L’educazione dei giovani olandesi

Ero in un piccolo parco di Amsterdam (quello davanti all’Hortus Botanicus) e ho visto una scena che per come si è svolta è stata molto, molto diversa da come si sarebbe potuta svolgere in Italia.

C’era un giovane virgulto, di due o tre anni, che aveva deciso di entrare nella vicina fontana, dove l’acqua è profonda forse venti centimetri.

In Italia, di fronte a siffatta temerarietà, sarebbe successo circa questo: la madre (o altra figura femminile) si sarebbe messa ad urlare per fermare lo sciagurato, perchè l’acqua sarebbe stata troppo fredda, troppo sporca, troppo a rischio annegamento, troppo piena di animali, di oggetti appuntiti, di oggetti arrugginiti, di buchi in cui venire risucchiati. Se le urla della madre non fossero state sufficienti a far rientrare l’impavido esploratore, ella si sarebe rivolta, con cipiglio, al padre (o altra figura maschile) dicendogli ecco, è così che lo educhi, è così che ci stai dietro, vallo a prendere che poi si fa male, cade, gli viene il raffreddore, l’allergia, i reumatismi, ed in base al livello di ansia percepito nella suddetta voce, il padre avrebbe più o meno messo in atto alcuni o tutti dei seguenti comportamenti: bestemmiare, mettere da parte il giornale che stava leggendo, entrare in acqua spruzzando tutti gli astanti, riprendere il pargolo dandogli una sberla, uscire dall’acqua, bestemmiare di nuovo. Il reprobo sarebbe quindi stato consegnato alla madre che avrebbe contestualmente provveduto ad asciugarlo, pulirlo e punirlo, dove l’ordine delle azioni correttive è dato dalla necessità più impellente, ma ci sarebbero state tutte. Il pupo avrebbe pianto, ma si sarebbe formato un capannello di curiosi che a turno avrebbe guardato con approvazione la madre, quindi commentato sul fatto che è uno schifo, che le fontane sono trascurate, che quanto paghiamo di tasse, che è colpa del sindaco, che una volta i giovani avevano più rispetto.

In Olanda è invece successa la seguente cosa: il pupo è entrato in acqua, ha girato un po’, ed è quindi uscito da solo.

Altro episodio all’aeroporto, dove un bambino portava la carrozzella con un bambino molto piccolo dentro, che si è però rovesciata all’indietro.

In Italia, ci sarebbe stato un urlo di una signora che osservava, casualmente, la scena, poi qualcuno sarebbe accorso, subito ci si sarebbe chiesti se era da chiamare un dottore, qualcuno si sarebbe messo le mani sul volto alla urlo di Munch, quindi i genitori sarebbero arrivati e si sarebbero messi ad urlare contro l’assassino in erba, che sarebbe stato schiaffeggiato davanti a tutti, giusto per evitare che si potesse anche solo pensare che si trattava di genitori poco severi e poco prudenti che danno troppe libertà ai figli, un po’ di tizi si sarebbero messi a ricordare episodi analoghi, e a commentare sul fatto che i figli sono di chi li cresce, che se uno non li sa educare meglio che non li fa, infne sarebbe potuta accorrere una guardia giurata ansiosa di dare una mano.

In Olanda è successa la seguente cosa: la carrozzina è stata ritirata su.

Ora io non saprei dire quale sistema educativo sia migliore, ma certo che quello olandese è a zero ansia, e visto come vengono su belli grossi e privi almeno di cicatrici visibili, direi che è un buon sistema.

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Pubblicato il 29 giugno 2010, in viaggi con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Questo è il metodo anche tedesco. Dai risultati che vedo, il metodo permette ai pargoli di diventare degli adulti autosufficienti e responsabili delle loro azioni. A me piace, come metodo, ma ha dei lati negativi. L’aiuto reciproco e il mutuo soccorso nelle società che utilizzano questo metodo sono molto meno spontanei.

  2. aahhaha ho tre figli,vivo a roma mia madre è tedesca e sono stata tirata su col metodo tedesco, 40 anni fa non era sovversivo come adesso, si stava per strada si andava in bicicletta si giocava a calcio a biglie a elastico a campana si stava insieme ci si faceva anche malissimo senza troppe smancerie

    oggi tutti soli, supervisionati, ipercontrollati, all’uscita delle scuole si sentono solo nonne o tate che intimano “non correre che sudi, che cadi, stai attento” ecc dopo 8 ore inchiodati alla sedia

    baratterei volentieri il disinteresse altrui per me e i miei figli scafati con il loro futuro di adulti autosufficienti e responsabili delle proprie azioni.

  3. aahaah….ottima lettura…per maestre…

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