Il bar di via Cavour

Sto parlando del bar che mercoledì notte, quando gli hanno portato dentro un ragazzo pestato a sangue da un gruppo di quattro farabutti, si è rifiutato di dargli dei fazzoletti per tamponare l’emorragia.

Potremmo anche chiedere agli amici della vittima quale sia il bar, ma nemmeno serve: c’è UNO SOLO bar che è aperto la notte in via Cavour.

Un bar che G. mi ha raccontato come non nuovo a degli episodi di intolleranza e di maleducazione.

Però ora io mi sarei rotto il cazzo, per usare il termine tecnico, e quindi credo che sia giunto il momento che la gente (anzi, i sub-umani) cominci a pagare per la propria intolleranza. Raccontiamoci pure che ci vuole il corso contro l’omobofobia e la campagna pubblicitaria, l’unica cosa che fermerà questa violenza contro noi gay sarà quando uno di questi violenti verrà preso e tutte le sue ossa saranno spaccate, alla violenza quando si manifesta si risponde con una violenza maggiore, come ben sanno e hanno fatto tutte le altre minoranze. Provate a dire una parola di troppo ad un ragazzo ebreo, e vedete se non arriva un gruppo di amici suoi che risolve il tono eccessivo, senza aspettare la campagna televisiva e l’incontro con il sindaco.

Penso quindi che sia giusto, doveroso e anche utilmente liberatorio, andare in quel bar e chiedergli tutti dei fazzoletti, poi se non ce li danno potremmo pisciare per terra, imbrattarlo di vernice, metterlo a ferro e fuoco, perchè rimanga il monito che noi ci siamo rotti il cazzo, e ora risponderemo con tutta la dovuta nettezza.

Organizziamo un happening? Chi viene?

Pubblicato il 30 maggio 2010, in Fatti nostri con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 13 commenti.

  1. Vedo che sei un ammiratore di Gandhi :-P
    Alla violenza si risponde con leggi severe, ovvero con pressione per ottenerle, altrimenti la violenza si perpetua.

    • No, non avremo mai leggi a nostra difesa da questa maggioranza, se questa maggioranza non capisce prima che conviene ad essa stessa e alla sua tranquillità. Senza Stonewall, cosa sarebbe stato dei diritti dei gay negli Stati Uniti?

      Questo è abbastanza chiaro anche ad uno come Alemanno, che è seriamente preoccupato che la violenza esploda a Roma, però finchè quel bar rimane aperto e non viene fatto chiudere per un mese, ci sarà sempre il rischio che la prossima volta non vengano dati i fazzoletti per tamponare l’emorragia.

  2. “Credo che nel caso in cui l’unica scelta possibile fosse quella tra la codardia e la violenza, io consiglierei la violenza. Ad esempio quando mio figlio maggiore mi chiese quello che avrebbe dovuto fare se fosse stato presente quando nel 1908 fui aggredito e quasi ucciso, se avrebbe dovuto fuggire e vedermi uccidere oppure usare la sua forza fisica, come avrebbe potuto e voluto, e difendermi, io gli risposi che sarebbe stato suo diritto difendermi anche facendo ricorso alla violenza. In base a questo stesso principio ho partecipato alla guerra contro i boeri, alla cosiddetta ribellione degli zulù e all’ultima guerra. E sempre per questo stesso principio mi sono dichiarato favorevole all’addestramento militare di coloro che credono nel metodo della violenza. Preferirei che l’India ricorresse alle armi per difendere il suo onore piuttosto
    che, in modo codardo, divenisse o rimanesse testimone impotente del proprio disonore.
    Tuttavia sono convinto che la non-violenza è infinitamente superiore alla violenza, che il perdono è cosa più virile della punizione. La clemenza nobilita il soldato. Ma si ha vera clemenza soltanto quando esiste il potere di punire; essa è priva di senso quando proviene da una creatura impotente.
    E’ difficile che un topo perdoni un gatto mentre viene fatto a pezzi da questo.”
    [M.K.Gandhi, Teoria e pratica della non violenza, Einaudi, Torino, 1973, pp.18-19]

    “La violenza non può mai essere lecita nel senso che io intendo,
    ossia non rispetto alla legge fatta dall’uomo ma rispetto alla
    legge fatta dalla natura per l’uomo. Tuttavia, sebbene la violenza non sia lecita, quando viene usata per autodifesa o a protezione degli indifesi essa è un atto di coraggio, di gran lunga migliore della codarda sottomissione. Quest’ultima non reca beneficio a nessun uomo e nessuna donna. Nella violenza esistono molti gradi e varietà di coraggio. Ciascun uomo deve saperli giudicare da solo.
    Nessuno può farlo o ha il diritto di farlo al suo posto.”
    [M.K. Gandhi, ibidem, pag.22]

    Gandhi ogni tanto si rompeva il cazzo pure lui.

  3. Leggo molte opinioni e molti commenti, in forum e ambienti assolutamente misti (con iscritti sia etero che omosessuali).
    Ho l’impressione che qualcuno si stia preparando alla campagna contro l’eterofobia, e dato che in quel caso basterebbero cinque minuti per fare una bella legge che protegga i poveri eterosessuali (ma che dico, diciamo pure “normali”) dal terrore gaio, mi chiedo se non sia anche importante evitare di servire l’ennesima scusa sull’ennesimo piatto d’argento.

  4. L’articolo 593 del codice penale riguarda il reato di omissione di soccorso (fonte: Wikipedia). Non basta denunciare i responsabili per questo senza scomodare questioni omofobe?
    Non credo si tratti di mancanza di coraggio: prima dell’intolleranza verso il gay c’è da condannare l’indifferenza verso la sofferenza di un essere umano. Il fatto che la vittima sia un gay non cambia la natura del reato.
    La rabbia è tanta ma bisogna essere pragmatici: Roma è una città a maggioranza cattofascista. La reazione proposta verrebbe considerata dall’opinione pubblica come un atto di vandalismo e non legittima difesa.
    E’ triste, lo so, ma siamo in Italia e non in Olanda e i diritti delle monoranze non sono in cima alle priorità nazionali. Come sappiamo bene dall’esito delle recenti iniziative legislative in questo senso. Ciao

    • Come dice ogni bravo rivoluzionario: se questa è la pace, avrete la guerra.

      Perchè, qua è da scegliere: meglio una protesta forte contro le cose (perchè un bar è una cosa) oppure prepariamoci ad andare ad un funerale, prima o poi.

    • Concordo sulla necessità della denuncia – Paolo, sai per caso se sia stata fatta?

      E ho l’idea che colpire nel portafogli sia sempre un’ottima mossa – spesso meglio di colpire fisicamente.

      Non concordo sul rassegnarsi al “tanto è una città cattofascista”: allora non si fa nulla, nemmeno un Pride-che-al-Santo-Padre-non-piace? Ci si fa pestare che-ai-cattofascisti-piace-così?

  5. intanto vieni stasera alle 21:30/22:00 al coming e parliamone…

  6. Mi piacerebbe ma sto a Firenze. State attenti comunque a non fare cazzate: se non siete gay che vanno in tv, avere tutti contro sarà un attimo. Fate in modo che ci siano anche un pò di etero con voi (se ci riuscite). Buona fortuna

  7. Ora, possiamo andare avanti all’infinito a discutere su quale sia la risposta più giusta alla violenza, ma io quello che provo da tanto tempo a questa parte è proprio lo stato d’animo che trovo in questo post. Non sono ancora arrivato al punto di saturazione tale da mettere in pratica questi propositi, ma sento che mi ci sto avvicinando sempre più.

  8. Nel 2004 tenevo due tumori. Mi sono recato a Romna per rendere viaita ai miei cari e agli amici mentre stavo in lista di attesa per un trapianto. Un pomeriggio stavo cammminando su via Cavour quando mi viene un’attacco di colica. Con tutti quei medicinali mi succedeva. A mala pena arrivo questo bar dove ho chiesto di poter usare il bagno. Un uomo vicino ai 50 anni, davanti ai clienti, mi ha guardato in faccia, ha sorriso e mi ha detto “no, a te no”. Che schifo di persona.

  1. Pingback: Contro le aggressioni stasera tutti in strada | ed ora guardiamo oltre…

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