Per fregare i leghisti, ci vuole un andreottiano come Cesare Geronzi

Cesare Geronzi è di gran lunga il miglior tessitore di trame che ci sia oggi in Italia. La cacciata di Alessandro Profumo è un suo capolavoro, in cui ha pazientemente prodotto una ragnatela in cui imprigionare Mister Arrogance, costruendo un gioco di sponda con Berlusconi che starà gongolando come non mai (fateci caso, ogni volta che Berlusconi è dato per spacciato, tira fuori qualche colpo: ha cominciato nel 1994 quando era pieno di debiti e varò il progetto di quotazione di Mediaset, e continua come un macigno dopo 16 anni).

Per essere l’A.D. di qualsiasi cosa, perdipiù di una banca di dimensioni planetarie, bisogna portare con se molti compromessi, alcuni nobili e altri meno, quindi non vorrei soffrire di una forma di tremontismo di sinistra parlando del povero e nobile manager cacciato da una congiura di quei cattivoni del PdL e truppe di rinforzo.

Però osservo che Profumo era uno dei pochi poteri forti italiani non allineati con Palazzo Chigi, uno che non ha partecipato al salvataggio di Alitalia, e su quanto le voci anche solo in parte fuori dal coro siano invise a Berlusconi, basterà pensare a Fini e ai rapporti tra i due. Era anche uno dei nemici storici di Cesare Geronzi, che ora dalle Generali può proseguire nel piano che più gli sta a cuore, fondersi con Mediobanca per dar vita alla Cassaforte d’Italia, senza l’impiccio del principale socio di Mediobanca, appunto Unicredit, che possa mai dire qualcosa in contrario. Con una operazione che avverrà con l’avvallo di Berlusconi, la cui figliola siede nel CdA di Mediobanca (cosa di cui oggi non si sono ricordati i giornali italiani, poi dici che li leggi a fare).

Geronzi è stato autore di un piano spettacolare, prima ha addirittura apprezzato l’ingresso dei libici in Unicredit, dicendo che lui se li ricorda come soci che garantiscono la stabilità, poi ha lasciato che gli umori leghisti, sapientemente amplificati dai giornali, cominciassero ad uscire fuori: ai leghisti non deve essere sembrato vero quello di sposare, seppure per caso, le preoccupazioni della parte più progressista del paese sulla questione dei rapporti tra Italia e Libia, in più sono arrivate le bordate sapienti della grande stampa internazionale (e c’è chi non vorrebbe ripristinare i grembiulini manco all’asilo! Ma se tutte le persone di una certa età li portano…), le richieste di chiarimento di Banca d’Italia, e solo a quel punto Tremonti ha cominciato a capire che l’accerchiamento di Profumo era un modo, per Berlusconi, di intestarsi direttamente il rapporto con i poteri forti, riducendo il protagonismo del ministro dell’Economia. Così, si sono sprecate nelle ultime ore le pressanti richieste del Ministero per salvare Profumo, ma ormai la partita era decisa.

Solo Bossi ha capito cos’è successo per davvero, e cerca di sedersi al desco dei vincitori cincischiando di fondazioni che possono fare da contraltare ai tedeschi, come se mai fosse stato questo il problema in Unicredit.

Molta stampa racconta dell’appiattimento di Berlusconi sulla Lega, alla luce degli ultimi avvenimenti io sarei ben più cauto, la Lega è stata sfruttata e plagiata da Geronzi, anche per nome e conto del Cavaliere.

In tutto questo bailamme, cosa dice il PD? Che forse Profumo potrebbe essere un candidato premier. Addirittura, c’è la pensosa dichiarazione al riguardo di Gentiloni (no, dico, Gentiloni). Sì, ok che dall’altra parte c’è la ficcante analisi di cosa, quella lì, massaia che governa la regione Lazio, la Polverini, una che ancora non sappiamo cosa ha mai fatto nella vita (a parte andare a Ballarò) però si è preoccupata di commentare l’uscita di scena di Profumo, dicendo che non è che avesse fatto molto per il Lazio, che non so cosa voglia dire ma va apprezzata così, per come è, ruspante.

Tornando al PD, i suoi dirigenti si interrogano pensosi se un banchiere possa essere un buon candidato premier, una frase che sembra incredibile anche a me che l’ho scritta.

Forse, pensano che candidando uno che ha già perso contro Berlusconi, si inseriscono in un meccanismo rodato, sia mai che candidano uno che potrebbe vincere: lo prendi che ha già perso e stai più tranquillo.

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Pubblicato il 22 settembre 2010, in Fatti nostri con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. bella analisi. anzi, sintesi: finalmente tutto sotto gli occhi. te ne ringrazio davvero.
    magari il finale è scontato… ;-)

  2. Nel memorabile servizio al TG1 delle 20 di ieri il servizio su Profumo buttava li con nonchalance, tra le righe, “aveva votato alle primarie del PD” (si, come un necrologio)

  3. Queste piccole guide per capire come gira il mondo sono sempre interessanti

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