Una modesta proposta di inchiesta

A me sembra che, nella immensa copertura mediatica dei tristi fatti di Avetrana, i giornalisti si stiano lasciando sfuggire una domanda importante: perché c’è gente che sente il bisogno, addirittura organizzandosi in pullman, di andare a vedere i luoghi di questo orrore? Di un orrore, peraltro, che più passa il tempo e più si mostra come primitivo, legato ad istinti primordiali e ad una completa destrutturazione di una famiglia del tutto disfunzionale, in cui nessuno ha il suo ruolo e in cui chi cerca di uscirne fuori viene ricondotto ad aderire alle regole, a costo della vita.

Se uno volesse piangere la morta, e pregare per la sua anima e quella dei vivi, potrebbe farlo anche evitando questo viaggio, e invece c’è il desiderio di andare a vedere il portone, il pozzo, la casa della vittima, poi sì va bene pure il cimitero, non si dica mai che non siamo tanto sensibili e tanto partecipi, signora mia guardi che brutta casa che era poi ci credo che succedono le disgrazie. Ah, mio marito, lui sì che è un lavoratore che sta tutto il giorno a lavorare per il bene della famiglia.

Forse sono comportamenti, anche questi, primitivi, che un antropologo potrebbe spiegare, ma sembra che non ci siano antropologi da chiamare in televisione o da intervistare sui giornali; bella forza, un conto è chiamare un criminologo, suggerendo quindi un approccio “noi sani, loro pazzi”, un conto è avere un antropologo e provare la sensazione sgradevole di stare in una società in cui i pezzi rotti e le schegge impazzite stanno un po’ ovunque.

In mancanza di un esperto, se io fossi un giornalista andrei da questi amanti della gita fuori porta con cadavere incorporato e gli chiederei, così ma per curiosità mia, senza pretese scientifiche:

Lei per chi ha votato alle ultime elezioni? Quanti libri legge in un anno? Le piace la televisione? Crede in Padre Pio? Cosa farebbe se suo figlio le dicesse di essere omosessuale? Secondo lei le donne che si vestono provocanti, poi se lo cercano? Internet andrebbe vietata? Pensa che oggi ci sia troppa libertà in giro?

Ma così eh, per curiosità mia.

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Pubblicato il 24 ottobre 2010, in Fatti nostri con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. guarda caso sarebbero le domande che gli farei anch’io.
    è una follia collettiva, che esprime un coinvolgimento che non è solo il prodotto della morbosità mediatica (anzi, secondo me questa segue il coinvolgimento e non lo genera) ma dalla possibilità di “cadere nel baratro” che viene esorcizzata andando a “toccare con mano”.
    è come se stare dalla parte degli spettatori garantisse che non si è attori.

  2. Condivido pienamente la prospettiva del tuo post, ma non credo che i giornalisti possano dare la giusta luce al fenomeno: si tratta in fondo del loro pubblico più fedele. Non si è continuata una trasmissione rischiando quasi di dire in faccia alla madre il nome dell’assassino in nome dell’audience?

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