilizzo il tuo blog, ma visto che le critiche di Claudio (ora il tuo blog è diventato anche un centro di aggregazioni di Claudii, visto che anche io mi chiamo così) sono riferite anche a quanto ho scritto, mi sento chiamato a rispondere.
    Claudio, forse ti sembrerà strano ma ci sono persone (io compreso) che non hanno mai guardato uan singola puntata delle trasmissioni che citi (a questo elenco potrei aggiungerne molte altre): comunque, non per questo mi sento più o meno sano di mente di chi le guarda. Il fatto che i film di Ozpetek abbiano avuto successo di cassetta non è garanzia di qualità: il parametro del successo economico, molto in voga nell’attuale società berlusconiana, non è certo quello idoneo per valutare l’arte, i cui valori non sono quelli delle merci. Non ho criticato Ozpetek perchè parla solo di gay: a fare la qualità di un prodotto culturale non è quello di cui parla, ma come lo fa e il contenuto. Il limite di molti autori gay è di parlare solo ai gay. Ozpetek non ha questo limite: parla di gay per parlare a tutti di aspetti importanti dell’essere umano (la difficoltà dei rapporti, la solitudine, il pregiudizio, l’incomprensione, la paura del diverso sono solo alcuni aspetti). Il discorso, semmai, è se lo fa bene o male. A mio avviso, nella maggior parte dei casi (e i motivi li ho detti sopra) ci è riuscito solo parzialmente. Con Mine Vaganti (di cui ho parlato altrove) ha invece centrato di più il risultato: forse, anche grazie alla collaborazione di Ivan Cotroneo, scrittore che mi è sempre piaciuto moltissimo.

  8. L’ho appena finito di vedere: il film più insulso di Ozpetek. Lontano anni luce nei contenuti da quelli precedenti. Due ore di luoghi comuni e di riflessioni appena accennate e mai sviluppate. Personaggi e situazioni stereotipati o addirittura inutili alla narrazione. Una delusione.

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