La cosiddetta omofobia della Versilia

Come si scrive un bellarticolo per il blog? E’ facile, basta leggere Repubblica.it oppure Corriere.it, trovare la Notizia Che Indigna del Giorno, e scrivere un Post Grondante Indignazione: fa fino, non impegna, e siamo tutti dei cittadini modello.

Questo comportamento porta poi a pensare che non c’è nessuna necessità di scrivere per un blog, meglio un bel messaggio su Facebook, dove anzi la platea è anche più vasta e poi ci sono le foto, metti che rimorchio uno bono o una gran gnocca (titolo di questa introduzione: I blog come sovrastruttura).

Il meccanismo è ben chiaro anche alle associazioni gay, che sempre meglio imparano ad usarlo. Così c’è stata prima l’Arcigay con la vicenda del bacio al Colosseo (i due poveri omosessuali fermati da una pattuglia dei Carabinieri perché si baciavano: solo che pare che questo bacio avvenisse con uno dei due inginocchiato, e non per una forte differenza d’altezza); un caso ben  rilanciato da Arcigay Roma che doveva giustificare l’appalto appena vinto per la linea di ascolto e supporto ai (appunto) poveri gay.

Non so se questo sia stato il primo episodio di una strumentalizzazione, ma molti altri c’hanno preso gusto; così insieme a vicende realmente tragiche come l’accoltellamento fuori dal Gay Village, ci sono stati povere coppie gay insultate da condomini omofobi (quando invece pare fossero semplicemente incazzati per le consuete beghe condominiali) subito denunciate e portate alla vibrante protesta (i blog trasudanti indignazione a buon mercato) da parte di qualcun altro (mi pare una associazione di gay di destra, sia mai che rimaniamo scoperti).

Ricordo anche il caso del (sempre, ovvio) povero gay insultato in modo omofobo sulla linea 8 a Roma, una cosa che non dice molto a chi non è di Roma ma chi l’ha presa tutto riesce a pensare tranne che ad una linea piena di teppisti pronti all’aggressione; ma certamente abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo a sapere che la povera vittima è diventata ora consigliere dell’Arcigay di Roma, anche se nulla potrà risarcirlo del trauma (quale? boh, che ne so, si dice così e poi vorrei anche io trasudare indignazione a buon mercato).

Certe volte la strumentalizzazione non riesce, così quando c’è stata l’aggressione fuori dal Coming Out verso Simone; Fabrizio Marrazzo di Arcigay Roma si è preso un bel vaffanculo dal sottoscritto quando ha provato ha metterci il suo paterno sigillo ma non ha evitato una pensosa riflessione durante il Pride di Roma.

Eh, fortuna che abbiamo questa gente a difenderci.

Poi è stato il turno del Settimo Cielo (lo stabilimento balneare gay di Roma) in cui un bagnino, evidentemente ubriaco, deve aver redarguito due gay che si abbracciavano teneramente in spiaggia: ovvia la replica del gestore dello stabilimento, per cui i due stavano andando ben oltre; e non ho motivo di non credergli, visto che i gay hanno portato a questo stabilimento delle vagonate di soldi, e nessuno ammazza la gallina dalle uova d’oro sopratutto quando l’ha scientemente allevata nel corso di anni.

Ora arriviamo all’ultima vicenda, quella dei due (sempre, è una costante) poveri gay insultati da un carabiniere mentre si abbracciavano in un bar della Versilia. All’inizio, letta la vicenda, ho sentito puzza di bruciato quando ho visto che la denuncia veniva portata da Gay.it, e che i due lavoravano in locali gestiti dal proprietario del sito, Alessio De Giorgi.

Poi, la puzza di bruciato ha cominciato a farsi forte, perché la versione iniziale era che i due si stavano abbracciando come amici, mentre esiste un video in cui i due sono oltre l’abbraccio. Non me ne frega un cazzo – per parlare chiaro – se quei due stavano facendo qualcosa che sarebbe stato consentito ad una coppia eterosessuale, il punto è che se vuoi denunciare un sopruso dovresti cominciare con il dire la verità, perché chi ha compiuto il sopruso, e i suoi sodali, subito cercheranno di confondere le acque.

Sarà un principio rivoluzionario ed ignoto a molti, ma i diritti si conquistano con la verità, non con le pastette.

Tornando al bar,  è spuntato un testimone che ha raccontato come i due siano ivi entrati cercando volutamente di provocare la reazione dei presenti (“c’è un carabiniere, ora ci divertiamo”) e dallo stesso siano stati bonariamente ripresi, non certo aggrediti od insultati.

Quindi, tutto inventato, tutto ingigantito, tutto creato ad arte.

Vorrei, per l’intanto, dire due parole a questi due personaggi.

