Non è intelligente, ma si applica: promuoviamolo per sentenza

Il mio professore di informatica delle scuole superiori era una persona seria. Forse troppo rigido, ma onesto nel valutare le persone che aveva di fronte, per cui alla maggior parte della classe diceva che avrebbero assai meglio fatto a trovarsi un lavoro in cui non dovevano fare gli informatici, perché erano troppo negati.

Una volta, per giustificare la sua linea di condotta, disse una cosa che mi rimane impressa ancora oggi, che sono passati venti anni: se tu sei zoppo, puoi anche sperare di correre i cento metri alle Olimpiadi, ma non puoi pretendere di vincere e che gli altri rallentino per te.

Il mio professore di informatica veniva da una scuola in cui c’erano gli ultimi scampoli di una grande idea di giustizia sociale: la severità nell’istruzione.

Una scuola severa è una scuola che mette tutti allo stesso livello, perchè il figlio del bracciante agricolo e del borghese di città, se studiano in una scuola difficile, andranno avanti solo perché bravi, e quando usciranno da quella scuola potranno trovare un buon lavoro, perché avranno un pezzo di carta che dice qualcosa su di loro.

La scuola facilona è al contrario l’idea più regressiva che esista, perchè promuovendo tutti farà sì che il figlio del borghese erediti l’attività di famiglia (tanto un titolo di studio ce l’ha) e il figlio del bracciante se ne vada per campi (perché il titolo che ha non vale niente).

Oggi, non solo la scuola non deve essere severa (poveri figli, facciamo finta di essere partecipi quando invece stiamo bloccando l’ascensore sociale) ma se un professore boccia uno studente rischia pure un ricorso al TAR.

E’ proprio il caso capitato ad un consiglio di classe che ha bocciato un ragazzo, per la sua insufficiente preparazione nelle materie letterarie: il TAR l’ha promosso per sentenza, perchè poverino il ragazzo è dislessico, quindi non è colpa sua se non riesce a leggere bene, conta l’impegno.

Ennò signori, contano i risultati. Se il ragazzo è dislessico ha il diritto di ricevere una istruzione specifica in una classe adeguata, e se dovete condannare qualcosa condannate le norme della Gelmini che hanno soppresso gli insegnanti di sostegno.

Non potete dire che va comunque promosso perchè in fondo è bravo in musica e in matematica ed è migliorato in italiano; altrimenti appunto un giorno avremo lo zoppo che esige di correre le Olimpiadi, io che voglio essere ammesso all’Accademia Nazionale del Balletto e di Danza Classica, o magari uno negato per il diritto che ci terrebbe tanto a fare il giudice presso il Tribunale Amministrativo Regionale.

Non sta a voi, signori giudici, discernere sui motivi per cui un professore boccia uno studente; e se c’è un dolo, se la bocciatura avviene per antipatia, perché non è stata pagata una mazzetta, perché c’è stata una profferta sessuale rifiutata, se ne occupi la magistratura penale, che in questo caso non è stata interessata perché siamo nel mondo della legittima valutazione di un consiglio di classe.

E’ tremendo che il TAR abbia sostenuto, anzi, che proprio il Ministero ha suggerito di trattare gli alunni dislessici con un occhio di riguardo; perché il compito del Ministero della Pubblica Istruzione è di dare a tutti, anche a chi ha un handicap intellettivo, la possibilità di studiare, non di togliere prima gli strumenti e poi di dire: massì, mandateli avanti, tanto sono handicappati e non ci può uscire niente di buono.

Il TAR può anche dire che era tenuto a considerare la circolare del Ministero; ma ancora e a più ragione, avrebbe dovuto basarsi sulla Costituzione, a cominciare dalla parte in cui si parla di libertà di insegnamento, e proseguendo con le norme che sanciscono il dovere per lo Stato di eliminare gli ostacoli per la libera affermazione della persona. Libera affermazione, non carità.

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Pubblicato il 27 agosto 2010, in Fatti nostri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 29 commenti.

