Confindustria e il 17 Marzo

Solo un paio di mesi fa, la polemica politica, sindacale ed industriale era tutta incentrata sul nuovo contratto che la Fiat avrebbe imposto ai dipendenti di Mirafiori. La tesi della Fiat, seguita dalla Confindustria, dietro cui andavano sopratutto quei ministri in attesa di vendicarsi del sindacato, era che l’attuale organizzazione del lavoro lasciava le linee di montaggio scarsamente utilizzate, soggette al capriccio assenteistico di qualsiasi operaio. Occorreva quindi una compressione dei diritti dei lavoratori, compresa la limitazione del diritto di malattia (che non viene pagata più se avviene il giorno prima o il giorno dopo un periodo di pausa dal lavoro) e dell’assistenza ai familiari con handicap.

Il mantra era questo, in Italia si lavora poco e male e così non possiamo andare avanti.

Meraviglia, nell’arco di due mesi il problema si è risolto, anzi si è rovesciato. E sì, perché oggi Confindustria si lamenta che la festa del 17 Marzo sarà una festa che colpirà l’economia italiana, bloccando la produzione.

Pensa tu che strano, a Dicembre la produzione è ferma per motivi infrastrutturali, e per farla ripartire occorre una legnata agli operai, mentre a Febbraio il problema è risolto, oggi i sistemi di produzione sono tutti al massimo, i camion con le merci italiane fanno code alla frontiera, la disoccupazione è sconfitta e quindi perché fermarsi un giorno, anzi forse due?

Di fronte a questa preoccupazione della Marcegaglia (la stessa persona che due mesi prima strillava contro i limiti della produzione) una parte della maggioranza c’è andata dietro, che schifo festeggiare l’Unità d’Italia, con addirittura Calderoli che ha parlato di danni dal blocco degli uffici pubblici per miliardi di euro.

Bisognerà trovare il tempo, prima o poi, di spiegare a Calderoli che se il blocco degli uffici pubblici per due giorni causa danni per miliardi di euro, sarebbe come dire che la produzione degli stessi nel corso dell’anno ammonta a centinaia di miliardi di euro, per proporzione; e che considerato che gli uffici pubblici allo Stato non costano così tanto, la conclusione – adottando il criterio di uno che è ministro – è che lo Stato ha un guadagno netto dalla Pubblica Amministrazione, di natura economica, quindi il debito italiano è già risanato.

Sempre potendo trovare tempo, bisognerebbe spiegare alla Marcegaglia che quest’anno il costo del lavoro sarà molto più alto del solito, visto che molte feste si sovrappongono e non ci sono ponti; ed in un periodo di crisi il costo del lavoro va abbassato, non alzato, come appunto la signora diceva proprio a Dicembre. Non dimenticando che i lavoratori devono andare ogni tanto in ferie, per evitare che a lungo andare la produttività declini.

Siamo ridotti a questo, il cazzeggio al potere, senza contradditorio. Nel frattempo, come si confà ad una festa che deve essere la festa di tutti gli italiani e non di una parte verso l’altra, ognuno ha ben deciso di organizzarsi come crede: chi andrà al lavoro e chi no, chi ha già prenotato i biglietti aerei (guardate i prezzi per quei giorni, per sincerarvene) e chi ha i figli che vanno in una scuola che rimane aperta, in un’allegra corsa verso il baratro civile.

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Pubblicato il 13 febbraio 2011, in Fatti nostri con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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