Sulla Fiat, Napolitano mette in mora il governo

Le letture della vicenda Fiat sono parziali, come è sempre stato nella storia d’Italia.

Del diritto o non diritto dei tre lavoratori, reintegrati da una sentenza del giudice, a tornare sul posto di lavoro non mi pronuncio, perché a quanto ho letto anche di fronte ad una sentenza di reintegro l’azienda non è costretta ad avere il lavoratore sul posto di lavoro; può (potrebbe?) limitarsi a pagare lo stipendio: magari questo è lesivo della dignità del lavoratore, ma non essendo un giuslavorista non ci costruisco voli pindarici; di sicuro, la Fiat farebbe bene a riflettere sulla convenienza politica di quello che sta facendo, e a dare una robusta strigliata a chi ha gestito la vicenda, anche dal punto di vista delle relazioni pubbliche. Non arrivo a dire che la Fiat farebbe bene a riflettere sul fatto che il suo migliore alleato in Italia rimane la legge sopratutto se vorrà, nello stabilimento di Pomigliano d’Arco, non avere fenomeni di assenteismo ingiustificati ma anzi drasticamente puniti.

Quello di cui vorrei invece dire è stato il ruolo del Presidente della Repubblica. I tre operai gli hanno scritto, e il Presidente ha risposto loro pubblicamente. Ogni giorno moltissimi cittadini scrivono al Presidente (e credo che non occorra nemmeno il francobollo sulla lettera) ma assai raramente questi risponde tramite un comunicato ufficiale.

In questo caso, ha intanto risposto, poi c’è stata la replica di Marchionne (che ha capito di essersi messo in un angolo) e, ancora più insolito se non proprio incredibile, la replica del Presidente, che ha detto di apprezzare molto il tutto: una paterna carezza, fatta con mano ferma, sul faccione dell’A.D. di Fiat, in cui gli si è chiesto di non rompere ulteriormente i coglioni, perché quando il Presidente della Repubblica dice di apprezzare quello che farai, è perché tu devi farlo, grazie e arrivederci.

Tutte queste esternazioni del Presidente sono molto irrituali, a dir poco. Se Napolitano le ha fatte, non è perché vuole imitare Cossiga; ma perché il governo italiano, ancora e sconvolgentemente, è privo di un ministro dello Sviluppo Economico, cioè proprio della persona che si sarebbe dovuta occupare di questa vicenda della Fiat.

L’irritazione di Napolitano forse non emergerà, ma è certamente fortissima, proprio per l’idea di un Presidente che entra in una questione così immediata e quotidiana a fare da bravo sottosegretario.

Questa vacatio della posizione ministeriale, con un premier che parla di governo fortissimo mentre proprio i protagonisti dell’economia e del mondo del lavoro lo ignorano (qualcuno ha chiesto la mediazione di Berlusconi nella vicenda Fiat?) è uno di quei segni che sono sostanza di un governo che semplicemente è evaporato.

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Pubblicato il 26 agosto 2010, in Fatti nostri con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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