  1. Evidentemente non conosci la Dislessia.

  2. Lettore di passeggio

    Questo post tutto improntato al Buon Senso andrebbe bene come letterina nella posta di un quotidiano.
    Usando i parametri di un caso particolare legato ad un disturbo (la dislessia) e a problemi organizzativi (sembra che i genitori abbiano preteso aiuti e sostegni mai arrivati) si parla dell’universale mondo della scuola ed addirittura si sfiora il concetto di meritocrazia, con tutto il corollario sulle condizioni di partenza, sulle capacità innate o acquisite. Ma è metodologicamente corretto generalizzare a partire da un caso isolato e così particolare? Inoltre una posizione così netta su questo caso si può prendere se non si conosce la vicenda? Non dico di leggere le carte del tribunale, ma un articolo mi sembra un po’ poco.
    Mi sembra un po’ ideologico come post. Addirittura si intravedono le classi ponte (per i dislessici? ma sì mettiamoli tutti insieme… come quelle che la Lega voleva per gli stranieri?). È interessante che quando vuole parlare di questi casi ci si guardi bene dal chiedere ad un pedagogista o ad uno psicologo dello sviluppo o ad un linguistica che si occupa di dislessia, per avere qualche informazione. E invece niente, solo il caro sano Buon Senso.

    • Il Buon Senso è proprio quello consistente nel promuovere una persona perchè sì, insomma, tanto, in fondo, a cosa serve la severità, che è sempre l’opposto del Buon Senso, sopratutto in Italia. Dai su, un po’ di Buon Senso! Un po’ di Elasticità!

      Il linguista o il pedagogo, se vuoi convocarlo, fallo durante l’anno scolastico, quando la scuola invece è stata assente, senza risorse e senza persone per seguire una persona con delle difficoltà non piccole, mentre al TAR si parla solo di aspetti burocratici, pure questi l’opposto dell’intervento ad personam affidato ad un professionista medico.

      Ma, in fondo, che ci frega? Che i dislessici vengano promossi per l’impegno mostrato, così siamo pure solidali e perbene e comprensivi, e sopratutto risparmiamo un sacco di soldi che altrimenti avremmo dovuto spendere per aiutarli.

      Io, se fossi la Gelmini, ad una sentenza del TAR come questa godrei come un riccio.

      • Lettore di passeggio

        Non mi sono spiegato.

        Io ho detto che il Buon Senso che va utilizzato è questo: chi è bravo deve essere promosso e chi non è bravo non deve essere promosso. Ed io sono d’accordo, chi non lo sarebbe, il professor Pazzaglia su questo aveva ragione. Quando non passavo gli esami universitari mica mi arrabbiavo con il professore; quando mi sono laureato con i voti più bassi del mio anno mica ho protestato.
        Lei dice che i tecnici sarebbero dovuti intervenire durante l’anno, allora è informato bene sul caso: io non so se sono intervenuti, se dovevano intervenire durante l’anno, se c’erano i margini per intervenire, se questi erano gli aiuti che aveva chiesto la famiglia. Lei invece lo sa, a quanto si intuisce dalla sua sicumera. Io quando parlavo di tecnici mi riferivo a persone che possono dare informazioni su questi fenomeni a lei, all’opinione pubblica, ai giornalisti che ne parlano, e non (tanto/solo) ai genitori ed agli insegnanti coivolti nella questione. Io non so neanche se la sentenza sia giusta o no, perché non conosco né la storia direttamente né le carte, io semplicemente facevo notare che lei usa questo caso “particolare” per giudicare l’intero mondo dell’istruzione italiana, generalizzando le particolarità di questo caso. Se questo le sembra metodologicamente corretto, faccia pure, non c’è bisogno di alterarsi, di dire che “ci meritiamo” la Gelmini (tra l’altro cosa c’entra la Gelmini?)

  3. Sono completamente d’accordo. Per esperienza posso dire che non serve nemmeno il TAR. Molti professori hanno interiorizzato il concetto che per decidere se promuovere o no è più importante il percorso del risultato finale. Che poi, se lo applicassero per intero, non sarebbe un disastro come è oggi. Se si deve tenere conto del percorso bisogna bocciare anche chi potrebbe prendere nove ma è pigro e si accontenta di un sei e mezzo.

    • Quando ero professore all’università, mi capitò uno studente che al primo esonero aveva preso uno striminzito 17, mentre al secondo 31, con un compito in cui aveva fatto direttamente la bella, senza alcun errore (ammettevo al secondo esonero anche chi prendeva qualcosa in meno di 18 al primo, e il voto massimo allo scritto era più di 30/30 per bilanciare la difficoltà del compito rispetto alla classe).