Per me, siete due passivacce affamate di cazzo che manco un branco di senegalesi vi basta, tanto c’avete questo bisogno patologico di stare al centro dell’attenzione e di venire tappati nei vostri vuoti interiori. Siete due incoscienti e due stronzi, che avete cercato qualche bravata a buon mercato, solo che invece di avere i coglioni per fare, chessò, un furto, proprio perchè passivacce sfrante vi siete messe a fare gli esibizionisti.

Così facendo, avete contribuito ad alimentare un clima di sfiducia verso i gay, e sopratutto verso quelli che le minacce e le violenze le subiscono davvero. Gente come voi andrebbe presa a sputi dopo aver preso bene la mira, se non fosse che c’è il rischio che la cosa vi possa comunque piacere.

Vorrei fare quindi i complimenti a Gay.it, che prima ha pubblicato la notizia con gran risalto, poi vista la male parata ha evitato di fornire qualsiasi precisazione o rettifica, quando si dice la qualità dell’informazione. Ma ovviamente, non potevano mancare alla conta delle associazioni gay che possono esibire le loro vittime.

Ultimo, un suggerimento a tutti quelli che scrivono un blog: prima di indignarsi, contare fino a dieci, perché il mondo gay italiano non ha bisogno di Masanielli pronti a strillare e a lisciare il pelo  del popolino, ma di gente che sappia ragionare a mente fredda e anche fuori dagli schemi.

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Pubblicato il 27 agosto 2010, in Fatti nostri con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. hai ragione su tutta la linea.
    solo (e ti chiedo scusa della pignoleria) una precisazione; quell’ “ascolto e supporto agli (appunto) poveri gay” andava scritto “ascolto e supporto (appunto) ai poveri gay”. agli poveri non s’è mai sentito.
    :-)

  2. Sono senza parole, solo – che tristezza. Diamine, che tristezza.

    (Ecco, forse – a voler fare l’avvocato del diavolo – i carabinieri non avrebbero dovuto cedere alla provocazione, ché sono professionisti. Ma giusto quello, giusto per trovare il pelo nell’uovo.)

  3. D’accordissimo, e specie nel caso di Viareggio la puzza di bruciato si sentiva ben da lontano. Bastava un po’ di cervello.
    Però due appunti:
    1) “Non me ne frega un cazzo se quei due stavano facendo qualcosa che sarebbe stato consentito ad una coppia eterosessuale”; beh, insomma. Non perdiamo di vista comunque che questo problema esiste e bisogna lottare per risolverlo.
    2) “Passivaccia” usato come insulto mi lascia sempre una strana sensazione addosso. Siamo ancora a farci influenzare dalla concezione che il gay che lo dà è maschio e virile, quindi ammirevole, e il gay che lo prende è femminile, quindi stupido e ridicolo?

    • Ti rispondo nei due punti:

      1) No, proprio perché non dobbiamo perdere di vista il punto che noi gay abbiamo una sovranità limitata, dobbiamo accettare di essere intransigenti anche con noi stessi, e sopratutto. I due non sono in buona fede, ma se lo fossero stati sarebbero comunque rimasti due cretini, e questo perché avrebbero prima detto “ci stavamo abbracciando” e poi si sarebbero corretti dicendo “ci stavamo baciando sulla guancia”. Nella società dell’informazione non ti puoi permettere una retromarcia così rapida, perché l’impressione che rimarrà all’ascoltatore poco attento è che qualcosa non quadri, e quindi hai immediatamente perso qualsiasi credibilità. Questo, ripeto, anche se fossero stati in perfetta buona fede, ed è in questo senso che ho detto che non me ne frega niente se stavano facendo qualcosa che ad altri sarebbe stato consentito, avrebbero dovuto dire esattamente cosa facevano fin da subito;

      2) Il gay passivo ha in genere un desiderio di essere al centro dell’attenzione, e sarebbe strano se così non fosse. Questi due, hanno un desiderio patologico di stare sotto i riflettori, quindi sono due passivacce.

  4. Eh, Paolo, quando scrivi queste reprimende alla Savonarola “mi dai bragia” (= mi fomenti).

    Mentre leggevo il post, mi chiedevo: sono anche io uno dei blogger che Trasuda Indignazione? E mi sono risposto: no. Infatti cerco sempre di pubblicare post sui quali posso documentarmi (cerco, eh, poi mica lo faccio per lavoro, qualcosa di poco preciso mi sfugge sempre).

    Io sono d’accordo con te. I blog dovrebbero essere il contraltare della Notizia Del Giorno.
    Va anche detto che per ogni notizia falsa che i giornali creano ad arte ce ne sono decine vere che non vengono denunciate o vengono taciute. La “Leggenda del Buon Carabiniere” fa il paio con la “Leggenda dei Froci Martiri”.

    Ti dirò di più: il fatto che io scopo con degli uomini non mi fa per niente sentire “gruppo”, “parte” o cose del genere. Non ho molto da spartire né culturalmente né politicamente con “i gay”.

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