Viale del tramonto

L’amministratore delegato di Google, Eric Schmidt, ha dichiarato che, senza gli USA, Google guadagnerebbe molto di più.

Che? Sul serio? No, ovviamente no. Ma questo esempio paradossale credo renda bene conto di quale sia la differenza tra il sistema economico italiano e quello di un grande e veramente post-industriale paese.

(Anzi, per la cronaca: Google ha raggiunto un accordo con il fisco americano, per cui sostanzialmente non paga le tasse sui guadagni realizzati all’estero, e sono tutti contenti.)

Il punto non è tutto quello che la Fiat ha fatto per l’Italia e viceversa, la quantità immensa di soldi che gli abbiamo dato in cambio di una certa generosità nel sistema produttivo, credo sia abbastanza inutile tornare indietro negli ultimi anni o peggio decenni per fare il conto di chi ha messo soldi e di chi li ha presi.

Certo, potremmo osservare che il fu senatore Agnelli è accusato di avere creato un fondo nero all’estero di ben oltre un miliardo di dollari, che la Fiat ha potuto rilevare la Chrysler e stava per prendere la Opel grazie ai soldi generosamente dati dalle ultime finanziare, che giusto nel 2006 le banche italiane (cioè noi risparmiatori) hanno generosamente messo mano al portafoglio per accollarsi un malloppo di azioni di una azienda sull’orlo del baratro, o anche che se un operaio di Pomigliano, Italia produce un terzo delle auto prodotte da un operaio di Tichy, Polonia, dipende anche dal diverso tipo di auto prodotte e dalla scarsa capacità di Fiat di costruire modelli di fascia alta, cosa che lascia le linee di montaggio scariche.

Però tutto questo non serve forse a molto, sarebbe la solita polemica dell’italietta che si chiude in sé stessa e comincia la guerricciola ideologica, mentre il resto del mondo cresce (e appunto Google si mette d’accordo col fisco americano, e sono tutti contenti).

Su una cosa Marchionne ha ragione, anche se purtroppo non è stato il centro del suo discorso: che in Italia esiste l’accordo del “lavori poco e ti pago poco”, e questo (qui s’è fermato) non è più un modello di sviluppo. Una volta potevamo permettercelo, perché le inefficienze della produzione le scaricavamo sia sulla lira, che veniva gioiosamente svalutata, sia sul debito pubblico, che veniva felicemente gonfiato. Non possiamo più fare né l’una né l’altra cosa, e dovremmo cominciare a parlare di efficienza e qualità di quello che facciamo.

Dovremmo cominciare ad avere una cultura del lavoro, e non del posto di lavoro; dovremmo produrre cose ad alta, o comunque maggiore, innovazione. Ma tutto questo richiederebbe di cambiare molti privilegi, ormai piccoli?, residuali? forse, ma comunque esistenti, e nei momenti di crisi le persone tengono ancora più stretto quello che hanno, fosse pure destinato al tracollo.

Ci vorrebbe, anzi no ci sarebbe voluta, una cura severa, ma alcuni anni se non decenni fa, subito dopo il crollo del sistema politico che aveva retto per cinquant’anni, e che aveva retto proprio avendo come architravi di politica economica la svalutazione e il debito. Questo non c’è stato, e continuamente perdiamo treni, buttiamo soldi pubblici in mille rivoli, manteniamo frotte di persone che non fanno niente (e non si tratta più solo di un problema nel settore pubblico, anche il privato ha grandi sacche di inefficienza) e continuiamo così.

Marchionne ha detto quello che lui vuole, sarebbe da opporre a questo un altro progetto e un altra lista di desiderata, e non ha fare i distinguo, è una cosa penosa vedere questi segretari di partito replicare, come se fossimo ad un’assemblea di condomio, signora mia a me piove in testa quando i facciamo i lavori?

Noto solo che un riposizionamento, anzi un ripensamento, così forte della più grande azienda italiana avviene anche perché i manager di quell’azienda sanno che, all’attuale classe politica, non hanno più niente da chiedere: perché non c’è più niente da ottenere, e allora tanto vale, anzi è meglio, giocare a mani libere, che magari si segna pure.

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Pubblicato il 25 ottobre 2010, in Fatti nostri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. la fiat ha letteralmente buttato via un comparto in cui nel secolo scorso aveva fatto davvero innovazione: quello ferroviario. dalla littorina al pendolino (quello vero, quello che pendola e che ora che ne ha comprato il brevetto alstom si vende in tutto il mondo) fiat ferroviaria aveva aperto strade nuove attraverso ricerca e investimenti. poi però tutto dato al miglior offerente, perché i capitali erano stati reinvestiti male e comunque non più nella ricerca.
    un paradigma dell’industria italiana, anzi, dell’italia tutta.

  2. Una tua frase di questo bel post spiega molte cose dell’Italia: la cultura del lavoro e non del posto di lavoro. Gli italiani non l’hanno mai avuta così come non hanno mai avuto senso civico e senso dela sacralità della cosa pubblica. Storici, sociologi, antropologi ce lo potrebbero spiegare in tutti i modi, ma saperne la cause sembra non spostare di un millimetro questo enorme limite della nostra mentalità.

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