      Questo studente fece un ottimo orale, per cui passò l’esame con 27/30. Prima di verbalizzarlo, gli dissi che avrei controllato il suo libretto per vedere se avevo ragione su una cosa che pensavo, ed in effetti i miei peggiori sospetti ebbero conferma, aveva una sequenza di esami (era al primo anno) tutti superati con almeno 27.

      Allora gli dissi che non lo apprezzavo affatto per il 27 che aveva preso con me, perché sia da quel compito che dai voti che aveva preso si capiva che era uno studente di rara intelligenza, che poteva studiare giusto un po’ per passare gli esami con buoni voti; e che tornato a casa avrebbe dovuto dire a sua madre non quanto fosse stato bravo a prendere 27, ma quanto poco era in gamba visto che non aveva preso un 30 ampiamente alla sua portata; e che se fosse mai capitato nuovamente con me ad un esame, o l’avrei promosso con un meritato 30 o l’avrei bocciato, financo con 29.

      Però questo fa di me mica un professore capace, ma uno con poca elasticità, quando invece basterebbe il buon senso, come mi è stato suggerito in un altro commento.

  4. Io, è vero, non conosco bene la dislessia. Però quando ho letto quella notizia ho fatto considerazioni proprio come le tue. Quel ragazzo dislessico è a scuola per imparare o per essere promosso? Se in un anno non ha raggiunto gli obiettivi stabiliti (nessuno dice che non l’abbia fatto perchè sia svogliato o stupido; semplicemente è dislessico, nessuna valutazione di merito) ripete l’anno, mi pare semplice.
    Non c’è niente di infamante in questo, e non mi sembra complicato da capire.

  5. @ Lettore di passeggio

    il cittadino non è tenuto a conoscere i risvolti tecnici dei fatti riportati nelle notizie che apprende dai media quotidianamente per sentirsi autorizzato ad esprimere un’opinone sull’attualità. Tutto il sistema dell’informazione, se si eccettua la pubblicistica specialistica, si basa su questo semplice assunto fondamentale. Altrimenti dovremmo essere tutti degli esperti in tutte le discipline e questo mi sembra un pò impossibile da pretendere.

    • Lettore di passeggio

      n’ultima cosa e poi la smetto sul serio, non voglio essere logorroico. Premesso che io contesto soprattutto il metodo (dal particolare poco conosciuto all’universale talmente generico da essere banale: “i bravi vanno promossi ed i non bravi vanno bocciati”) del post, più che sul merito (un’opinione su come dovrebbe andare la scuola italiana, una opinione rispettabile come tutte le opinioni, anche quelle opposte), io non capisco questa frase

      «il cittadino non è tenuto a conoscere i risvolti tecnici dei fatti riportati nelle notizie che apprende dai media quotidianamente per sentirsi autorizzato ad esprimere un’opinone […] Altrimenti dovremmo essere tutti degli esperti in tutte le discipline e questo mi sembra un pò impossibile da pretendere»

      È detto come se fosse un dato di fatto, qualcosa di inscritto nella realtà e non una scelta etica. Se uno vuole (ma ognuno si dà le proprie regole) può darsi benissimo un’altra regola: non emettere giudizi tranchant (il che non significa stare muti o non parlare di qualcosa) se non si può argomentare nel merito perché non conosce il fatto (o la materia che riguarda il fatto). Quindi rispondendo a Filopaolo dico che Io personalmente ho fatto mia da un po’ di tempo la regola aurea esposta qui sotto, ovviamente con più calma e con meno fanatismo:

  6. Facendo la prof alle medie, mi verrebbe da dire: benvenuti nel mio mondo! Purtroppo, ormai, per molte famiglie, soprattutto nella scuola dell’obbligo, la promozione del pupo è una specie di atto dovuto. IN questo caso specifico il fatto che il ragazzino fosse dislessico (e che il tar abbia invalidato la bocciatura) mi fa sospettare che non si fosse attivato per il ragazzo il “percorso personalizzato”, che la normativa impone a noi professori per alunni con certificazione, ma che, come hai detto tu, diviene ormai impossibile da fare in molti casi a causa dei tagli (mancano gli insegnanti di sostegno, ma mancano – e nel caso dei dislessici sono una manna – i computer in classe per poter consentire loro di seguire la lezione e leggere dallo schermo, cosa che per loro riesce molto più facile).
    Purtroppo il problema non sono neanche i casi come questo, ma quello degli alunni “normalissimi” ma con poca voglia di studiare. Bocciarli diventa alle volte materialmente impossibile. i Presidi fanno pressione per evitare grane e ricorsi, la bocciatura si ottiene solo per voto di classe dove materie secondarie hanno lo stesso peso delle principali (non sa contare e scrivere, ma in ginnastica e religione ha nove? fa media con italiano e matematica…),e anche quando ci si riesce i genitori scatenano gli avvocati, pretendono di rivedere ad uno ad uno tutti i compiti, sindacano ormai persino non solo in caso di bocciatura, ma persino se alla fine esce con distinto invece che con ottimo. Io sono d’accordo con te: dare loro un pezzo di carta che non vale nulla è creare una società senza nemmeno la possibilità della mobilità sociale. Ma credimi, quando faccio questi discorsi mi guardano come una aliena. E dicono che sono una prof stronza. Mi consolo pensando che forse, quando saranno grandi, qualcuno dei miei alunni capirà.

