Dead Aid (La carità che uccide)

Ho letto questo libro (Dead Aid: Why aid is not working and how there is a better way for Africa, nell’edizione italiana La carità che uccide, mi pare Rizzoli) di Dambisa Moyo, dopo averne sentito parlare in un altro libro di Federico Rampini (mi pare Le Dieci Cose che non saranno più le stesse), e mi era rimasta la curiosità di leggere quello che è stato considerato un quasi caso editoriale che ha portato alla ribalta una giovane economista africana (e ovviamente, se l’edizione inglese ha in copertina una immagine stilizzata dell’Africa, quella italiana ha la foto di questa ragazza, sai come è siamo in Italia si vende di più).

La tesi di fondo di questo libro è che gli aiuti governativi all’Africa (cioè quelli da governo a governo) non sono non abbiano aiutato lo sviluppo dell’economia di quei paesi, ma li abbiano anzi resi più poveri, tanto che decine e centinaia di miliardi di dollari dopo molti paesi africani abbiano un reddito pro capite reale più basso di trent’anni fa. Nello stesso tempo, c’è stata l’affermazione delle tigri asiatiche, che di questi generosi aiuti non hanno mai beneficiato, quindi qualcosa che non va nel meccanismo d’aiuti c’è.

Certo, gli aiuti a pioggia e a regimi corrotti possono solo generare clientele e favorire la corruzione e l’inefficienza dell’amministrazione pubblica, ma già dal voler fare questo parallelismo emerge secondo me il limite tipicamente economicistico di questa analisi. Non si possono confrontare nazioni e culture così diverse, sia perché alcuni paesi asiatici hanno avuto un passato di ricchezza e prosperità di cui stanno semplicemente riappropriandosi, sia perché nello sviluppo di una nazione intervengono sopratutto fattori che economici non sono, come la religione di un popolo e il fatto di aver avuto o meno guerre e guerre civili in tempi recenti.

Questa dimensione di analisi manca completamente nel libro della Moyo, che anzi si lascia spesso andare a degli eccessi da scuola di Chicago, come il sostenere che la democrazia non è il valore essenziale per lo sviluppo economico, quando anzi una dittatura benevola sarebbe preferibile. Va detto che in queste pagine (che a me pare siano state molto emendate dall’editor) la Moyo ammette come sia difficile trovare dittatori benevoli (bontà sua), ma rimane proprio l’errore di prospettiva, pensare che la democrazia sia una conseguenza dello sviluppo economico e non una precondizione. Certo, per come stanno alcuni stati in Africa oggi, andrebbe bene anche il feudalesimo come sistema di sviluppo economico, quindi ammettiamo pure che si tratti di una riflessione a breve termine e non di un piano strategico; ma molto spesso le colpe dell’Occidente e degli aiuti governativi che ha elargito sono state quelle di sostenere delle dittature che facevano comodo per motivi di politica internazionale, e non perché rappresentassero le legittime aspirazioni dei popoli africani.

Anche sull’agenda proposta dalla Moyo per uscire dalla trappola della dipendenza del debito ci sono alcune riserve.

Il primo punto che suggerisce è che questi paesi sottosviluppati, come tutti gli altri, finanzino il loro sviluppo ricorrendo ai titoli di stato, quindi emettendo debito, cosa che li costringerebbe ad essere più attenti nella spesa, visto che dovranno restituirli in seguito. Qui c’è da dire che la Moyo è stata molto sfortunata, avendo dato alle stampe il libro agli inizi della crisi economica che è oggi diventata una crisi dei debiti sovrani, e varrebbe la pena osservare che la capacità contrattuale e direi di comprensione di certi meccanismi economici molto sofisticati non è la stessa da parte di un funzionario della Goldman Sachs (come la Moyo) e di un dirigente economico di un paese sottosviluppato. Addirittura in Italia c’è in corso più di una inchiesta per truffa contro alcune di queste grandi banche d’affari che hanno rifilato a molti enti locali dei titoli strutturati, senza che gli acquirenti avessero capito alcunché delle implicazioni dei loro acquisti. Quindi, forse, questi paesi farebbero sì bene a finanziarsi in modo diverso che non battendo cassa per mantenere i loro apparati corrotti, improduttivi e di ostacolo alla crescita, ma in un contesto che non li può comunque esporre ai rapaci della finanza mondiale.

Il concetto di asimmetria informativa è una delle principali critiche alle teorie economiche del libero mercato, e la Moyo se l’è dimenticato in cavalleria.

Altro punto di critica sostanziale è quello in cui si dice che la presenza cinese in Africa è un ottimo segno, perché i cinesi acquistano materie prime di cui hanno disperato bisogno e in cambio offrono infrastrutture, che costruiscono in tempi record a differenza delle nostre occidentalissime lungaggini.

Sì, i cinesi fanno tutto a tempi record perché ricorrono a prigionieri condannati ai lavori forzati, che se muoiono vengono rapidamente rimpiazzati dal regime repressivo di Pechino che in quanto tale non ha problemi a trovare carne fresca, e anche questo è un punto che alla Moyo sfugge. La concorrenza degli aiuti è un aspetto positivo per l’Occidente, che forse ci aiuta anche a liberarci di alcuni sensi di colpa che ci impediscono di essere fattivi verso persone che muoiono di fame e di sete, ma deve essere una concorrenza al rialzo anche nel settore dei diritti umani. Inoltre, va ricordato che la maggiore povertà africana deriva anche dal fatto che è la Cina ad essere diventata la fabbrica del mondo.

Sugli altri punti, la Moyo dice cose più condivisibili. Per intanto, c’è lo scandalo degli aiuti all’agricoltura dei paesi ricchi, che mettono fuori mercato l’agricoltura africana: anche quando vengono create delle libere aree di commercio internazionale comunque c’è un problema di prezzo al produttore, che va in qualche modo affrontato (anche perché l’agricoltura assistita sta ammazzando l’agricoltura e la zootecnia, quelle vere, tanto che oggi quando i sussidi sono massimi al contempo gli agricoltori sono più poveri). Va anche detto che le merci africane potrebbero avere anche un problema di qualità, perché proprio la Cina ha migliorato i suoi processi produttivi. Però lo scandalo delle centinaia di miliardi dati ogni anno all’agricoltura rispetto alla manciata dato allo sviluppo dell’Africa non è più accettabile, e conviene solo alle grandi multinazionali del settore alimentare.

Ultimo punto dell’agenda proposta dalla Moyo, beata grazia, è il microcredito, in cui suggerisce di ripetere le esperienze di Yunus (di cui ho parlato qui).

Se c’è una tesi che è condivisibile del libro, a tutto tondo, è che di questi temi, delle difficoltà dell’Africa, si parli spesso in termini da spot, lasciando il campo ad attori, cantanti e altre celebrità vere o presunte, che saranno pure animati dalle migliori intenzioni ma proprio per il ruolo che hanno non riescono e non possono entrare nel livello di dettaglio richiesti da questi problemi; e che al contempo sono comunque poco graditi: come reagiremmo noi se domani Lady Gaga volesse suggerire all’Italia come rientrare dal debito pubblico, o Madonna volesse consigliarci la legge elettorale più adatta ai nostri scopi? C’è il rischio che ci siano poi dei grandi successi mediatici come Bono ricevuto al G8, ma delle linee di azione miserrime proprio perché non discusse con quelle persone che ne dovrebbero essere i beneficiari.

Però non basta questa considerazione a pensare bene di Dead Aid, che di fondo rimane un’opera di un’economista neo-liberista, economicistica e quindi limitata nella sua analisi, a tratti anche inutilmente rude.

Annunci

Pubblicato il 1 febbraio 2011, in gay con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: