Il discorso del Re

Ho visto questo film giusto poco prima che ci fosse la cerimonia di premiazione degli Oscar, e ho subito pensato che avrebbe sbancato, ma non tanto per la qualità del film quanto per il tipo di corde che andava a solleticare.

La trama è nota: il futuro re Giorgio VI (che subentra al fratello Edoardo, che abdica per sposare la divorziata Wallis Simpson) ha un problema di balbuzie, e si affida a Lionel Logue (Geoffrey Rush), un logopedista che usa metodi molto poco convenzionali. Ma efficaci, se alla fine riuscirà a leggere l’annunzio dell’entrata in guerra contro la Germania. Il film si ferma qui, anche se poi Giorgio VI leggerà molti altri discorsi durante la Seconda Guerra Mondiale, con un tono fermo che aiuterà il morale degli inglesi.

Allora è un film storico? Purtroppo no, perché le cose non sono andate esattamente così. Quando era ancora solo Duca di York, il futuro Giorgio VI era riuscito già nel 1926 a tenere un discorso, al Parlamento di Canberra, senza balbettare, grazie al lavoro fatto, a partire dall’anno prima, con il dottor Logue. La dichiarazione di guerra verrà 13 anni dopo; e nel frattempo il dottor Logue aveva trovata tutta la comodità di essere investito del titolo di Membro dell’Ordine Vittoriano, per i servigi resi personalmente al Re; mentre nel film questo riconoscimento sembra di là da venire.

Allora cosa ha di bello questo film? Sicuramente, che sia tutto incentrato sulla relazione terapeutica tra Logue e Giorgio VI, una relazione che Logue riesce a costruire, probabilmente per intuito più che per studi, mettendo il futuro re alla pari con lui, comprendendo fin dall’inizio come la balbuzie fosse un problema psicologico e non fisico. Per quanto visto nel film, direi che Logue, oltre ad essere un logopedista, ha operato come un bioenergeta, anche se non so quanto questo sia storicamente vero.

Che effetto ti fa vedere un film la cui trama si riduce al racconto di una relazione terapeutica, tu che ne hai una che prosegue da anni? Boh, un effetto strano, da una parte non ti stupisci di nulla – né di come si svolga e delle unicità che si sperimentano, né della capacità che abbia di cambiare in meglio una vita – dall’altro rimani un po’ perplesso, perché – immagino – compi l’errore di voler ricondurre una relazione terapeutica alla tua, quando ogni relazione terapeutica è necessariamente unica (non è che in ogni terapia ti dicono di urlare dalla finestra: anche se in alcune può succedere).

Per tornare al film, la sceneggiatura ha un grande valore, rende il personaggio di Giorgio VI come un personaggio vivo, indaga e scava nella sua psiche e riesce a relazionarla con gli altri personaggi, a cominciare da Logue; merito anche dell’interpretazione notevole di Colin Firth.

Però, tutto questo detto, a me non pare proprio che Il discorso del Re possa essere considerato il miglior film dell’anno, sopratutto considerando che c’era Inception tra i candidati. Mi pare discutibile che un film storico contenga degli errori così significativi, che messi poi in un film del genere, così minimalista, lasceranno molti spettatori pensare che le cose siano  invece andate proprio così; e c’è qualche errore pacchiano, come le due figlie di Giorgio VI (Margareth e l’attuale regina Elisabetta) che passano gli anni ma rimangono sempre due bambine.

Quando l’ho visto, ho pensato che sarebbe proprio stato il film da Oscar: è centrato su un personaggio con un handicap come la balbuzie che affligge molti attori (che sono magari diventati tali anche per sconfiggerla), è la storia del non europeo (Logue è australiano) che aiuta un europeo, ha quel gusto minimalista che fa pensare sempre che sia una grande capolavoro (a me, la scenografia è parsa scadente), insomma fa fine ed impegna relativamente.

Per cui sì è un bel film, ma capolavoro rimane per un’altra categoria.

Voto: 8.

Pubblicato il 2 marzo 2011, in recensioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Complimenti per il blog!

    Spero avrai modo di ricambiare la visita sul nostro blog Vongole & Merluzzi, dove tra l’altro nell’ultimo post si parla di un libro appena uscito…

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/02/time-of-life-and-others-marvellous-times-recensione/

  2. in parte condivido i tuoi appunti, tranne Inception che ho apprezzato ma mi ha fatto venire un gran mal di testa e non mi ha dato modo di riflettere a distanza di tempo.

    nel “Discorso del Re” invece c’erano molti spunti: il rapporto padre-figlio, il contrasto tra i due fratelli, Edoardo VIII e Giorgio VI, i destini dell’Inghilterra e del mondo, la questione della demagogia (il discorso di Hitler) e l’importanza della radio (e oggi della tv) nella tenuta del potere.

    come fai, poi, a non amare quel Giorgio VI (che a quanto ho letto delle memorie delle figlie era effettivamente così umano e affettuoso) e di quella Regina Elizabeth, che noi abbiamo conosciuto vecchia, ma ancora arzilla?

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