  7. Sì ma il problema non è del ragazzo, ma della scuola che non ha capito e aiutato il ragazzo. Quindi il ricorso al TAR ci sta tutto eccome. Semmai puoi dire che il padre avrebbe dovuto accorgersi un po’ prima e denunciarla già da prima e non aspettare i risultati di fine anno.

  8. errata corrige

    “e denunciare la scuola già da prima…”

  9. Osservo solo come le grandi utopie con le quali ci hanno frantumato quotidianamente gli attributi dalla fine degli anni ’60, sino a tutti i ’70 (“lavorare meno ma lavorare tutti”; “il salario è una variabile indipendente”; “diciotto politico per tutti”; “non è colpa sua, se ha rapinato la banca e ucciso la guardia giurata, ma della società”; “non è giusto che uno strafatto di LSD non possa guidare l’autobus dell’asilo”; “rubava dai bagagli dei passeggeri, ma deve essere reintegrato ne posto di lavoro”; et similia …), infine non ce l’hanno proprio fatta ad oltrepassare la cruna dell’ago della spietata realtà della vita.

    • Questo bagno di realtà vale anche per “il capitalismo è l’approdo finale dell’economia”, “dopo la caduta del comunismo è la fine della Storia”, “la scienza potrà risolvere ogni problema”, “il mercato è perfetto”, “con la finanziarizzazione dell’economia saremo tutti ricchi”, “lo Stato non deve intervenire nel salvataggio di imprese e banche”…

      • Pienamente d’accordo. Dogmi, ideologie e massimalismi spengono il cervello e costituiscono un insormonatabile ostacolo a qualsiasi approccio effettivamente critico ai problemi da risolvere. Di solito, si rivelano funzionali solo a chi con essi manipola l’altrui percezione per il perseguimento dei propri scopi di predominio.

  10. Non conosco la sentenza del TAR, quindi non so dire in merito alla vicenda (Paolo, perché non metti i link alle fonti così mi eviti un pomeriggio di gooogle? eheheh).

    Concordo con il Lettore di passaggio riguardo al dovere di informarsi. Certo, vanno fatte alcune distinzioni: lo pretendo dai giornalisti (stampa, radio e tv) meno da un blog di informazione e meno ancora da un blog privato. Nel mio blog il mantra è che “nell’era dell’informazione l’ignoranza è una colpa”. Ma non si può sapere tutto. Alcuni invece sono pagati per sapere alcune cose, quindi devono saperle.

    Il resto del commento, Paolo, lo pubblico il 2 settembre sul mio blog. Mi è venuto lungo più di un post :)

  11. Paolo, tu parli di libera affermazione, ma nel caso di un dislessico, la libera affermazione a scuola passa per l’uso di strumenti compensativi e dispensativi, come chiunque insegni sa bene. Se la scuola e i professori non hanno tenuto conto di ciò è giusto che la famiglia abbia fatto ricorso, perché ci va proprio poco sforzo a dare ad un dislessico certitificato verifiche più brevi e testi più brevi da studiare. Detto questo, siamo d’accordo che la Gelimini abbia distrutto il sistema scolastico. Però si tratta di due piani diversi: da un lato lo studente dislessico e la famiglia, che affrontano un percorso durissimo e che hanno il diritto a fare un ricorso; dall’altro un ministro incapace.
    Ti chiedo scusa, ma nelle tue parole ho letto poco rispetto per quel ragazzo dislessico e la sua famiglia. La dislessia è una vera e propria malattia e certificarla costa anni di visite specialistiche; anni di problemi e, spesso, scontri frontali con le istituzioni scolastiche. Tutto ciò lo so per esperienza diretta in quanto dilessico e docente di inglese alle medie.

