Uomini di Dio

Uomini di Dio racconta i giorni e i tempi precedenti l’eccidio di 7 monaci trappisti del convento di Tibhirine avvenuto nell’Algeria della metà degli anni ’90, sconvolta dalla guerra civile.

E’ un film lento, non per sbaglio ma per scelta stilistica: il punto di vista raccontato è quello di questi monaci, che quando vedono peggiorare la situazione sono combattuti tra l’andarsene via, togliendo quindi al villaggio l’unico presidio medico, e il rimanere perché neutrali e fuori le parti.

Così se all’inizio viene rappresentata una Chiesa che, di fronte al male del mondo preferirebbe chiudersi in sé stessa ed anzi scappare, poi la riflessione di questi uomini (il titolo originale del film è traducibile come Degli Uomini e di Dio, proprio a rappresentare i due diversi piani in cui tutta la vicenda si muove) è quella di rimanere.

Circondati da fazioni (quella governativa e quella fondamentalista) i cui componenti non sono convinti di quello che fanno, questi uomini sono gli unici che hanno una fede.

Non è convinto del suo agire il funzionario di polizia che dice che non crede che il suo paese possa farcela, e non vede per esso alcun futuro; non è convinto il leader dei terroristi che il giorno di Natale compiono una prima irruzione nel monastero, e decide di ritirarsi solo dopo un confronto con il priore, dove quest’ultimo gli parla del Natale e del significato della festa, con questo terrorista che sembra avere un senso del sacro ma è invece solo una superficie di superstizione. Sono questi monaci, questa piccola comunità ritratta nei suoi riti, nelle sue preghiere, nella sua discussione dove emergono anche gli attriti e i conflitti di personalità – tutta la sceneggiatura è di una cura e di una semplice ricchezza viste molto raramente – che credono nella loro missione, e la vivono in mezzo agli uomini.

Il film si ferma alla seconda irruzione dei terroristi nel convento, quando sette dei nove monaci vengono portati via, con le parole del testamento spirituale di Padre Christian de Chergé dove tra l’altro dice:

[…] Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’Islam come lui li vede […]

Questo film non ha niente di clericale (ed in Francia ha avuto uno straordinario successo di pubblico, a riprova), ma è un film che torna alla mente e al cuore nel tempo, nelle immagini e nella storia; l’ho visto alcuni giorni fa e solo ora mi trovo a parlarne come di un profondo ed intenso atto d’amore.

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Pubblicato il 25 dicembre 2010, in recensioni con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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