Perchè non andrò al Pride di Roma

Se c’è una costante nell’azione di Arcigay e D’Gay Project degli ultimi anni, questa è la ricerca della pecunia. Arcigay ha lo scopo di trovare a Marrazzo un lavoro nel campo della politica, mentre D’Gay Project è l’utile ombrello del Gay Village.

Se è così, occorre porsi delle domande serie sul quanto valga e come valga partecipare al Gay Pride Romano, che è organizzato da queste due associazioni dopo che quasi tutte le altre se ne sono andate.

Bisogna essere un po’ ingenui per non pensare che questo Pride sia un’occasione per queste due associazioni di accreditarsi come referenti del mondo gay; e del resto lo stesso Marrazzo passa compulsivamente tutto il suo tempo pubblico a spacciarsi come un interlocutore privilegiato, uno che può controllare i gay, uno che può impedire alla violenza di diffondersi, fortuna che c’è lui.  Mentre la Battaglia è il canale privilegiato con Alemanno, come se questo canale privilegiato nascesse dalle sue sapienze politiche o dalla profondità dell’analisi sociale che ha svolto nei suoi numerosi saggi, e non dal fatto che il Gay Village è un’azienda che fattura alcuni milioni di euro l’anno.

Interessi e battaglie legittimi, ma che non credo possano essere gli interessi del movimento gay (e per inciso, per pietà, fatela finita di dire movimento LGBTIQ, ma che c’avete problemi? Cosa sia il movimento gay lo capisce chiunque, e di sicuro non esclude nessuno, mentre il significato di LGBTIQ è riservato per pochi iniziati, me escluso che mi rifiuto di fare l’elenco delle categorie per includere tutte le categorie; l’utile compendio di tutte le razze della Terra lasciamolo agli anni ’30 del secolo passato).

Io non potrei pensare di andare ad un Pride dove ogni partecipante in più sarebbe per Marrazzo il modo di accreditarsi in più, e per la Battaglia il modo di fare un sondaggio di mercato per capire quanta gente andrà al Gay Village quest’anno; non mi sento proprio di manifestare dietro e insieme all’associazione delle partite iva e delle fatture gay.

Ma se tutti ragionassero così, mi potrebbe dire qualcuno, allora al Pride di Roma non andrebbe quasi nessuno! Sì, esatto, è quello che spero. Un grande flop sarebbe la prova che questa gente rappresenta se stessa, come ci diciamo sempre e continuamente ma come poi non mettiamo mai in pratica.

Ma se andiamo alla manifestazione poi evitiamo la strumentalizzazione? E come, di grazia? Ci mettiamo un cartello con scritto “Fabrizio Marrazzo ed Imma Battaglia non mi rappresentano”? Oppure fischiamo educatamente all’intervento di Marrazzo, che già so pieno di significato e di lucida visionarietà per un futuro migliore? Raccogliamo le firme contro gli organizzatori? No perchè guardate, facciamoci questo bagno di realtà, la notizia sarà che tot-mila persone hanno partecipato, e quei due si intesteranno tutti i tot-mila, contando anche sulle loro entrature nel settore dell’informazione, le stesse che fanno sì che si fa una fiaccolata auto-convocata e quelli fotografati sono loro, moderni eroi di questo gran ciufolo.

Sappiate che, fuori dal movimento gay, nessuno conosce queste dinamiche, e tutti pensano che l’Arcigay sia una lobby politica, e non l’associazione delle saune gay.

Quindi, io non andrò al Pride di Roma, con un grande senso di libertà nello scegliere di non andare.

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Pubblicato il 13 giugno 2010, in Fatti miei con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 28 commenti.

  1. Bene. Questo vuol dire che verrai a Napoli il 26?

  2. Paolo condivido in pieno quanto dici, e ci sarebbe anche molto di più da aggiungere. il problema però quest’anno sai qual’è? se vai, diranno che avvalli il pride di Marrazzo-Battaglia, se non vai allora diranno che sei dalla parte del Mieli e degli antagonisti.
    ora – detto francamente – io non so quale sia la scelta peggiore dal momento che io non sono ne per l’uno, ne per l’altro…
    questo è al momento ciò che ancora mi blocca una decisione… e quindi – per vedere le splendide femminelle napoletane – da buon napoletano, quest’anno per la prima volta in vita mia andrò ad un pride fuori roma… non perché io lo riconosca come pride nazionale (itinerante?) ma solo perché è a napoli…

    • Se dovessi scegliere tra Arcigay Roma e Mario Mieli, comunque sceglierei il Mieli, anche se le loro idee politiche sono molto distanti dalle mie, più di quelle dell’Arcigay di sicuro.

      Però, il punto è che il Pride di Roma è Marrazzo-Battaglia, quindi non esserci è sicuramente sconfessarli, mentre esserci è appoggiarli, poi le ulteriori letture le faremo quando capiteranno i fatti per farle.

      O se preferisci Fabio: se venissi, a sentire Marrazzo dal palco, mi verrebbe una gastrite, e quindi non sarebbe una celebrazione e una festa ma una solenne incazzatura.

  3. ti avrei chiesto di persona cosa pensavi della cosa, visto che nutro le stesse tue perplessità – e ancora non ho deciso se andare.
    certo a pensare che siamo a questo punto (e che uno può finire di non partecipare a una rivendicazione per evitare attribuzioni e strumentalizzazioni) è due volte sconcertante.

  4. Sono deliziato da questo post; è praticamente perfetto, ti faccio i miei complimenti.

    A proposito del Mieli, tuttavia, mi tocca ricordarti che gestisce “Muccassassina”, dove mi risulta si possano organizzare campionati informali di sesso bareback (nella darkroom) e di slalom gigante (con tutta quella neve!). Quindi, nonostante il lavoro fatto dal Mieli sul campo sia pregevole e senza paragoni nel mondo dell’associazionismo gay, si può tranquillamente affermare che nella capitale “er più pulito c’ha ‘a rogna”, e che alla fine tutti speculano sulla pelle dei froci, più o meno in buona fede.

    Andare a Napoli per il pride è una buona idea, ma non certo per sfilare sotto il sole cocente in modo che Arcigay nazionale o altri gestori di scopatoi ad alto tasso di sieroconversioni rivendichino di poter parlare a mio nome!

    Piuttosto, intendo recarmi fresco e riposato a qualche festa danzante post-pride in cui si celebri l’orgoglio gay con l’abuso di alcool, droga e sesso in darkroom (possibilmente non protetto). Ragazzi, questa sì che è dignità, già mi sento orgoglioso.

    Avendo ormai rinunciato ad intraprendere una relazione nello squallido mondo dei gay italiani, intendo almeno verificare la diceria sulle doti amatorie dei partenopei. Ma stavolta con una statistica seria, basata su un campione congruo, non solo qualche decina di casi isolati.

    Buon pride a tutti!

  5. Mai avuto questo tipo di conflitti di coscienza: non ho mai partecipato ad un gheipraid in vita mia. Probabilmente vi apparirò snob ma l’idea della carnevalata non mi ha mai convinto.
    In ogni caso, buona partecipazione a quelli che ci andranno.

    • Beh sai, in un anno in cui il pestaggio è diventato lo sport nazionale, l’idea che la carnevalata possa non convincermi passa decisamente in secondo piano.

      A parte questo, credo che ci sia un bel po’ da ragionare su una sorta di auto-omofobia delle persone omosessuali, quelle infastidite dal carnevale come dall’effemminato o da tante altre cose.

      Premetto che non mi riferisco a te o a nessuno in particolare ma parlo per me. Se non mi piace la carnevalata, è prima di tutto un problema mio.

      Che poi il pride come è oggi sia la forma adatta a manifestare (che cosa poi, l’orgoglio omosessuale? orgoglio? in Italia? ma ci stiamo prendendo in giro) è un diverso argomento di discussione.

  6. Personalmente non ritengo che il partecipare al Gay Pride di Roma di quest’anno significhi avallare Marrazzo e Battaglia. Io ci vado perché il Pride è la giornata in cui si dà massima visibilità alle persone omosessuali e transessuali.

    Il dibattito, a mio avviso, deve rimanere interno, ma il giorno della parata bisogna essere uniti e far vedere che siamo in tanti, per mostrare alla città, agli omofobi in particolare, che non ci spaventano, che non riusciranno a rigettarci nell’anonimato.
    Non andare al pride per protesta significa solo farsi un clamoroso autogoal a mio avviso, poi ognuno agirà secondo la propria coscienza.

    Ricordando, appunto, che a Roma per quanto riguarda le associazioni il più pulito ha la rogna, e che non mi risulta che prima non ci fosse egemonia e ritorno di immagine (e di soldi!), fin quando era gestito solo dal Mieli.

    In ultimo, dissento da queste immagini stereotipate dei gay tutti droga e sesso e dell’impossibilità di stringere rapporti sani: lasciatevelo dire, frequentate i posti sbagliati.
    Le persone omosessuali sono come tutte le altre, ci sono brave come cattive persone. Scrollatevi di dosso l’omofobia interiorizzata e farete un favore a voi stessi.

  7. Senza pretendere di dare lezioni agli altri, io mi sono scrollato di dosso l’omofobia semplicemente smettendo di frequentare i locali gestiti dalle associazioni gay: infatti, se per omofobia interiorizzata si intende uno stile di vita autodistruttivo e denigrante, mi sembra che al Gayvillage, a Muccassassina o in una sauna arcigay qualunque ce ne sia ben di più che nei cessi di un autogrill.
    Dovrei essere unito a chi? Forse alla mia famiglia, ai miei amici, alle persone che mi vogliono bene e mi rispettano. Dovrei unirmi a persone con cui condivido solo i gusti sessuali? Mi pare un po’ limitante.
    Io il pride lo vivo tutti i giorni nella mia vita, dosando un po’ di discrezione e una buona dose di coraggio. Non accetto che qualcuno mi venga a dire che c’è un modo solo di essere gay, mi sembra arrogante e poco intelligente.
    Per proteggere i gay dalla violenza dovrebbe bastare la polizia. Se oggi in Italia non avviene, il problema è lo stato democratico della nazione.
    Mi pare inutile parlare di diritti dei gay in un paese in cui vanno al governo giovanotte procaci che si sono guadagnate un ministero in ginocchio, o in cui si uccidono o torturano manifestanti, detenuti, transessuali da parte delle stesse forze che in teoria dovrebbero garantire la sicurezza della popolazione.
    Il caso Aldrovandi mi scuote molto di più di qualunque aggressione ai miei “simili” (anche Federico era un mio “simile”: era una persona, come me).

    • Mi trovo completamente d’accordo con Illuminismo.
      Anche se non è giusto fare classifiche nella violenza, la morte di Federico Aldrovandi o quella di Stefano Cucchi,entrambe per mano “delle forze dell’ordine”, mi hanno sconvolto di più delle aggressioni agli omosessuali, nel qual caso la mano che colpiva era l’ignoranza.
      Ho un’età per cui sono cresciuto politicamente nelle manifestazioni politiche di fine anni ’70/inizio anni ’80, gli anni di piombo. Allora, partecipare ad una manifestazione significava portare in strada un modo di vivere, pensare, sentire che era il nostro abito quotidiano, per quelli di sinsitra come per i fasci. Non è certo quello che ho trovato nei pochi pride cui ho partecipato: l’orgoglio era limitato al tempo della parata in cui si sfoggiavano a torso nudo pettorali e addominali da urlo, oppure il nuovo paio di mutande D&G o uno sfolgoranre boa di struzzo con tutti i colori rainbow. Poi, finito il tutto, si tornava a fare le velate: in casa, sul lavoro, con gli amici che non siano quelli della disco gay e l’orgoglio messo da parte fino al pride successivo.

      • Mi viene da chiedermi, pensando a chi si prepara al pride romano, in quanti sappiano chi è Federico Aldrovandi, e in quanti invece chi è Tyson Ballou.

        • Per un attimo il mio atavico senso di inadeguatezza, unito a quello di colpa che sempre mi fa pensare di non avre fatto tutto, di non aver studiato abbastanza, mi ha fatto temere di non conoscere chissà quale esponente politico importante nel mondo gay… ho dovuto cercarlo su google..

        • Sono due ragazzi, uno è stato fortunato e l’altro no. Questo mi pare il modo più semplice e più giusto di raccontare tutta l’ingiustizia che c’è stata.

          Penso che uno potrebbe anche andare al Pride e non sapere chi è Federico Aldrovandi (o Stefano Cucchi) e invece avere il poster in camera di questo Ballou, che è un bel figliolo e scatena gli ormoni.

          Non dovrebbe servire essere onniscienti per partecipare al Pride, ma appunto dovrebbe esserci una organizzazione che desse un senso politico a quello che si fa, e sì l’organizzazione dovrebbe essere onnisciente. O quantomeno accorta.