    Davide

    • Per me, puoi prendere la scuola e il preside nella sua persona, e dargli un fracco di bastonate, visto che non hanno fatto il loro dovere (poi ok, bisognerebbe vedere se c’erano i soldi per fare il proprio dovere). Ma il TAR non può entrare nel merito di una valutazione e discettare su quali materie lo studente è migliorato e quali no; e comunque, se questo ragazzo non è sufficiente in italiano, non capisco il senso della promozione: l’anno prossimo riuscirà a studiare il nuovo e a recuperare il vecchio?

      • Per rispondere alla tua domanda: sì, con un programma didattico mirato e l’utilizzo di strumenti appropriati, il ragazzo può sia recuperare sia affrontare il nuovo programma. Tutto questo, pero, dipende anche dalla capacità e dalla sensibilità dei docenti. Se i docenti, nemmeno dopo la sentenza del tar, non riconosceranno le specificità di apprendimento dello studente dislessico, allora faranno dei danni a lungo termine al ragazzo (senso profondo di frustrazione, odio verso la scuola, il sentirsi stupidi). Se al contrario, questa sentenza sarà l’occasione per i docenti di provare nuove strade educative, allora saranno possibili dei cambiamenti, altrettanto profondi, in positivo. Solo il tempo potrà dirlo, e la maturità delle persone coinvolte, docenti e genitori in primis, che dovranno gestire il dopo sentenza. E’ chiaro che, come ho già detto nel commento di prima, un ministro che taglia i fondi per gli insegnanti di sostegno commette un’azione a mio avviso imperdonabile.

        Detto ciò, in Italia, per quanto riguarda la dislessia, siamo indietro anni luce rispetto ad altri Paesi europei e persistono falsi miti deleteri riguardo i dislessici (ad esempio che siano studenti intelligenti, ma svogliati). Se l’argomento ti interessa, ti consiglio di leggere “La dislessia” di Giacomo Stella, edizioni il Mulino, che è un’ottima introduzione alla questione, di facile e veloce lettura.

        • Davide, la questione che pone Paolo (per come l’ho letta io, eh, non sono il suo interprete ufficiale) è che il TAR è entrato in merito alla valutazione del ragazzo. Sarebbe stato più corretto che avesse costretto per sentenza la scuola a ripetere le prove di valutazione magari commissariandola, in modo che si svolgessero in modo equo. Oppure avrebbe potuto costringere la scuola a dotarsi delle risorse necessarie.

          Ma sulla base di cosa un giudice può decidere che quella persona è effettivamente preparata?

          Riguardo poi alla dislessia, hai ragione: in Italia ancora la gente dice “ma sei dislessico?” oppure “oggi sono dislessico” quando si sbaglia a scrivere o a pronunciare una parola…

          E comunque, mi dispiace che questo ragazzo sia diventato un caso nazionale, perché dato il (pessimo) livello medio di preparazione degli studenti italiani, qualunque fosse il risultato di questo ragazzo, di certo non era più asino di tutti gli altri. Ministri compresi.

