C’era una volta una società di informatica

Era una media società di informatica con sede a Roma, ed esisteva da qualche decennio. Aveva una bella sede fuori il Raccordo, e si portava appresso almeno qualche decina di dipendenti, ma credo fossero assai di più, quelli erano solo quelli che vedevo io  (spesso nelle società di informatica, i dipendenti sono dai clienti e non in sede). Perlopiù, erano facce giovani, probabilmente al loro primo lavoro, e cambiavano con una grande frequenza, io non mi ricordo di aver visto due volte lo stesso viso, tra questi qui di primo pelo; mentre invece c’era un gruppo di persone più grandi che era più stabile. Nessuno di questi stabili era di particolare livello tecnico, ma insomma di qualcosa dovevano pur campare, se avevano cotanta sede e reggevano da più o meno quando sono nato io.

E poi è arrivata la crisi, alcuni clienti hanno cominciato a non pagare per tempo, le banche non davano certo dei finanziamenti sulla fiducia, così la proprietà ha venduto tutto. Anzi no, ha venduto un pezzo ad un’altra società, un altro pezzo non ho ben capito dove sia finito, ed un pezzettino minuscolo ha mantenuto la stessa sigla, ma con un diverso significato, e si è concentrato su un business specifico, proprio il motivo per cui li ho incrociati di nuovo oggi.

Se prima avevano una bella sede, ora sono in una dependance della stessa, che prima quasi ignoravano; manco hanno più il distributore delle bevande, e il pranzo si prende dal porchettaro all’angolo.

Le società nascono e muoiono, per carità, però mi ha comunque fatto una certa impressione. Anche perché loro alcuni progetti di eccellenza li avevano, compreso uno molto grande in un molto turbolento paese del Medio Oriente, in cui anzi per un periodo s’era ventilato che io potessi andare a tenere un corso tra le montagne (avrebbe fatto freddo ma ci sarebbero state poche autobombe, e non sto facendo una battuta ma una valutazione fatta all’epoca); poi le nostre strade hanno preso direzioni diverse, e quell’azienda adesso non c’è più.

In informatica, for sure, ti devi innovare in continuazione, sia mettendo nuovi innesti che aggiornando le persone che lavorano con te, e questo in Italia è molto difficile perché qui c’è la cultura del posto di lavoro piuttosto che la cultura del lavoro; buon motivo per cui in Italia non abbiamo multinazionali dell’informatica e non le avremo finché rimane questo penoso sistema produttivo, oscenamente protetto dai sindacati che non fanno affatto gli interessi dei lavoratori (in caso di dubbi, chiedere a chi oggi si prende il pranzo dal suddetto porchettaro all’angolo).

Penso che nell’effetto scioccante che ha avuto, plasticamente, vedere un muro che divide quella che prima era un’unica proprietà, ci sia stato anche un rivivere per me, per paradosso, le difficoltà che ho avuto nell’accettare l’idea di un posto di lavoro fisso, che ho trovato quando ho accettato l’idea di essere legato ad un’azienda e condividerne anche il destino.

Comunque no, non c’è la crisi.

Pubblicato il 14 ottobre 2010, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Non so se ci hai fatto caso ma l’apertura, o meglio l’inizio del titolo, è quella da favola. E così l’ultima frase.
    E in mezzo c’è solo la morale. Domanda: e cappuccetto rosso quando arriva? ;-)

  2. …ma sicuro che fosse fuori del Raccordo?

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