          Poi, se c’è un senso politico, se c’è una idea e un obiettivo, se non c’è la voglia di vendersi per un piatto di lenticchie, allora non ci sarebbe proprio niente di male se nel Pride ci fossero dei bei maschioni con gli addominali scolpiti che ballano a torso nudo. Ma se ci sono solo quelli, guai a noi. Dico: guai a noi.

          Mi viene in mente in questi casi quello che Enzo Baldoni scrisse a proposito del suo funerale, che riporto qui da Wikipedia:

          “Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete. Vorrei l’orchestra degli Unza, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po’ anche a me. Voglio che si rida – avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte – . E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un’offesa alla morte, bensì un’offerta alla vita.”

  8. un paio di anni fa facevo parte di un’associazione queer (sfigatissima ma almeno all’inizio onesta) ed eravamo nel comitato pride di torino. Una sera, siccome l’occasione cadeva vicino alla giornata mondiale conto l’omofobia, e gli organizzatori se ne riempivano la bocca, proponemmo provocatoriamente: “Scusate, ma se la manifesta deve essere di forte protesta, vestiamoci tutti di nero, magari magliette con sopra la scritta “vittima dell’omofobia” e sfiliamo in centro in silenzio. Un minimo minimo minimo di impatto mediatico ce l’avremo pure, no?”.
    Stendo un velo pietoso sullo sguardo che ci diedero e sulle risposte legate al marketing.
    Arrabbiati ma telegenici e in minigonna, mi raccomando, che sennò diamo fastidio.
    E’ un bene, credo avere certe esperienze, così un smette di credere a Babbo Natale…

    • Telegenici e in minigonna. Ma se per disgrazia di qualche cromosoma foste ciccotti, potete sempre far crescere la barba e adottare una variante dello stereotipo.

      Ok questa è un po’ cattiva (e mi scuso se qualche amabile orsetto si dovesse sentire offeso – è lo stereotipo che critico, non la scelta personale). Ma infondo anche io ogni tanto sono una checca isterica e do’ di acido. E che cazzo…

  9. Apprezzo il livello della discussione civile, intelligente e spregiudicata. Non dico che sembra di stare in un cenacolo di philosophes, ma in un gruppo di teste pensanti sì – e di questi tempi non è poco.

    Piccola notazione sui cicciotti: effettivamente qualche chilo di troppo scoraggia i figoni dal parlarti in discoteca o al Gay pride, dove bisogna essere tutti in tiro e fotogenici al punto giusto. Quando poi li incontri nei cessi di qualche autogrill, tuttavia, gli stessi figoni sono più socievoli.

    Per questo, tra un gay pride e il cesso di autogrill, l’esperienza alienante e disumana mi sembra la prima e non la seconda: e lo dice uno che ha partecipato a tutti i pride del secolo scorso, e che se si trova in qualche paese occidentale durante il pride va volentieri anche alla parata.

    Ricordo una bellissima fiaccolata contro l’AIDS, a Copenaghen il 1 dicembre di tanti anni fa: un momento quasi religioso di condivisione. Mi viene ancora la pelle d’oca.

    E a proposito di oche, buon gay pride a tutt*!

    • Sui filosofi o circa tali: non è che nel mondo gay italiano manchino le teste che pensano, come non mancano nella società in generale; ma non riescono ad entrare nei circuiti della rappresentanza, che siano le associazioni gay, i partiti, i gruppi dirigenti.

      Comunque, è molto rinfrancante vedere e leggere tutte le vostre voci, anche nelle diversità e nelle differenze che, sia permesso dire, sono molto meno forti di quello che forse pensate; è la passione che è molta.

    • Illuminismo, è tale il tuo entusiasmo che comincio a rimpiangere che non esistano cessi di autogrill per le donne. Mi sembrano luoghi di interscambio sinceri, spigliati e spontanei… tigre sente una vaga invidia… ;)

      • Si, hai usato 3 aggettivi corretti: sinceri, spigliati, spontanei. Si cerca una sola cosa e non ci sono infingimenti.

