Un nuovo mondo é dovuto

Scrivevo, il 30 Gennaio di quest’anno, parlando della prossima crisi del debito pubblico italiano: “Fortunato chi c’avrà l’orto”.

Da quel 30 Gennaio, la crisi del debito pubblico italiano si sta avvicinando, tanto che ormai è prevista una manovra finanziaria di pesanti tagli e sacrifici (nelle parole dello stesso governo, persone che il 30 Gennaio erano sicuramente ottimiste e mi avrebbero bollato come un menagramo).

Oggi leggevo un’intervista a Nassim Taleb, di cui riporto un breve passaggio:

“Ci sarà uno choc, un Cigno Nero: una cattiva asta di titoli pubblici del Tesoro americano […] Forse ci si può rifugiare in qualche bene reale: non gli immobili, ma la terra agricola e un paniere di metalli”

Facciamo a capirci: Cassandra fece una brutta fine, quindi non ambisco al ruolo, però riscontro che tutto il mio apparente pessimismo finora ha avuto conferme nei fatti ed autorevoli conferme.

Dico che è un pessimismo apparente, perchè giusto un paio di giorni fa stavo ripensando alla questione della crisi nel suo complesso.

Sono partito da una domanda molto semplice: per quale motivo un signor nessuno come me ha più che un’impressione sul come le cose andranno, e l’establishment economico e politico vive come in una bolla di sapone, raccontandosi storielline divertenti sugli eccessi della finanza? E’ possibile che non ci sia un economista, magari un po’ eretico, che sia non dico il più importante consigliere ma uno di rincalzo di un governo e che avanzi almeno una tesi da pensiero un po’ non unico su cosa sta succedendo? Ma veramente lo devo scrivere io sul blog?

Poi mi sono dato una risposta semplice quanto efficace: Ancien Régime. O anche, se volete, il Congresso di Vienna. Non sono così negativo da pensare di essere un profeta (e di cosa poi) per cui ho pensato che in realtà queste posizioni e queste analisi non sono certo solo le mie (basterebbe dire quanto devo a G. per la sua guida sicura in questo terreno), e che ci sono atteggiamenti e discorsi, detti e non detti del tutto, di leader politici ben consapevoli di quanto la navigazione sia a vista, ma quando sei nell’Anciem Régime c’è poco da fare: nel Gattopardo, il marchese di Salina preferisce lasciare la politica del nuovo Regno d’Italia all’ambizioso nipote, e preferisce mettersi a studiare il moto delle stelle.

Quando muore un elefante, credo di averlo già scritto, non è che il cadavere sparisca in poco tempo, anzi c’è tutta una fase di smontaggio progressivo; e il capitalismo è un elefante morto, che sta lì in mezzo alla savana e comincia ad essere scarnificato; magari anche morto per essersi cannibalizzato, ma oggi la storia di quello che è stato non credo sia interessante: purtroppo siamo tutti in un ciclo storico che è ben rappresentato dalla maledizione cinese che augura ai propri nemici di vivere in tempi interessanti.

Mi sono detto che questo declino non durerà pochi anni, non potrà essere così perchè gli interessi costituiti sono troppo forti (e basterebbe vedere, tanto per fare il più immediato degli esempi, come la finanza internazionale abbia ripreso a fare esattamente le stesse operazioni speculative che faceva nel 2008: anzi, ora il volume delle stesse è maggiore, con la differenza che i governi sono esausti e non hanno più soldi per tamponare le falle).

Io penso che ci vorranno probabilmente dei decenni prima che un nuovo sistema economico si configuri. Forse esiste già, forse in qualche parte del mondo c’è qualche comunità che già si trova a viverlo e a metterlo in pratica, senza nemmeno sapere di averlo trovato, ma ci vorrà del tempo prima che diventi la norma, e che tutti noi possiamo dire quanto era strano il mondo in cui vivevamo.

Non possiamo, oggi più che mai, pensare che il capitalismo sia il punto di arrivo dello sviluppo del genere umano. Ci si era messo Fukuyama a dire che con la caduta del comunismo sarebbe arrivata la fine della Storia, mentre quello che è accaduto è stata l’accelerazione di tutti i processi geopolitici.

Non sarebbe prova di onestà intellettuale pensare che un qualsiasi sistema economico possa durare per sempre, visto che nessun sistema è mai durato per sempre; lo dicono i capitalisti illuminati quando pensano al capitalismo come ad un giardino ben curato (per citare Rockfeller) e come tale da aggiustare in continuazione, ma qui ce lo suggeriscono anche i fatti e il tracollo che è avvenuto.

Che sì ha radici lontane, perchè il capitalismo ha esaurito la sua spinta propulsiva nel creare una classe media, dando luogo ad un aumento della concentrazione delle ricchezze (all’inizio del secolo scorso un amministratore delegato guadagnava 20 volte di più dell’ultimo degli impiegati: oggi la forbice è arrivata a quanto? 400? 1000?) a cui si associa una povertà diffusa (secondo gli studi di Bankitalia, un italiano su tre che perdesse il posto di lavoro diventerebbe povero dopo pochi mesi).

Potrei andare avanti per molto tempo parlando dei danni all’ambiente, dei miliardi di esseri umani che muoiono di fame, dell’errore antropologico di pensare l’uomo come un essere ad una sola dimensione, felice perchè consuma, ma sarebbe un elenco che ognuno può farsi meglio da sè, e ripeto, non stiamo facendo l’autopsia dell’elefante.

Io penso questo: il senso della nostra generazione sarà quello di trovare e costruire un mondo migliore da lasciare a chi verrà dopo di noi. Non per il desiderio astratto di un mondo migliore, non per le inquietudini da ’68, ma perché semplicemente saremo, anzi siamo già, costretti a fare così.

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Pubblicato il 24 maggio 2010, in Fatti nostri con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. oggi la forbice è arrivata a quanto? 400? 1000?
    direi che siamo più verso i mille.
    una persona che conosco, e che ha fatto una strabiliante carriera (portandosi in zona mille), afferma senza battere ciglio che tutto quel denaro è commisurato al suo lavoro. bene, dico io, allora non è il tuo stipendio che è alto, sono gli altri che sono bassi.
    ma l’argomento gli sfugge.
    per tornare in tema, sicuramente un elefante di tanta dimensione ci metterà un tempo lunghissimo per sparire.
    quello che penso però è che certamente in molti, di quelli che contano, lo sanno: ma fingono di non accorgersene un po’ per opportunismo, e un po’ perché non sanno cosa proporre in alternativa. un sistema diverso non lo si è saputo sviluppare, e anche se già, come dici tu, potrebbe darsi che esista, non è ancora stato riconosciuto.
    a noi forse compete solo aspettare che ciò avvenga, ma chi di dovere avrebbe il compito di cercarlo: un po’ come i monaci che cercano il nuovo dalai lama.

  2. Quando ho letto le dichiarazioni di Letta ho subito pensato alle reazioni che in Grecia hanno seguito l’annuncio dei durissimi tagli alla spesa.

    Mi sono chiesto se in Italia ci possa mai essere una manifestazione che sfoci in un assalto al Parlamento, o all’incendio della sede di una banca, col suo carico di sangue.

    Mi sono risposto che, molto più probabilmente, domani non sarà di tagli che l’italiano medio discuterà, ma di quanto convenga acquistare l’iPad già il 28 maggio.

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