Urlo

James Franco ha un problema: è un uomo molto bello.

Di suo non è un problema, anzi quantomeno un piacere per i nostri occhi e una miniera di opportunità per lui, ma quando tu sei un artista a tutto tondo, che ama e vive d’arte, potrebbe succedere che questa bellezza nasconda una intelligenza certamente non comune (vedi questo bel ritratto fatto dal New York Magazine, Is James Franco for Real?).

L’intelligenza e l’animo artistico di James Franco vengono fuori in Urlo, un film che racconta la vicenda giudiziaria del processo intentato nel 1955 contro Allen Ginsberg (James Franco) accusato di oscenità per la pubblicazione di Urlo.

In realtà, dire che la vicenda sia quella giudiziaria è solo una comodità da pigro a cui sono ricorso sfacciatamente, perché in realtà il film è perlopiù il racconto della vita di Ginsberg, del modo in cui lui ha preso atto della sua omosessualità, dei suoi primi innamoramenti, della arte come terapia personale e come modo di essere innanzitutto se stessi, della bellezza distruttrice e creatrice che ha ogni espressione artistica autenticamente tale.

Il film è strepitoso, un inno alla bellezza, in cui si fondono momenti del processo con una lunga intervista in cui Ginsberg/Franco racconta la propria vita, con delle sequenze animate.

Il libro di Ginsberg è diviso in quattro parti (Wikipedia dice tre parti più una nota, nel film parlano di quattro parti): sia come sia, nella seconda parte c’è il Moloch, questa critica feroce al sistema capitalistico a cui vengono sacrificati i nostri figli: Ginsberg vede già nel 1955 la corsa folle del sistema economico, e i benpensanti non lo attaccano nella sostanza, ma nella loro ipocrita idea di forma (come? ha raccontato di una esperienza allucinatoria che ha avuto dopo l’assunzione di una droga? E cosa ne sarà dei nostri figli se decidono di seguirlo?)

Come scrive nell’incipit Ginsberg, “Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla follia…”

Franco/Ginsberg racconta anche di come abbia scoperto la sua omosessualità, di come l’abbia vissuta nei suoi primi approcci, e come dice nel film “il punto di svolta è quando scrivo che lo prendevano in culo strillando di gioia, perché il lettore si aspetta uno strillo di dolore, e invece per la prima volta qualcuno ha detto che l’omosessualità è gioia e non sofferenza”.

Mentre nella lettura finale, in cui ossessivamente viene ripetuto “Santo!” ho sentito tutta la bellezza dell’innocenza di un bambino, perché solo l’innocenza di un bambino può aprire la strada verso la comprensione del mondo.

Non è un film molto lungo, anzi. Ma è un film unico, straordinario, bellissimo ed intenso.

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Pubblicato il 2 settembre 2010, in recensioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Lo voglio vedere!

    Grazie mille per il bel commento, CIAO!!! :-D

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