Sorriso

La collega di lavoro ha notato che lo stavo guardando. Sarà che è uno schianto di ragazzo, poco più alto di me, magro come può essere un venticinquenne (seppure), con un sorriso che illumina la stanza, due occhi verdi che ti fulminano, dei capelli lisci da accarezzare, un aria di gioia di chi sta ancora disponendosi nel grande gioco della vita e ha tutte le strade aperte.

Lo vedo e penso a quanto è bello, parlo con la mia collega, mi impappino ogni volta che lo sguardo corre a lui. Dopo l’incontro alla macchinetta del caffè, me ne sono tornato alla mia scrivania, e mi viene da piangere. Penso che è appunto un ragazzo così bello, e che io in questo momento non potrei proprio dirgli niente, giusto appunto guardarlo e penare quanto è bello (volevo scrivere pensare, ho scritto penare), non ho energie per correre, la voglia di fare, il desiderio di costruire nulla. Mi sento così, un po’ seduto e fermo, sganciato dalla vita degli altri che vanno avanti,  con un collega che mi chiede se tutto va bene, una vita che ogni tanto fa capolino con l’allegria di uno splendido ragazzo che mi sorride.

Pubblicato il 26 aprile 2010 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. E mettere in preventivo un periodo di stasi? Può succedere, con o senza occhi verdi fulminanti.

  2. Lalla Romano, una delle scrittrici che più amo, ha detto: “La bellezza, l’attesa delle bellezza, fa soffrire”

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