Trappola per topi

L’estate scorsa ci fu una polemica tra gli eredi di Agatha Christie e Wikipedia inglese, perché l’enciclopedia libera aveva riportato l’identità dell’assassino di Trappola per Topi, il giallo della scrittrice che, messo in scena per la prima volta nel 1952, continua da allora ininterrottamente ad essere replicato, facendone lo spettacolo più longevo di tutti i tempi.

Ricordandomi questo episodio, ed incuriosito, ho colto l’occasione per andarlo a vedere nell’allestimento fatto dal Teatro Vittoria. Anzi, ci sarei andato una settimana fa, se una influenza non mi avesse costretto a letto e a regalare i biglietti a mia sorella e al fidanzato (hanno molto apprezzato).

Nell’opera, Mollie e Giles Ralston sono una giovane coppia che ha appena aperto una locanda nella casa avuta in eredità dalla zia di lei, a pochi chilometri da Londra. Mentre arrivano i quattro ospiti previsti (ed un quinto inaspettato) dalla capitale giunge la notizia di un efferato assassinio, e una telefonata del locale commissariato che li avverte che un sergente raggiungerà la pensione Monkswell,  dove con tutta evidenza si è rifugiato il colpevole. Uno degli ospiti verrà anzi ucciso dall’assassino, mentre la locanda si trova isolata dal mondo per una tempesta di neve.

Ognuno degli ospiti, così come gli stessi proprietari dell’albergo, sembra aver qualcosa da nascondere, legato ad un triste episodio di cronaca accaduto proprio in quella zona alcuni anni prima, e tra sospetti ed illazioni si arriva fino a quando l’assassino proverà a colpire di nuovo.

A fine spettacolo poi, come vuole la tradizione, gli spettatori vengono invitati a non raccontare chi sia il colpevole, e a questa richiesta mi accodo volentieri, il bello di uno spettacolo come questo è proprio e tutto lì, non è il Giulio Cesare in cui sai già che il monarca fa una brutta fine.

Parlando di questo specifico allestimento, l’ho apprezzato da ogni punto di vista.

Per intanto e sopratutto, per la scelta del regista (Stefano Messina) di dare una lettura lineare ed immediata del testo, senza costruirci sopra alcuna analisi psicologica da quattro soldi. C’è infatti spesso una tendenza nefasta consistente nel voler vedere la dimensione simbolica di un giallo, che tanto più può colpire un’opera come Trappola per Topi data la sua semplicità narrativa e il fatto che sia in replica appunto da oltre mezzo secolo, per cui ci si deve inventare qualcosa di nuovo.

Credo sia anzi una grande forma di rispetto per lo spettatore e la sua intelligenza quella di rappresentare l’opera per come è stata scritta, lasciandolo libero di fare ogni volo pindarico che casomai creda; anzi la forza di Trappola per Topi è proprio qui, in una certa libertà di analisi e di elaborazione che l’autrice gli lascia e che il regista saggiamente asseconda.

L’assassinio che avviene all’interno della locanda si svolge proprio sotto gli occhi degli spettatori, per cui un suggerimento pratico, che varrebbe per questa rappresentazione se ancora ci fossero delle repliche a Roma (purtroppo chiude oggi) e che di sicuro vale per le altre è di evitare di prendere posto nelle prime file.

La scenografia è efficace quanto semplice, trasmette quel senso di calore e di interno di una casa dei sobborghi di Londra proprio come ce la potremmo immaginare (anche se poi, probabilmente, la povertà postbellica sarebbe stata di tutt’altra appetibilità scenica), gli attori ci sono sembrati tutti bravi, anche e sopratutto nel passare dai toni più drammatici e seri ai momenti più divertenti, una flessibilità che la stessa Christie si spiegava come all’origine del successo, inatteso anche per lei, dell’opera. Volendo fare un appunto, l’attrice che interpretava Mollie Ralston (la moglie) è stata in qualche battuta un po’ svociata e fuori tono, ma ampiamente compensata dall’interpretazione di Paravicini (il vecchio impomatato e che ancora corre dietro alle sottane) e della signora Boyle, che hanno reso anche fisicamente i loro personaggi.

Vi direte: ma perché hai scritto di cotanta recensione se poi lo spettacolo finisce? Perché tra tutte le recensioni scritte la migliore vince un viaggio e io ne ho tanto bisogno :)

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Pubblicato il 6 febbraio 2011, in recensioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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