La folle eugenetica monetaria tedesca

Su questo blog ho scritto di come una delle evoluzioni possibili della crisi finanziaria sarebbe stato il fallimento di alcuni stati,  non torno oggi su un argomento di cui ho parlato ad inizio dell’anno scorso. Solo che, lo ammetto, pensavo che si sarebbe trattato di un fallimento pilotato, non di un accumularsi di cazzate e di cazzari.

Intanto e per cominciare, credo che sia molto saggio che il governo italiano stia per varare un prestito ponte di 5,5 miliardi di euro alla Grecia; insieme ai soldi dei francesi, dovrebbe bastare ad evitare il default del debito ad inizio del mese prossimo, sempre ammesso che ci arriviamo, visto che le cose vanno peggiorando di ora in ora. Se il prestito avviene per decreto va bene, ma penso che, di fronte alla drammaticità della situazione, non sarebbe sbagliato che il Parlamento si riunisse e deliberasse al governo i pieni poteri.

Perchè alla fine di questo gioco al massacro, e sarebbe bene che i tedeschi lo capissero, c’è la dissoluzione dell’unione monetaria, la riduzione dell’euro ad una moneta di interscambio tedesca, la fine dell’unione europea ed una guerra. Io non vorrei che si avverasse il pensiero di Ida Magli, quando diceva che l’UE era stata progettata per evitare una nuova guerra ma l’avrebbe in realtà causata. Solo che la coglionaggine del governo tedesco sta contribuendo come niente altro a degli scontri che possono riaccendere nazionalismi mai sopiti, che si sono nutriti di secoli di reciproci ammazzamenti. Diceva Carlo Azeglio Ciampi quando gli chiedevano perchè era a favore dell’Unione Europea: nell’estate del 1939 eravamo tutti amici, e il Primo Settembre di quell’anno cambiò tutto.

L’unica spiegazione del comportamento dei tedeschi, supponendo che abbia almeno una qualche razionalità, è che si siano convinti che la Grecia non possa rimanere nell’euro in queste condizioni, e che quindi stiano pilotandone (o accelerandone) l’uscita.

Di sicuro, la Grecia è in una situazione disperata, qualsiasi ipotesi di correzione del deficit richiede dei tagli talmente immensi che manco un governo dittatoriale riuscirebbe a farli. Nè la Grecia ha un sistema produttivo che esporti qualcosa, per cui non ha nemmeno una bilancia dei pagamenti in attivo, a differenza dell’Italia (che appunto per questo è risparmiata dalla speculazione: ma attenzione, che se la speculazione vince contro la Grecia si ritroverà con alcuni milardi di euro di guadagno da poter investire in un gioco al rialzo). Nè la Grecia ha la possibilità di svalutare la sua moneta, non avendone più una propria. Quindi e semplicemente, non c’è via d’uscita per Atene, a meno che del suo debito non si faccia carico l’Europa.

Solo che, se la Grecia dichiarasse il default del debito e uscisse dall’euro (e, tecnicamente, dovrebbe anche uscire dall’Unione Europea) i contraccolpi sarebbero drammatici. Intanto, scorrerebbe il sangue, e io voglio vedere con che coraggio un governante europeo possa avvallare, anche solo con la sua inazione, del sangue in terra d’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Secondo, l’euro subirebbe dei contraccolpi enormi che scuoterebbero la stessa Germania, che sì ci guadagnerà un po’ perchè otterrebbe una svalutazione utile per le sue esportazioni, ma non sarebbe più la regina di un florido ed aperto mercato interno. E lasciamo perdere che se siamo arrivati a questo disastro è colpa del trattato di Maastricht, così come pensato da questi geni nordici, della volontà tedesca di non creare forti istituzioni europee e dell’allargamento ad Est, fatto sempre su pressione di Berlino, sennò il discorso si fa lungo e sopratutto inutile, ormai quello che è fatto è fatto.

Nè si può dire che i tedeschi siano semplicemente razzisti, quando ci fu la riunificazione Kohl dovette spendere tutto se stesso per stabilire un rapporto 1:1 tra le due monete nazionali, o almeno se sono razzisti lo sono anche con loro stessi; il problema è che oggi non c’è Kohl, che vedeva i problemi tedeschi con un’ottica europea, ma la Merkel, che vede i problemi europei con un’ottica tedesca.

Il conto della Germania (almeno l’unico che posso immaginare, sempre assumendo una presunta razionalità dei comportamenti) è che se la Grecia uscisse dall’euro, la svalutazione nei fatti che risulterebbe per l’euro-greco (che sarebbe diverso dall’euro euro, seppure la stessa moneta: tanto per dire del manicomio che ne viene fuori) renderebbe più competitiva l’industria greca, che però non esiste, e quindi non causerebbe problemi ai tedeschi; che anzi andrebbero a prendere il sole nelle Cicladi pagando anche di meno per le vacanze.

Questa strategia tedesca si potrebbe poi applicare anche al Portogallo, e probabilmente pure alla Spagna. Non all’Italia, le cui industrie sono competitive con quelle tedesche e non vanno avvantaggiate dalla svalutazione.

Quello che però mi pare sfugga ai tedeschi, è che se danno l’avvio a questo processo, non riusciranno a controllarlo. Rimane solo da sperare che Berlino stia giocando una folle partita di politica interna preoccupata per le elezioni regionali di inizio Maggio, e non abbia dato l’avvio ad una politica di miglioramento dell’euro espellendo i paesi che sono indegni di starci dentro, perchè altrimenti sarebbe come quello che, per dimagrire, si causa la dissenteria grave.

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Pubblicato il 27 aprile 2010, in Fatti nostri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Condivido perfino le virgole, anche se forse ci lasciamo entrambi trascinare da un catastrofismo che ci fa vedere guerre all’orizzonte.

    Su una cosa non sono convinto: che a questo punto valga la pena evitare a tutti i costi il default della Grecia. Accettare un prestito (caro: al 5%) e stabilizzare il debito intorno al 150% di PIL nel 2014 potrebbe richidere molti più sacrifici di quanto non rinegoziare il debito (non è necessario un default totale, ma una sforbiciata alle cedole), gestire un avanzo primario, varare una politica industriale decennale. Nel frattempo evitare di spremere la classe media greca fino all’osso, come da progetti tedeschi. I tedeschi sono convinti che i Greci siano dei riccastri parassitari, mentre se sono arrivati a quello straccio di sviluppo che hanno, è solo grazie alla spesa pubblica degli ultimi 15 anni.

    Purtroppo non solo la Merkel, ma anche il PASOK greco manca di grande respiro e non farà nulla di tutto questo.

    Mi dispiace molto di più per il Portogallo, francamente. La vedo male.

    In generale, provo amarezza. Mi aspettavo da questa crisi uno scenario politico differente.

    Credo che i mercati stiano speculando non tanto sulle difficoltà (oggettive) di alcuni Stati, ma quanto sulla mancanza di meccanismi paneuropei di redistribuzione delle politiche fiscali.

    MI aspettavo una correzione a questa mancanza, non, come dici tu, questa folle, stupida, autolesionista eugenetica.

    • Per quello che mi ricordo la Grecia non ha un avanzo primario, quindi un default massiccio del debito non eviterebbe la necessità di una manovra economica immensa (a differenza dell’Italia, che tuttavia ha molte esportazioni con l’estero e quindi avrebbe altri tipi di problemi da una bancarotta statale).

      Penso che la cosa corretta da fare sarebbe stata quella di varare dei bond europei garantiti dalla BCE, con cui tappare intanto il deficit greco, ma questa cosa per Berlino è peggio di una bestemmia in chiesa.

      Una rinegoziazione del debito sarebbe la cosa più sensata? Forse, ma quello che mi manda in bestia è che la Grecia pagherà per le sue colpe, mentre le banche che l’hanno aiutata a falsificare i bilanci prima hanno guadagnato dalle commissioni, ora guadagnano dalla speculazione e nessuno che si presenti e chieda loro il conto.

  2. Analisi lucida (cosa non scontata, con quel che si legge in giro). Probabilmente rifletto la mia condizione personale (a dirla con parole tue, vedo la situazione europea in un’ottica paolfm-esca), ma non vedo nulla di buono all’orizzonte.
    Se non altro per quel drammatico potere di cambiamento della Storia che solo i conflitti sembrano avere, e che stanno – per ora – mancano l’appuntamento con la propria inesorabile ciclicità.

  1. Pingback: Il male del sacrificio (2) « Totentanz

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