        • Non esagerate… Io ho la pellaccia dura, ma ogni tanto qualcuno si becca un cazzottone (o peggio) per aver frainteso uno sguardo :) Però sì, non ci sono le orrende sovrastrutture di una discoteca gay.
          Quando ero a Londra appena diciottene, ormai diversi anni fa (ahimé), si criticava sempre la famigerata “attitude” e io allora non capivo cosa fosse… adesso l’ho capito anche troppo bene. Io invidio le donne lesbiche perché loro non hanno attitude, cioè non se la tirano (tranne qualcuna infettata dagli amici gay, ma son casi isolati).
          Con un gruppo di lesbiche sarebbe anche possibile farsi una bella partita di pallone tra rutti e calci negli stinchi, se qui a Roma non fossero quasi tutte separatiste, arciconvinte che sotto sotto tutti gli uomini desiderino la loro preziosa patatina.

  10. “Dovrei unirmi a persone con cui condivido solo i gusti sessuali? Mi pare un po’ limitante”

    Chi lo ha detto? Personalmente non faccio differenze e mi unisco alle persone con cui sto bene, di qualunque orientamento sessuale esse siano. Poi è normale che con le persone omosessuali ci sia più affinità, per una serie di ragioni, che riguardano la sfera dell’emotività e delle esperienze vissute, e di certo non il sesso.

    Io il pride lo vivo tutti i giorni nella mia vita, dosando un po’ di discrezione e una buona dose di coraggio.

    Discrezione rispetto a cosa? Perché i gay dovrebbero essere sobri? Qualcuno me lo deve spiegare perché io non lo capisco. Io sono semplicemente me stesso e agisco in base alla mia personalità, di certo non al mio orientamento sessuale. Poi se per discrezione si intende non dare un bacetto per strada al proprio partner allora vabbe’ mi cadono le braccia.
    Concordo sul fatto che bisogna essere se stessi 365 giorni all’anno, e io, nel mio piccolo, cerco di farlo, non nascondendomi mai.

    “Non accetto che qualcuno mi venga a dire che c’è un modo solo di essere gay, mi sembra arrogante e poco intelligente.”

    Ripeto, ma chi è che dice ste cose? Cosa significa “c’è un solo modo di essere gay”? Boh, io sono semplicemente me stesso. Non faccio queste distinzioni nette “mondo gay da una parte con tutti i ricchioni che fanno questo e quello” da una parte e “mondo etero di persone normali e civili e di sani principi” dall’altra. Io mi vivo il mio mondo, e non riesco a capire queste due scissioni. Il problema è secondo me di chi si sente gay solo se va nei locali o a battere nei cessi dell’autogrill. Io sono gay sempre, soprattutto considerando che non sono mai entrato in sauna in vita mia, mai stato in un battuage, e i locali gay li frequento solo saltuariamente ma non per partito preso, semplicemente perché non mi capita.

    “Il caso Aldrovandi mi scuote molto di più di qualunque aggressione ai miei “simili” (anche Federico era un mio “simile”: era una persona, come me)”

    A me scuotono allo stesso modo e non faccio delle scale di valore. Se a te scuote di meno il pestaggio di una PERSONA (PERSONA!!) che viene picchiata semplicemente per quello che è, cioè omosessuale, è un tuo problema di omofobia interiorizzzata, ripeto. Sempre lì si va a parare, come vedi :)

    • Mio caro Daniele,

      Vatti a leggere cosa hanno fatto a Federico Aldrovandi, prima! A me scuote di più che alcuni membri delle forze dell’ordine del nostro paese si sentano legittimati a torturare e uccidere impunemente, piuttosto che un gruppo di ragazzotti confusi pesti un finocchio, perché la prima delle due cose non avviene nelle democrazie occidentali e la seconda sì, per quanto siano entrambe deprecabili. Peraltro, non vedo proprio come marciare bardati di piume di struzzo possa combattere la violenza omofoba, si vede che sono limitato. Me lo spieghi?

      A me piacciono i gay pride dei paesi occidentali perché sono ancora basati su un’idea di dignità, non sono un carnevale in cui ci si sfoga un giorno per poi tornare mesti nell’armadio tutto il resto dell’anno. Personalmente preferisco non dire a tutti della mia omosessualità per evitare di mettere in imbarazzo persone chiaramente limitate, soprattutto in ambito lavorativo (questo intendo per discrezione). Però come vedi, chi mi cerca sul web può trovarmi con nome, cognome e occupazione. Non sono una velata come ti sei immaginato, proprio no. Sono sempre stato molto affettuoso in pubblico con i miei fidanzati, ma di questo non devo rendere conto a te, esattamente come dei battuage o di qualunque altra occasione con cui esprimo il mio essere sociale.