  12. Faccio l’insegnante e questa estate ho provato sulla mia pelle che cosa succede agli insegnanti che bocciano. Lettera anonima piena di accuse dello studente su un giornale on-line, ripresa il giorno successivo dal giornale della provincia, il direttore regionale all’istruzione che telefona al ragazzo per scusarsi del trattamento che lo studente ha ricevuto, promessa di attivarsi per punire i colpevoli (noi commissari di esame), la notizia che si ingigantisce fino ad apparire sul Corriere della Sera e alla radio nazionale, richiesta di ispezione ministeriale, invio di ispettore da Roma, interrogatorio in stile poliziesco nei locali del provveditorato dopo un’anticamera di quasi due ore per farci venire un po’ di “sana tremarella” e poi il provveditore in persona che ci accusa di aver causato “casini” (il termine usato era più grezzo, ma non mi permetto di ripeterlo) all’amministrazione scolastica perché “agli esami non si boccia” (parole testuali). Infine, l’isteria ormai al culmine, richiesta da parte di quattro parlamentari della lega nord di un’indagine parlamentare per sapere che cosa sta succedendo al liceo scientifico di X… e se si tratti di insegnanti meridionali desiderosi di vendicarsi sui poveri studenti settentrionali.
    A parte il senso di umiliazione e di smarrimento nel doversi giustificare per aver fatto il proprio dovere (accertare che i candidati avessero la preparazione sufficiente per conseguire il diploma di maturità che dà accesso a tutte le facoltà universitarie) ho provato grande pena per un paese che non accetta più, in ambito educativo, l’idea che devono proseguire gli studi solo i capaci e meritevoli. Come scrivi tu e come aggiunge giustamente Galatea, nulla è meno democratico che dare a tutti l’illusione che tutti sono uguali e ugualmente capaci e ugualmente meritevoli.
    Sulla mancanza di risorse nella scuola italiana non aggiungo altro a quanto già esposto nei commenti precedenti, tuttavia, nel merito della dislessia e di altre disabilità, volere a tutti i costi far credere a questi allievi che sono come tutti gli altri significa fondamentalmente disconoscere le loro diverse abilità, una forma di ipocrisia ideologizzata che nasconde la voglia di sbarazzarsi di tali persone e l’incapacità di fare qualcosa di veramente utile per loro.

    PS Sono una maestrina e quindi scuserai la mia correzione con la penna rossa: i giudici non devono “discernere” ma disquisire. Ciao.

  13. Entrato di sfuggita in questo sito, non posso fare
    a meno di intervenire. Premetto subito che io, sia per
    motivi personali che ideali, sono di opinioni del tutto
    divergenti con chi ha iniziato questa discussione. Io
    penso infatti che la scuola, proprio nei gradi più bassi
    dell’ istruzione, non dovrebbe avere come obiettivo la
    selezione e la meritocrazia. Cercherò di spiegarmi.
    Se io ragiono in termini di merito e selezione, do per
    scontato fin dall’ inizio che ci saranno degli individui
    che non meritano e che devono essere esclusi. Siamo sicuri
    che sia bene non occuparsi della sorte dei cosiddetti immeritevoli? Si dice tanto il merito, il merito; ma, e il
    demerito? Gli immeritevoli, se esistono, avranno anche loro
    dei diritti, no? Posso capire all’ Università, ma alle medie?
    Un ragazzino di dodici anni può essere immeritevole? Secondo
    me sono quelli che dovevano gestire la sua istruzione ad essere
    immeritevoli.
    Ora, veniamo al tema, del tutto particolare, ma allo stesso
    tempo determinante, della dislessia e DSA in generale. Qui
    io credo che ci sia un’ ignoranza mostruosa in materia, da parte
    un pò di tutti. Tale ignoranza è sia vera, autentica, ma allo
    stesso tempo anche interessata, perchè secondo me la dislessia
    costituisce la prova che il sistema scolastico italiano è
    fallimentare, e questo a prescindere ovviamente dai dislessici,
    i quali ovviamente non sono responsabili di ciò, ma si ritrovano, loro malgrado, ad essere oggetto di una battaglia
    ideologica che nei paesi anglosassoni a cultura pragmatica
    sarebbe inconcepibile. Qui da noi i dislessici, oltre alle difficoltà e disagi legati a questa condizione, si ritrovano
    pure ad essere oggetto di attacco ideologico, in base a principi
    astratti che nulla hanno a che vedere con ciò che la scienza,
    o meglio il metodo scientifico, ci dice in proposito.
    La dislessia e gli altri Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) non sono malattie e nemmeno handicap. Sono semplicemente un
    diverso modo di funzionare del cervello; un diverso modo di
    apprendere. E’ sbagliato pensare che gli uomini siano tutti uguali. Ogni individuo è unico. Ma proprio per questo ognuno di
    noi, ogni essere umano, è prezioso. Non ci sono individui migliori o peggiori di altri. Ci sono soltanto individui diversi. Per fortuna. Pensate che guaio se fossimo tutti uguali!
    Sarebbe allucinante. I dislessici hanno sistemi cognitivi diversi; pensano e imparano in modo diverso. La loro mente è analogica, spaziale e visuale; per questo possono essere molto
    bravi con il computer e con la grafica, oltre a possedere spesso
    doti elevate di intuizione e genialità. La storia è piena di
    dislessici famosi, come Einstein e Picasso. Il problema per loro
    è costituito dalla scuola, e soprattutto dalla scuola italiana.
    Perchè? Perchè semplicemente il sistema scolastico italiano
    è monotematico: impone a tutti, dall’ alto e burocraticamente,
    un’ unico metodo di studio, un metodo che è fatto apposta per
    escludere i dislessici. Proprio perchè si a che fare con la formazione di nuovi esseri umani, la scuola dovrebbe essere
    flessibile ed adattarsi alle loro esigenze. Invece essa tratta gli esseri umani come numeri; impone a tutti lo stesso programma,
    senza rispettare le loro differenze, in modo rigido e burocratico. Qui in Italia c’è una resistenza particolare, proprio da parte degli insegnanti, a riconoscere questo problema.
    Per questo approvo la sentenza del TAR. Clemenceau diceva che la
    guerra è troppo importante per lasciarla ai generali. Io aggiungo
    che la scuola è ancora più importante e quindi a maggior ragione
    non va lasciata ai docenti.

