Stufo

Ho votato (Emma Bonino, Lista Bonino Pannella, Sergio Rovasio, nell’ordine).

La scrutatrice ha messo un timbro sulla mia scheda elettorale, sono arrivato a 17. Avrei fatto 18 se non avessi saltato un appuntamento l’anno scorso (non mi ricordo per cosa fosse, credo un referendum).

Dal 2001 ad oggi, ho votato 17 volte, ovvero due l’anno. Ho votato per elezioni comunali, provinciali, regionali, nazionali, europee e referendum. Alcune volte ho votato solo un partito, a volte solo un candidato, a volte ho annullato la scheda (come in una elezione suppletiva per il Senato, quando si presentò un solo candidato, e scrissi sulla scheda “Io non voto un candidato unico”; oppure al secondo turno delle provinciali, quando scrissi “La provincia è un ente inutile”;  anche alle ultime elezioni alla Camera, quando scrissi “Mi rifiuto di votare in un sistema elettorale che non mi fa esprimere un candidato”).

Non credo di essere un elettore modello dal punto di vista di un partito, visto quanto poco sono controllabile (in effetti, mi manca solo il voto disgiunto, poi le ho provate tutte), ho sempre cercato di tenermi informato, ascoltando anche punti di vista diversi dal mio, leggendo giornali italiani e non.

Ecco, tutto questo, ma a che è servito? Ho cominciato a votare nel 1994, e da allora ho sempre trovato Berlusconi o uno dei suoi seguaci sulla scheda. Ho sempre scelto scientemente di non votare nè lui nè le sue opzioni, ma con quale risultato? Ho visto leader dell’Ulivo, Unione, Centrosinistra, Centro-sinistra, sinistra-centro, Progressisti, Partito Democratico andare e venire, senza mai un programma che fosse di più di un no a Berlusconi, evidentemente la migliore garanzia di rendita a vita per un ceto politico così insignificante.

Non ho mai sentito, nell’arco di questi nove anni che sono certificati dalla mia scheda, un programma politico che parlasse di me, che avesse un’idea di società in cui trovare un mio spazio. Nessuno mi ha mai detto che idea di Italia ha, come costruirla, perchè, con chi. Solo strilli, battibecchi e tuttologi improvvisati, e speranze di cambiamento che durano lo spazio di una campagna elettorale.

Ce lo ricordiamo come ci hanno venduto questa legge elettorale nazionale? Con l’idea che se avessimo avuto pochi partiti in Parlamento avremmo fatto Le Grandi Riforme. Ora i partiti in Parlamento sono circa 4, e di queste riforme? Ah beh, se ne parla Dopo Le Elezioni. Anzi, la campagna elettorale inizia con questi grandi proclami sul nuovo clima, le riforme, il dialogo, poi va a finire sempre e costantemente in una gazzarra, e si lascia intendere che no, le riforme dovranno aspettare, con Loro non si possono fare le riforme (per ogni possibile valore di Loro), e così via.

Intanto, nessuna nuova idea di società, nessuna direzione di marcia, niente che non sia il governo dell’oggi, con ciascuno dei due poli impegnato a spiegare come l’altro sia pronto alla dittatura, con milioni di italiani che si guardano sempre più in cagnesco, con la rimozione progressiva di qualsiasi cosa che abbia a che fare con l’identità nazionale.

Oggi sono andato a votare ma pensavo di non andarci, sentivo che era l’ennesima perdita di tempo e di fiducia, l’ennesima apertura di credito verso una classe politica troppo penosa per potersene appassionare.

Qualche giorno fa è morto Emanuele Pirella, nella galleria di Repubblica.it ho trovato questa striscia che ci sta a pennello:

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Pubblicato il 28 marzo 2010, in Fatti nostri con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. ho sempre pensato di essere uno che vota sempre per principio, e di aver saltato pochissimi appuntamenti. però dopo averti letto, vedo che mi fermo a 11.
    possibile che mi sia perso sette tra elezioni e referendum?

    • Di sicuro c’è stata una suppletiva per il Senato, e credo una elezione comunale in più del solito, con due turni, quindi tre votazioni extra.

  2. Dopo tutto ciò che hai scritto la mia domanda è: “Chi ti ha dato la forza di andare al seggio?”
    Io ho smesso di votare nel 98 (ma ho cominciato nell’83), quando mi sono apparsi finalmente chiari i modi degenerati con i quali veniva esercitata la politica del nostro paese, e che hanno portato al quadro che tuo delinei così ben nel tuo post. E per questa deriva io biasimo tutti i partiti, anche se le differenze fra destra e sinistra erano, e sono tuttora, enormi.
    Sono stato lungimirante allora? Adesso sono un disfattista? Non lo so. Ma so che la colpa non è solo dei partiti. Il fatto è che quando votavo, cercavo di farlo nel modo più cosciente possibile, informandomi e discutendo con gli altri. Però scoprivo sempre che il mio voto “responsabile” si perdeva in un mare di voti dati, o in completa ignoranza, o a caso, o per abitudine, o semplicemente per non dare soddisfazione all’altra parte, o perché un certo slogan o una certa faccia su un manifesto o alla tv “avevano convinto”.
    Mi sono chiesto a cosa serviva il mio voto in queste condizioni, e mi sono risposto: a niente.
    Per me l’unico dato positivo di queste elezioni è l’aumento dell’astensione. Lo so che questo fenomeno riguarda maggiormente l’elettorato di sinistra ma mi sono ridotto a pensare che soltanto un’astensione davvero di massa possa provocare un vero ricambio della classe politica. D’altra parte, secondo te esistono altre strade per modificare questo andazzo?

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