Pierluigi Battista

Nell’Italia che gioca e minimizza con le parole, un boicottaggio prende le forme di un’aggrovigliata questione di «tracciabilità», e una campagna mirata all’ostracismo politico ed economico di uno Stato

I fatti sono molto semplici. Una multinazionale israeliana, la Agrexco, commercia nel mondo prodotti coltivati nei Territori Occupati. L’occupazione dei Territori Occupati è illegale, e la Convenzione di Ginevra definisce crimine di guerra l’utilizzo continuato delle risorse naturali di un territorio occupato. I promotori del boicottaggio si sono limitati a chiedere che nei prodotti venduti dalla multinazionale israeliana nei supermercati italiani sia indicata la zona in cui sono prodotti, per consentire al consumatore di scegliere se comprarli o meno (per dire, io ho difficoltà ad essere complice di un crimine di guerra, però sono strano e non faccio testo). Nelle more di avere delle etichette chiare e non equivoche (perchè quelle attuali, tacendo della provenienza, sono etichette quantomeno omissorie) la Coop e la Conad hanno scelto di ritirare i prodotti della Agrexco.

E come commenta il fatto il Pigi? Parlando di un boicottaggio dello stato di Israele, quando nessuno l’ha mai proposto e non c’è una parola una nei comunicati della campagna di boicottaggio che vada in questo senso. C’è invece la richiesta che i consumatori sappiano per poter comprare.

Ma Pierluigi Battista (vicedirettore del Corriere, giova ricordarlo sperando che a forza di dirlo lo sgomento che questo causa si attenui) non può che parlare di antisemitismo ed antisionismo, lui sì che sa dove è la ragione e dove è il giusto, guai a chi dica qualcosa contro Israele, fosse pure contro una azienda israeliana che depaupera dei territori non suoi.

Il prossimo editoriale, ci scommetto qualcosa di caro che farei meglio a tenermi stretto, sarà sul fatto che la manovra finanziaria proposta dal governo è giusta ed equa, e l’opposizione farebbe bene a votarla, perchè meglio di così non si poteva fare, e chi dice il contrario è contro l’Europa.

La stessa Europa che con la sua Corte di Giustizia ha stabilito che i prodotti dei Territori Occupati non possono beneficiare del regime doganale agevolato che i prodotti israeliani hanno in Europa. Ma di questo, il Pigi si sarà già dimenticato, o forse non lo ha mai saputo, o forse scriverà un editoriale per inventarsi una spiegazione alternativa.

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Pubblicato il 29 maggio 2010, in gay con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. il corriere, e il battista che ne è il maggiordomo (mi sia consentito il giochino), usa come punto di forza proprio il terzismo, di qualunque cosa si parli.
    basta saperlo: e se al corriere una scorsa comunque gliela do, i pezzi del maggiordomo li salto sempre.
    le sorprese sono escluse; e l’incazzatura garantita.

  2. Luigi Pintor chiamava quel quotidiano: “Il Corriere dello Zar”.

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