Ottime scuse

Sto pensando ad un cambiamento significativo della mia vita, e una delle reazioni più subdole delle componenti regressive consiste nel trovare un sacco di ottime scuse per distogliere energie: perché non mi metto a studiare, proprio ora ed adesso, lo spagnolo? O il greco moderno? Anzi, entrambi?

Almeno, anni di psicoterapia mi fanno vedere questa trappola mentale mentre si manifesta, e peraltro la trappola si manifesta davanti ad una opzione di cambiamento, ad una progettualità che non è ancora un fatto concreto, ma è ben di più di un semplice auspicio. Così come so che queste reazioni non saranno né uniche né quelle più pericolose, proprio perché meno subdole e più facili ad essere smascherate (pensa che interessante errore, avevo scritto: più facili a determinarsi. O dell’illusorio senso del sé). Così come so che è meglio lasciarle un po’ correre, giocarci un po’, farsele un po’ amiche per smontarle anche da dentro, lasciando che l’idea più feconda che cercano di contrastare prosegua per la sua strada e metta radici. Tanto ho imparato che il mondo non si divide tra chi fa tutto benissimo e subitissimo e chi non fa niente, ma tra chi riesce a fare qualcosa, magari all’ultimo momento, magari quasi fallendo nel farla, magari per puzza come si dice qui a Roma, e chi non ci riesce perché non ci prova.

(Nel frattempo dell’accapo, che a te caro lettore pare solo un accapo, c’è stato tutto un flusso di pensieri del tipo: nessuno mi può capire, e però quanto sono intelligente, e la mia sensibilità,  n una oscillazione tra una conveniente commiserazione e un rassicurante narcisismo, ma del resto quando uno comincia ad aprire certe dighe non si può stupire delle inondazioni)

Comunque direi, tutto per il meglio.

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Pubblicato il 31 agosto 2010 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. Ho provato un sottile piacere a leggere questo post. Di “ottime scuse” ne conosco a centinaia, oltre a quelle propositive (perchè non faccio questo o quello) ci sono le terribili “sottostimanti”: prima di fare quello che dico di voler fare devo assolutamente fare quest’altra cosa, ossia prima di di diventare il più grande che-so-io del pianeta è indispensabile che dimagrisca venti chili, ne riprenda dieci in palestra, rinnovi l’intero guardaroba e perfezioni il mio inglese che in fondo parlo da appena 39 anni. Terribili.

  2. E infatti Santa Raffaella diceva: “Meglio un capitombolo, che non provarci mai”.

  3. Io consiglierei di andare a lezione di esperanto. O di klingon. O di leggere il programma del PD. Mica bisogna per forza imparare qualcosa di utile, no?

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