  14. Sono un vecchio conservatore e reazionario, ma mi piacerebbe che chi si permette di giudicare la scuola e i docenti, chi parla di fallimento del sistema scolastico, non scrivesse in un italiano approssimativo, non se ne uscisse con chicche tipo “pò”, “si a che fare”, “un’unico”. E per chiosare solo l’ultima frase, direi che la scuola italiana, tra i molti problemi, non ha quello di essere lasciata in mano ai docenti (pericolo che il Nostro teme come fosse la causa di tutti i mali della scuola) ma quello di essere terreno di comemrcio dei politici e degli amministratori, tutti infarciti di ideologismi e pedagogismi e, soprattutto, di forbici con cui tagliare tutti i costi.

    • Sono un non vecchio progressista e rivoluzionario, espulso 30
      anni fa dalla scuola perchè, come ho scoperto di recente, sono
      un caso non riconosciuto di dislessia, quindi il vecchio conservatore può capire che l’ italiano in cui mi esprimo è già
      troppo perfetto per me, e potrà capire anche i motivi per cui
      non sono contento della scuola italiana, anche se non bisogna mai lasciarsi trascinare dalle proprie vicende personali.
      Io non intendo dire che tutti i guai della scuola dipendono dai
      docenti. Ma è chiaro che essi hanno una parte non piccola
      in tale problema. Mia sorella è professoressa di lettere, e lei
      dice sempre che se oggi siamo dominati da una classe politica
      rozza e truffaldina che taglia i fondi alla scuola, peggiorando
      ulteriormente un’ istituzione già di suo fallimentare, è anche
      colpa dei docenti che non si sono mai efficacemente ribellati
      a queste politiche. Io penso che i docenti dovrebbero essere
      affiancati anche da altre figure: penso ai counsellor che ci
      sono nei college americani. Innanzitutto penso che i docenti
      dovrebbero informarsi, ed anzi formarsi, riguardo al problema dei DSA, ed affrontarlo senza pregiudizi idelogici. Non potete
      immaginare quanto il pregiudizio, l’ incomprensione, possano
      provocare sofferenza nelle persone.

  15. Visto che sia l’autore di questo blog (e molti suoi lettori) che il sottoscritto sono gay, forse hanno una qualche idea degli effetti del pregiudizio e della discriminazione cui sono soggetti, a partire dalla scuola. I counsellors a scuola: pienamente d’accordo. Ma anche su edifici scolastici che non crollino, strutture sportive, laboratori linguistici e scientifici degni di tal nome e tante altre belle cose che, nella scuola pubblica italiana, che probabilmente presto chiuderà i battenti per lasciar spazio alla scuola privata, sono al momento (e per sempre, direi) un’utopia.

    • Mi trovo perfettamente d’ accordo con quest’ ultimo intervento.
      La scuola è la parte più importante della società e dovrebbe
      ricevere la massima attenzione da parte della società, invece
      procediamo in senso contrario, e quindi andiamo verso la
      barbarie. Io ammiro il sistema scolastico americano, a parte
      il fatto che è privato e quindi solo per chi se lo può permettere (non è così invece in Canada). Apprezzo molto
      anche il pensiero educativo di John Dewey.

      Io non sono gay, ma tra gli effetti nefasti del mio fallimento
      scolastico di 30 anni fa vi è stata una fobia sociale che mi ha impedito le relazioni interpersonali, tra cui quelle con l’ altro sesso. Voi almeno siete qualcosa: il sottoscritto non è
      nemmeno quello.

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