Dei locali (e dei gay) all’estero

Ho letto questo articolo di InWonderChat, e ce ne è una parte che mi ha in particolare solleticato, anche perché era un tema su cui stavo riflettendo da un po’:

Che poi, fateci caso, quelli che affermano di essere “fuori dai giri” in genere ci tengono a precisare anche che loro non sono snob, no, li frequenterebbero volentieri, ma la colpa è dei gay di Roma, di Milano, di Torino, di Firenze, di Napoli (sostituite con il nome di una qualsiasi città italiana). Loro, che sono “uomini di mondo” (tre anni di militare a Cuneo!) sanno bene che fuori dai patrii confini c’è il Paradiso Terrestre dei Gay:

“In Italia se la tirano tutti, all’estero invece sì che riesci a conoscere gente, all’estero vanno vestiti in modo normale, una camicia e un jeans, non sono tutte delceggabane dipendenti e DieselAussiebumNike victims, all’estero sì che sono socievoli, all’estero sì che non si fanno problemi per scopare, te lo chiedono direttamente, mica come qui che ti guardano per ore ed ore e nessuno ti si avvicina”.

Ma hai mai pensato che all’estero ti trovano interessante proprio perché non ti capiscono? Che poi “l’estero” è una parola generica e vuota. L’estero dove? Sei proprio così sicuro che in Uganda o in Malawi l’ambiente gay sia così idilliaco? Sei proprio sicuro che in Iraq e in Cina i locali siano tanto migliori dei nostri?

Ovviamente, quando qualcuno parla di gay all’estero e delle migliori condizioni di vita che ci sono, non parla certo di Iraq e Cina, diciamo che si riferisce alle grandi città metropoli dei paesi democratici, non discuterò di questo perché non penso certo che Roccia sia un ingenuo, giusto si fa un po’ prendere dalla vis polemica a volte :)

Almeno in parte, è vera l’analisi che lui fa, quando dice “Ma hai mai pensato che all’estero ti trovano interessante proprio perché non ti capiscono?” Però sia detto che questa è proprio l’analisi di uno psicologo, che per forma mentale e strumenti di analisi della realtà riconosce prioritarie le relazioni tra le persone, molto di più del contesto sociale in cui si svolgono (e magari è pure giusto, eh, che sai quanti sociologi dicono che la sociologia non esiste, ma ora ammettiamo che esista, almeno un po’).

Io penso che  una carica di attrazione e di curiosità che  c’è  nelle conoscenze che avvengono fuori Italia è dovuta al diverso atteggiamento che tutti assumiamo, per parti consapevoli e per parti inconsapevoli, quando andiamo all’estero.

Fosse che ci liberiamo di certi vincoli, fosse il semplice cambio di contesto, fosse che arriviamo arrapati e desiderosi di rinnovare la fama degli italiani, comunque sia ci comportiamo in modo diverso, e certamente entriamo in contatto con persone diverse, dove la diversità non è nella lingua o nel colore della pelle, ma in aspetti più profondi e sostanziali, che magari si sustanziano poi anche solo nel farsi una grande scopata, senza tanti giri di parole; ma aspetti che chiari o incompresi che rimangono, lì sono.

Però. Intanto, sul fatto di essere interessanti perché non compresi, si potrebbe discutere molto. Per dire, io nelle mie vacanze mi sono sempre trovato nella situazione che, passati i primi giorni in cui proprio sembravo un turista, poi venivo costantemente preso per un autoctono, e anzi quando dicevo che non ero oriundo generavo una certa sopresa: così sono stato convintamente scambiato per turco, greco, inglese, olandese, spagnolo, portoghese, americano e croato (non so cosa accadrebbe se andassi in Cina, magari lì rimarrebbero delle prudenze).

Comunque, tanto per dire che io non avevo problemi di non comprensione, e che ognuna delle realtà gay che ho conosciuto si è poi mostrata a me in modo diverso, e certo non generalizzerei.

Ho visto realtà molto provinciali e molto chiuse anche se i gay che ne fanno parte sono pienamente inseriti e riconosciuti nella società; discorsi del tipo “sono gay ma non si deve sapere quindi facciamo sesso ma di nascosto”; situazioni in cui dopo due parole si era piacevolmente avvinghiati. E non parlo di singoli, parlo di un atteggiamento complessivo.

Quindi, o uno pensa che è l’aeroporto in cui atterri che ti causa una specie di imprimatur, oppure che c’è anche una componente sociale. E qui casca la mia obiezione all’articolo, perché dico che non c’è solo la psicologia, ma anche la sociologia (poca, ma c’è).

E’ giusto, anzi è doveroso, che ognuno di noi cerchi di costruirsi un mondo migliore in cui vivere, a prescindere che sia nato in un paesino del Sud o a Copenaghen, per dire di due realtà che sui diritti dei gay sono ben lontane. Ma non si può dire che sia indifferente dove si nasce, e come gli stimoli della società ci influenzino.