      Se non sei mai stato in un battuage, buon per te. Spero che tu per questo non ti ritenga migliore di me, altrimenti mi toccherebbe compatirti… Continua pure a fare la tua vita e permetti che io faccia la mia. Lascio volentieri che tu e gli altri militanti, magari in buona fede, siate strumentalizzati da loschi figuri intenti ad accumulare miliardi gestendo scopatoi e intrallazzando con la politica. Ti auguro almeno che qualche soldino ti ritorni, perché altri tipi di guadagno (per esempio morale, con l’approvazione di qualche buona legge) non ne vedrai finché ci saranno questi a fingere di rappresentarci.

  11. latigredanzante

    Ehm Daniele, moltissimi gay sono convinti che ci sia un solo modo di essere gay. Ad esempio ci son blog nella rete nei quali si insultano i gay non dichiarati. Come se fosse la stessa cosa essere gay a Londra o esserlo in una famiglia marocchina o in un piccolo paese, magari con un padre manesco e cose del genere. Le associazioni gay tendono a diffondere comunque una “certa” idea di gay e del luogo ove vive e si ritrova il gay, differenziandolo comunque dal resto della società. Sembra esserci una sorta di gusto dell’autoghettizzazione (parolona).
    Sulla questione saune ecc. non posso pronunciarmi, perchè essendo una donna mi sono oscuri molti topoi dell’esser gay uomo. Posso pronunciarmi però sul separatismo e sulla strettezza di vedute sulla maggioranza (purtroppo) delle persone da me frequentate in quell’ambito. Se provi a entrare a una riunione arcilesbica e dire che sei bisex si spazia da “che schifo io non starei mai con una bisex” a “i bisex non esistono sei solo una vigliacca che non vuole ammettere di essere lesbica”. Quindi ti assicuro che c’è un sacco, un sacco, un sacco di gente che pretende di definire come deve essere e come deve essere mostrata la sessualità di una persona, cosa che dovrebbe essere appannaggio di pochi intimi.
    La gente si divide in piccoli gruppi che hanno rapporti dominati dalla diffidenza, e le associazioni ci sguazzano e non fanno nulla per migliorare la situazione.
    Esempio? A Torino Arcigay organizza incontri di gruppo. Al martedi sera serata lesbica, al lunedì i transessuali, al venerdi i gay. Non c’è mai una serata comune. Non ci si ritrova tutti un giorno alla settimana. Senza parlare, poi, di tutte quelle persone che hanno la famosa identità più fluida che da loro non vengono nemmeno presi in considerazione, vengono snobbati e sminuiti bellamente.
    Io sono andata a alcuni Pride ed è stata tutto sommato una bella esperienza. Ma vedendo queste discussioni mi par di capire che il “marciume” che ho visto a Torino sia comune in tutta Italia. E che depressione…

    • Tigre, Torino è una delle città d’Italia in cui i gay vivono meglio, eppure tu giustamente hai evidenziato delle magagne reali.
      Il nostro paese è spaccato in un nord afflitto dai problemi della commercializzazione della scena gay tipici dell’occidente (ma peggiorati dal fatto che le nostre associazioni sono in realtà solo coperture per iniziative commerciali) e un sud ancora al livello della Tunisia o dell’Egitto, dove prima ancora che le leggi, il problema è la censura sociale. A sud è ancora normale sposarsi e fare la doppia vita.
      Nella stessa Bari, dove lavoro, fare coming out richiede un coraggio da leoni, perché c’è un’omofobia fortissima: e Bari è già una grande città universitaria con una intellighentsja che si vuole illuminata! Ti dico solo che in tutta la città c’è solo la sauna arcigay, per il resto i luoghi d’incontro sono ancora gli stessi di secoli fa: i parchi, i cessi pubblici, o semplicemente la strada.

      • latigredanzante

        E’ vero, Torino è una città molto accogliente. Nei limiti italiani, ovviamente. forse è anche per questo che ci si appiccica un po’ meno alle associazioni, non saprei. Di sicuro erò, come facevi notare tu, non si può abbandonare la critica solo perchè si sta abbastanza bene e magari si è meno discriminati rispetto a chi vive a Bari o Palermo. Sarebbe accontentarsi delle briciole…

  1. Pingback: Qualcuno che la pensa come me « Illuminismo – Enlightment

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