Bertinotti, uno più vecchio di Pasolini

No ma sul serio, non si può mettere Pasolini a capo della sinistra? Dici, è morto. Embè? Ne indovina più lui da morto che Bertinotti da vivo.

Oggi il Fausto ha reso un’intervista a Repubblica e ha detto che:

Quando vivevo a Torino, nei quindici anni di sindacato, mai una volta mi sono trovato a tavola con i padroni. Gli Agnelli erano lì, noi qui. Cambiata città, e cambiato ruolo, ho ceduto alla curiosità, all’intrigo. A capire, conoscere, promuovere un diverso punto di vista.

E vabbene, in fondo non c’è niente di male, anzi, a noi non piacciono i comunisti trinariciuti e settari. Peccato che nella stessa intervista poi aggiunga:

Quando penso che sono stato obbligato a festeggiare il 2 Giugno con la sfilata delle forze armate, il patimento si fa intenso, sì.

Obbligato? Povera stella. Magari qualcuno potrebbe spiegare a Bertinotti (che di anni ne ha 70, quindi non è nemmeno del tutto autorizzato ad essere rincoglionito) che quelle Forze Armate che si festeggiano sono in massima parte fatte da giovani del Sud che cercano un lavoro, che non hanno santi in Paradiso, che non hanno accettato lavori in odore di mafia, che ci consentono di avere quel minimo margine di manovra nello scenario internazionale non costringendoci a dover dire sempre di sì ai nostri più muscolosi alleati. Ed anche, che quelli con cui lui va a cena insieme, quelli con cui prova la curiosità della contaminazione e dell’intrigo (perchè Bertinotti è curioso: pudico no, curioso) sono i produttori di armi e i loro sodali, sono quelli che vogliono le guerre per i loro interessi, mentre le Forze Armate, a Costituzione vigente, difendono l’Italia.

Dicevo, non si può prendere Pasolini e metterlo a capo della sinistra? Che negli anni ’70 diceva che tra i ragazzi della Roma bene che facevano gli scontri a Valle Giulia e i celerini, figli invece di gente povera, lui stava con i celerini.

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Pubblicato il 28 marzo 2010, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. No alla retorica

    Uhm mi fai commuovere: un giovane del sud che è un ignorante, uno stronzo, un violento ed un fascistello e che però, povera stella, viene da gente povera, allora va compatito ed appoggiato. Non c’è dubbio, si sta dalla sua parte rispetto a colui che pur avendo la colpa infame di venire da una classe medio-bassa (in quell’epoca iniziava l’università di massa; non andava all’università solo chi aveva i soldi, c’era anche chi lavorava in fabbrica ed andava all’università), voleva rendere il mondo un po’ più democratico.
    Mio padre li ha conosciuti abbastanza bene i celerini degli anni 60/70: erano spesso e volentieri piccoli aguzzini esaltati, contenti di “servire lo Stato” menando le mani a destra ed a manca: soprattutto verso i devianti, i diversi.
    E non diciamo che allora non c’erano alternative: in quegli anni (anche se ancora per poco) le industrie in Italia ed in Europa erano a pieno regime ed affamate di braccia. Il celerino non lavorava tanto solo per campare, ma godeva del lavoro che faceva (o meglio, era plasmato per godere).
    Smettiamola quindi con la retorica stracciarola! Se qualcuno di loro avesse incontrato Pasolini da solo in una strada buia (ma lo conoscevano al di là del luogo comune del comunista cattolico omosessuale?), probabilmente avrebbe approfittato di manganello…

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