Che il mondo gay assorba una certa quota dell’omofobia della società in cui vive, è un dato di fatto. Che molti gay abbiano problemi a vivere una vita di relazione perché tutto il giorno ricevono un messaggio per cui i gay sono a dir bene dei malati da compatire, è un fatto. Che la mobilità sociale più limitata renda più difficile costruirsi una propria vita, è un altro fatto.

Poi, mi si potrà dire che molti di quelli che dicono “all’estero è diverso” non si perdono in tante analisi, e magari si raccontano una verità di comodo. Però, non raccontiamoci che una differenza di fondo non ci sia, e spesso non sia a tutto svantaggio di noi che viviamo in Italia.

A me colpisce molto, per fare un esempio immediato, come su un sito di annunci gay di Londra, ci siano molte persone che hanno superato non i 40, ma i 50, 60 e pure 70 anni, e che senza tante preoccupazioni ti contattino per vedere che aria tira; mentre su un sito di annunci gay di Roma ce ne siano pochissimi, e anzi sia tutto un mettere in chiaro, da parte degli altri e più giovani gay, che non vogliono “vecchi”. Ora non penso che i contenuti del sito cambino in base al mio modo di relazionarmi con chi ci è iscritto, gli annunci quelli sono e quelli rimangono, quindi non possiamo che concludere che è proprio diverso l’ambiente sociale in cui i gay si trovano.

Certo, in Spagna i gay possono sposarsi, ma tu troverai un sacco di spagnoli non dichiarati e di padri di famiglia bisognosi di attenzioni; voglio dire, non penso che basti una legge per cambiare una mentalità; ma proprio per questo, la mentalità in cui viviamo ci condiziona.

Annunci

Pubblicato il 24 febbraio 2011, in Fatti nostri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti.

  1. Paolo, innanzitutto grazie! Il blog IWB (almeno per come la vedo io) serve proprio a stimolare il confronto e le idee, e mi fa davvero piacere che ciò sia accaduto.

    Mi piace molto l’analisi che hai fatto e la condivido in pieno.

    Il mio post serviva – dichiaratamente – a fare da “controbilanciamento” a chi si lamenta degli “altri” e accusa la società, il paese etc. senza vedere se può fare qualcosa per cambiare sé stesso (che poi anche se fosse colpa della società, sempre da lì devi partire per cambiare le cose… a malapena abbiamo potere su noi stessi!).

    Anche il riferimento al “tipo di estero” non era per “vis polemica”, ma per sottolineare il meccanismo della generalizzazione, che tende a livellare le differenze, facendo di tutta l’erba (del vicino) un fascio (più verde).

    Fatto salvo che, ripeto, concordo perfettamente sul fatto che ambienti diversi determinano comportamenti diversi (eh sì, anche gli psicologi hanno moltissima attenzione all’ambiente!), hai analizzato il modo di comportarsi all’estero meglio di me. Nel post volevo anche sviluppare il fatto che molti dicono la stessa cosa andando da Milano a Roma o da Roma a Napoli (chiaramente ciascuno disprezzando la propria città e lodando quell’altra) ma sarebbe venuto troppo lungo :))

  2. Due domeniche fa ero fuori con un’amica italiana che mi diceva esattamente le stesse cose “all’estero la si dà di più, in Italia invece ce la tiriamo”.
    Credo valga un po’ per tutti quello che hai scritto, anche per noi etero…

    (stop a facili battute sul mio essere in giappone a giappine pls… :D )

  3. Però è impossibile non trovarsi d’accordo con l’affermazione che nei locali gay del resto d’Europa la gente ci va vestita come gli pare, mentre in Italia sembra di assistere a un casting per le sfilate di Cavalli e D&G.

    • Che poi, io non sono contrario all’idea che uno si metta un vestito costoso per essere all’ultima moda e faccia il fighetto, l’importante è che sappia quando se lo deve togliere, senza temere di spiegazzarlo.

  4. Anch’io ho notato questa anomalia tutta italiana nei siti e nei locali in cui si cerca un pò di tutto, a cominciare dalla scopata e via in su… Probabilmente è una deriva di come veniamo considerati in Italia, come un contorno colorito, e finiamo per convincerci anche noi di questo… :/

  5. Parlo per esperienza personale, in merito, nella fattispecie, al mio viaggetto l’anno scorso ad Amsterdam. Personalmente, ho notato che non è che lì se la tirano di meno, ma che lì vivi tutto con un atteggiamento diverso. Siccome lì non di rado vedi coppie che passeggiano per strada mano nella mano e/o abbracciati o seduti ad un tavolino del bar con figli al seguito, insieme alle famiglie con genitori eterosessuali, sei tu stesso che assumi un atteggiamento diverso. Siccome ci si “rilassa” di più e si tende a socializzare di più – e meglio – pare quasi che un sacco di tabù cadano, cosa che in Italia è solo un miraggio, dato che la maggior parte di noi, per conoscere qualcuno, si riduce alle chat, ai locali o alle comitive “di settore”. Ed anche uno come me che tende spaventosamente alla misantropia, lì ha goduto di un’insospettabile vita sociale “attivissima” e soddisfacente. Un posto che ti consiglio di visitare, se non ci sei già stato.

    Giancarlo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: