L’embargo a Gaza é la prova che l’Iraq non ha insegnato niente

Ed è anche la prova che la storia si ripete sempre, diventando una tragedia.

Dopo la guerra del Golfo del 1991, gli Stati Uniti e la comunità internazionale concordarono un embargo contro l’Iraq di Saddam Hussein. L’embargo consentiva di ottenere degli alimenti in cambio di petrolio (programma Oil for Food) e si accompagnava inoltre alla istituzione di una zona di non volo a nord dell’Iraq, dove c’erano i curdi, e a sud, dove c’erano gli arabi sciiti.

L’intenzione dei propugnatori dell’embargo era quella di causare il collasso, per sollevamento popolare, della popolazione irachena, che si sarebbe così fatta giustizia da sola verso il feroce dittatore, senza costringere gli americani ad intervenire direttamente. Proprio nella prima guerra del Golfo, le truppe americane erano arrivate a pochi chilometri da Baghdad, e avrebbero potuto proseguire, ma la coalizione internazionale si reggeva solo sull’impegno di limitarsi a liberare il Kuwait.

Avanti veloce, arriviamo alla seconda guerra del Golfo. L’embargo non ha funzionato, gli americani sono ossessi da trovare qualcuno a cui farla pagare per l’11 Settembre, il petrolio iracheno fa gola perchè è il più economico da estrarre al mondo – quasi affiora da solo (basti vedere cosa succede con la piattaforma della BP esplosa al largo della Louisiana per avere un’idea di cosa voglia dire invece avere delle difficoltà di estrazione). Insomma c’è tutta la premessa economica, e l’amministrazione Bush crede alle frottole degli iracheni in esilio che parlano di una società civile pronta a sollevarsi e a governarsi poi da sola.

Quello che succede, è invece una scia di sangue, ammazzamenti e guerra civile che ancora prosegue, dopo anni dall’invasione. La società irachena, la classe media, il gruppo dirigente, semplicemente non esiste, e non è in grado di prendersi cura di niente. Un decennio di embargo, ha colpito loro più di chiunque altro.

L’embargo non solo non ha funzionato per davvero (ed è anzi diventato un’occasione di corruzione per la burocrazia che doveva vigilare sulla sua attuazione, qualcuno ricorderà che anche Roberto Formigoni venne coinvolto nell’indagine internazionale al riguardo, con un ruolo che non è mai stato chiarito del tutto) ma peggio ha funzionato male: il regime iracheno lo ha usato come strumento di controllo del dissenso. Sei un professore universitario contro il governo? Allora mangerai di meno. Sei un burocrate del partito unico Baath fedele a Saddam? Allora una razione di pane in più.

Ora Israele ripete lo stesso tragico errore con Gaza. Come ha scritto David Grossman (in un articolo uscito in Italia su Repubblica), i politici israeliani non mostrano più l’intelligenza, l’astuzia e la creatività di cui avrebbero bisogno per cavarsi dai pasticci in cui si cacciano, uno dopo l’altro. Io non voglio nemmeno discutere e riportare i dati sugli effetti che ha, sulla popolazione palestinese, l’embargo, perchè l’effetto è convincere ancora di più i sostenitori di questa misura che essa sia efficace. Perchè c’è l’atto di fede che così facendo un giorno i palestinesi si ribelleranno ad Hamas.

Guardate che una società araba, sopratutto una società povera, non ha per niente quegli anticorpi che in Europa abbiamo sviluppato, per cui un governo che ci affamasse verrebbe cacciato. Guardate che c’è voluta la rivoluzione francese per stabilire che un governante non può invitare i cittadini a mangiare croissants se questi non trovano il pane. Sopratutto, non pensate che l’embargo sia una misura che colpisca i palestinesi tutti nello stesso modo, proprio per niente e assolutamente no, Hamas anzi ne trae occasione per rafforzarsi.

Se Hamas perde una parte del suo potere, è per l’incapacità che mostra nel governare Gaza (una inettitudine comune a quella dell’Autorità Nazionale Palestinese) e questa carneficina israeliana era esattamente quello di cui c’era bisogno per ricompattare un po’ i palestinesi con Hamas. Un po’ come faceva Clinton, che ogni tanto tirava un paio di missili in Iraq, sicuro e garantendoci che questo avrebbe reso Saddam Hussein inoffensivo, e s’è visto come è andata a finire.

Io capisco l’odio etnico e razziale. Non mi racconto che gli israeliani vogliano bene ai palestinesi o viceversa, e dico che ognuna delle due parti, se avesse un grosso pulsante rosso con cui sterminare completamente l’altra, lo premerebbe all’istante, meglio loro che noi.

Non dico che Israele debba consentire l’ingresso di armi e munizioni nella Striscia (che, comunque, continuano bellamente ad entrare) ma deve fare di tutto per rendere l’embargo minimale. Israele dovrebbe aprire scuole, università e centri di formazione a Gaza, veicolare più capitali internazionali possibili nella ricostruzione (perchè le case sono ancora distrutte dall’operazione Piombo Fuso), casomai gestendo tutto direttamente senza consentire gli episodi di corruzione già visti. Questo andrebbe fatto non perchè sia bello o giusto (anche se sì, è giusto farlo) ma per ridurre la presa di Hamas nella società palestinese, e coltivare una classe media che possa poi un giorno prendere il potere, come non è stato nel caso dell’Iraq, con tutte le conseguenze che ha avuto.

Annunci

Pubblicato il 5 giugno 2010, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: