Bancoposta addio

Anche Sabato scorso sono stato alle Poste, per la questione della mancata ricezione del PIN per il nuovo Postamat. Già nell’occasione la mia pazienza era stata duramente messa alla prova, con impiegati che, oltre a darmi del tu, si prodigavano in consigli deliranti (tipo: potresti usare la PostePay se vai all’estero: certo come no, così pago la commissione di prelievo contante, sempre che funzioni perchè in quella modalità potrebbe volerci un PIN diverso dal solito; oppure: se attivi la SIM di PosteMobile, puoi vedere il saldo del tuo conto: utile, poi magari quando devo pagare qualcosa faccio vedere al creditore il saldo, e stiamo bene così che anzi sicuramente si sentirà pure onorato di vedere il mio saldo).

Comunque, oggi sono tornato allo scopo di chiudere il conto (quindi è la quinta volta). Avrei voluto semplicemente lasciarlo quasi vuoto, trasferendo i soldi tramite un bonifico, ma non si possono fare bonifici se non si ha un Postamat attivo. Al che, dopo una comprensibile irritazione (del tipo: se non mi ridate qui subito tutti i miei soldi chiamo i Carabinieri) abbiamo determinato che non potevo che chiudere il conto, ottenendo un assegno da depositare nella banca (stavo per scrivere nuova banca, ma le Poste non sono una banca e non perdono occasione di dimostrarlo).

Naturalmente, mica finisce così, perchè dopo aver firmato sei o sette fogli, mi hanno detto che gli ultimi 75 euro mi vengono restituiti con un vaglia, che mi arriverà per posta; anche se mi sono tolto una soddisfazione a dirgli che allora sto fresco, arriverà per fine anno, l’idea di doverci nuovamente tornare mi causa un senso di fastidio estremo, sembra proprio una costruzione kafkiana da cui non ci si riesce mai a liberare.

La direttrice che ha provveduto alla chiusura del conto, che è stata sufficientemente sensibile da non chiedermi di compilare il modulo sulla qualità del servizio e il motivo di chiusura (c’ha pensato lei, altrimenti credo che avrei disegnato simboli satanici e maledizioni in lingue morte) si è anche scusata ripetutamente per il problema riscontrato, dicendomi però che non dipende da loro.

Come ho provato, inutilmente, a spiegare a tutti loro, la questione è che nell’attuale BancoPosta non c’è una via di fuga: se le cose non funzionano, non c’è modo di recuperarle riattivando la procedura. Non ho mai avuto un conto online con loro perché la procedura si era bloccata, e non può essere riattivata, e dopo un anno di discussioni ho rinunciato (in realtà, una volta chiamai il loro centro telefonico millantando una conoscenza con uno dei consiglieri di amministrazione delle Poste, cosa che in effetti sortì un effetto: mi richiamarono a casa dandomi un numero di fax – presumibilmente segreto e noto solo agli iscritti ad una loggia massonica – a cui avrei potuto inoltrare richiesta). Ora la stessa idea si ripeteva con il PIN del Postamat, e il Sabato vorrei andarmene a mare, non in filiale a discutere di assegni, carte di credito e di debito, prelievi all’estero, codici di attivazione, segnalazione di disservizi: datemi dell’epicureo.

Erano 7 anni che avevo questo conto, che aprii subito dopo la laurea, in un’epoca e con aspettative diverse, allora la cosa che fosse un contesto così “familiare” me lo rendeva attraente, ma poi è diventato sempre più un problema organizzativo, tacciando del succoso 0.1% di rendimento.

E’ anche da dire che una volta mentre ero in fila rimorchiai un grazioso giovanotto, cosa che ora sarà preclusa dal nuovo conto on-line che ho.

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Pubblicato il 17 luglio 2010, in Fatti miei con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Un’ora di conversazione, un accenno all’andare in posta; un’altra ora di conversazione, ed un secondo accenno all’andare in posta… c’era da capirlo che fosse un campanello d’allarme ;-)
    Il conto online darà la possibilità di restare di più in chat, quando però ti accorgerai di aver inserito il tuo num. di cellulare al posto della password (e di conseguenza di aver dato al bel visino i dati d’accesso al tuo conto) sarà troppo tardi :D

  2. Ti consiglio il conto on line di Chebanca. Ce l’ho da due anni e non mi ha mai dato problemi. 1 euro al mese, carta di credito, pagamenti e bonifici, ricariche ecc. La pubblicità è piuttosto stronza ma il servizio è eccellente.

  3. “c’ha pensato lei, altrimenti credo che avrei disegnato simboli satanici e maledizioni in lingue morte”
    Ahahah Paolo, sto ancora ridendo!

    Io i miei soldi ad una banca che si chiama Che Banca! (con tanto di punto esclamativo) non li darei mai neppure se mi offrissero una cena al mese… Visto poi chi ha come azionisti, solidarizzo con la scelta di Paolo :))

  4. Se ci mettiamo a controllare l’onesta dei banchieri non si salva nessuno e l’unica soluzione è di metterli nel materasso.

  5. rimorchia in palestra e fatti un conto online :D

  6. Avevo pensato alla banca etica ma costa molto di più e non è così efficiente: Chebanca è troppo pratica e conveniente per permettermi il lusso morale di un servizio più costoso

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