1.02

Alcuni anni fa, quando il Tesoro faceva l’asta dei titoli di Stato, i giornali (sopratutto i telegiornali) si premuravano di far sapere che la richiesta degli stessi era stata di varie volte (3,4,10) superiore all’offerta. In effetti, il rapporto bid-to-cover (quanti te ne hanno chiesti diviso quanti ne avevi) è un parametro importante per capire se gli investitori credono nella solidità dell’emittente.

Nell’asta dei titoli che è avvenuta il 29 Aprile, per una offerta di 9.5 miliardi (BOT), la richiesta è stata di 9.78, ovvero un rapporto di 1.02.  L’asta successiva dei titoli pluriennali è andata un po’ meglio, con un bid-to-cover di 1.4 – 1.8. Ovvero, “Consider Italy contained — for now” scrive sul suo sito il Financial Times, mentre il Wall Street Journal esordisce dicendo “Italy appeared to flirt with calamity”.

Questo per dire che, anche se ci sono motivi sostanziali per dire che l’Italia non è la Grecia, gli investitori non sono pronti a sentire solo razionalità.

Naturalmente, di cosa si parlava il 29 Aprile in Italia? Di Bocchino.

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Pubblicato il 5 maggio 2010, in Fatti nostri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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