Yamato, prima stagione

Secondo quanto riporta Wikipedia, Uchu Senkan Yamato (Corazzata Spaziale Yamato, in Italia e in generale in Occidente resa semplicemente come Yamato o come Star Blazers, per non citare la nave orgoglio della marina militare giapponese nella Seconda Guerra Mondiale) arrivò nel 1980, trasmessa dalla televisione svizzera di lingua italiana, e poi da una serie di emittenti locali nel 1982 (la serie giapponese è del 1974): quindi, devo averla vista che avevo tra i 5 e i 7 anni, ed in effetti la ricordo come una delle primissime serie a cartoni di cui abbia memoria.

Passati quindi trent’anni (dicasi trent’anni), ho rivisto la prima stagione (o serie, si potrebbe dibattere al riguardo), quella in cui la Yamato deve raggiungere Iscandar per ottenere il Cosmo Cleaner, che consentirà di salvare la Terra dall’avvelenamento radioattivo causato dal pianeta Gamilus.

E’ stato un affascinante rivedere una serie che si era conficcata in qualche angolo della memoria, anche se come immagini sparse e senza un forte filo conduttore. Pupetto, all’epoca la ricordavo come l’astronave che combatte e spara contro i cattivi, e non certo perché nella versione italiana furono tagliati o comunque semplificati molto i dialoghi dei personaggi, era proprio per un limite dovuto all’età.

Così ricordavo alcune immagini e scene, oltre che il cannone ad onde semoventi anche la battaglia a Balan, piuttosto che il mare acido del pianeta Gamilus; e sicuramente c’era anche una certa istintiva cotta per Susumu Kodai (che in Italia era semplicemente Kodai, confondendo il nome con il cognome), che anche oggi rimane comunque un bel tocco di cartone animato.

Ma c’era ovviamente di più, con una profondità dei personaggi, certo relativa perché in 23 minuti di episodio non è che si potesse fare chissà cosa, ma di sicuro non erano solo delle macchiette (per esempio, il robot che si innamora di Yuki, e che soffre questa sua condizione, o il discorso finale di Kodai quando, sconfitto Gamilus, si chiede quale sia il destino di tutti i vinti, visto che la storia non parla mai di loro; e anche le obiezioni del capitano Okita all’uso del cannone per distruggere la base di Gamilus su Plutone, quando dice che non si può sterminare una popolazione innocente, beh detto da un cartone animato giapponese ricorda alcuni degli orrori di giusto qualche decennio prima sulla Terra).

Insomma, è una serie molto bella, e che ha resistito bene al passare dei decenni; è anzi andata avanti, con altre serie e film (compreso un cartone animato che, con la durata di circa 160 minuti, rimane il più lungo nella storia del cinema).

L’occasione per rivederla è stata anche che a Dicembre uscirà il film, il primo con attori in carne ed ossa, e stanno facendo le cose in grande, la colonna sonora sarà opera di Steve Tyler; penso con una certa invidia a chi potrà andarselo a vedere al cinema sotto casa, mentre qui se saremo fortunati lo trasmetteranno in qualche capitale europea.

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Pubblicato il 16 ottobre 2010, in Ricordi con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Eh sotto casa, si, ma in giapponese senza sottotituli!

  2. Ah, dimenticavo. Lo so che bestemmio ma a me i cartoni di Matsumoto non sono mai piaciuti. A parte Starzinger.

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