Sempre sul non partecipare al Gay Pride di Roma

Le realtà che oggi “cavalcano” il Pride capitolino, essendone gli organizzatori, negli anni scorsi non aderivano al Comitato promotore, oppure vi aderivano non contribuendo economicamente e fattivamente alla realizzazione degli eventi. Nel 1998, Arcigay Nazionale arrivò a boicottare il Pride di Roma organizzando micro pride nei circoli di quelle città dove vi erano sedi. Imma Battaglia, “paladina” dei diritti civili di gay, lesbiche e trans, fondatrice del Gay Village (utopia transitoria di una falsa emancipazione) sosteneva fino allo scorso anno che i Pride erano uno strumento inutile. Inutile forse per lei. Dopo il 3 luglio, dopo il “Roma Pride 2010″, sarà necessario, a mio avviso, che le associazioni, i gruppi, i movimenti e i singoli interessati ad un percorso di emancipazione e liberazione delle persone LGBTIQ il più possibile unitario, si incontrino di nuovo. Per fare chiarezza, per fare autocritica (se necessario) e per comprendere quale strategia adottare da qui ai prossimi anni. Ma l’ecumenismo forzato nemmeno in questo caso, è bene ricordarlo, paga. Se per alcuni il percorso di emancipazione e di liberazione passa attraverso gli applausi ad Alemanno, le strizzate d’occhio con la Polverini, il sostegno alla candidatura di Rutelli a Sindaco della città di Roma, la Gay Street, il Gay Village, la difesa pedissequa di interessi commerciali, la “contaminazione” con una destra “sorda” clericale e fascista, la promozione di un nuovo “pensiero debole” anti ideologico che sa tanto di qualunquismo, di populismo e di opportunismo, le strade continueranno ad essere divise. Consapevoli, tutti, di lavorare, ognuno a modo suo, per lo stesso fine. Almeno spero. Per quanto mi riguarda, e credo di non essere il solo a pensarlo, la nostra emancipazione e liberazione sarà raggiunta attraverso la “contaminazione” vera della società. Attraverso quei tanti micro pride che ogni giorno, ragazze e ragazzi fanno, spesso in totale solitudine, in famiglia, a scuola, nel gruppo dei pari, tra colleghi e amici. E per questo non c’e’ bisogno di finanziamenti, di svendita delle proprie idee, di compromessi al ribasso, di elaborazioni teoretiche. A loro dovremmo pensare più spesso. Da loro dovremmo cominciare ad imparare.

Il resto della intervista a Mauro Cioffari è qui

Annunci

Pubblicato il 14 giugno 2010, in Fatti nostri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Credo che lo spirito del 28 giugno 1969 non sia assolutamente negli eventi organizzati da associazioni che fanno soldi sulla pelle dei finocchi (vedi la voce “associazione gay” del mio dizionarietto frocio-italiano), ma in uno spirito diverso.

    Non sono d’accordo con Mauro sulla chiusura del pride alla destra: il problema è educare la destra alle differenze, senza chiudersi a più di metà della società italiana a prescindere. Un percorso non facile, se l’ex animatore dei gruppi gay padani ha finito per togliersi la vita! Non a caso, in USA esistono gruppi gay repubblicani, per dimostrare che “siamo dappertutto”, non solo nella sinistra liberal. Altrimenti si finisce come in Italia, a vivacchiare nella riserva indiana di Rifondazione comunista e in qualche pd illuminato.

    Sono invece d’accordo con Mauro al 100% sul discorso commerciale. L’unica cosa interessante nella comunità gay in Italia oggi mi sembrano i piccoli gruppi veramente non a scopo di lucro: i gruppi sportivi o religiosi, i cori…
    Passare del tempo in compagnia al di fuori di un circuito commerciale: questa è la vera liberazione del XXI secolo, non solo gay e non solo in Italia – il mio amico Dalibor da Stoccolma mi raccontava come anche il pride locale sarà pieno di eventi a pagamento, praticamente delle feste commerciali. Anche se la RFSL svedese è estremamente più stimabile dei vari arcigay nostrani, perché prende soldi dallo Stato e non dagli scopatoi, per fare veramente informazione sulle MST, lotta all’omofobia, ecc. Ma anche la RFSL è diventata un po’ un ministero.

    Come diceva latigredanzante nel post precedente, anche i gruppi “off” possono farsi risucchiare nella cultura commerciale mainstream: a quel punto è necessario raccattare i propri quattro stracci e andarsene con dignità, consci che l’intelligenza e l’onestà sono sempre un po’ emarginate.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: