Rinnovi (più che pulizie) di Primavera

Non credo si possa trovare un criterio razionale nel decidere quali oggetti tenere e cosa invece dare via; almeno per me, i libri (che costituiscono, per numero, il 90% degli oggetti che ho in casa) hanno sempre una storia, che se non valuti e metti da parte rischia di travolgerti e farti tenere tutto, una cacofonia e una babele di cose che sembra più la biblioteca di Babele di Borges (un libro tenuto) che una rappresentazione della tua personalità.

Peggio, essere coperti di libri (ero arrivato al punto di averli sulla scrivania, sulla spalliera del letto, sulla stampante e così via) e non avere spazio per altro significa in realtà volersi cullare nella rassicurazione dell’ordine delle cose, dove non c’è spazio per nuovi sviluppi, nuove attività, nuove persone. L’alternativa al rinnovo, è facile a dirsi, è la staticità, e la staticità si porta appresso la morte, non la vita.

Certo, per uno che è cresciuto in una famiglia in cui mia madre ha sempre conservato tutto, attaccandosi alle sue cose per non pensare al suo matrimonio poco felice, in questo peraltro ben educata da mia nonna, e un padre che ha distrutto tutto quello che ha toccato e fatto nella sua vita, instillando nei figli e certamente in me la paura di costruire, mettere da parte quello che si ha richiede un grande passo, e anche alcuni anni di psicoterapia (diciamo che ognuno ha i suoi limiti).

Così, dovendo riorganizzare il marasma, il criterio adottato è stato: non tenere in vista più della metà dei libri che ho adesso, quindi letteralmente svuotare alcuni scaffali e riorganizzarli. Per non farmi trascinare dal significato delle cose, da tutta una storia che per quanto importante dice fino ad un certo punto chi sia io oggi, ho adottato questi criteri:

  • i libri che mi sono stati regalati da mio padre quando ero adolescente, i grandi classici d’avventura per ragazzi, sono stati messi in uno scatolone: non posso buttarli, forse è l’unica cosa che viene da mio padre a cui sono legato da affetto; e sì, dice qualcosa di me, oggi, perché – incredibile a dirsi, per davvero – riuscì a presentarmi questi regali come un dono preziosissimo, instillandomi l’amore per la lettura; uno dei suoi pochi successi da educatore;
  • i libri che mi sono stati regalati da altri e che non mi piacciono, per ora vengono conservati in uno scatolone;
  • i libri che ho comprato e che non ho amato, avendole letto poche pagine e subito avendoli chiusi, vengono donati alla biblioteca comunale;
  • così come un sacco di riviste di informatica scientifica, e manuali ormai buoni solo per il decoro;
  • tutta la fantascienza, che è buona metà del tutto, viene messa insieme in un suo apposito scaffale: anche se non escludo di pulirla di quelle opere che non mi sono piaciute;
  • i libri che potrei riprendere a leggere, perché forse non era il momento buono di leggerli quando li ho iniziati, sono in un ripiano tutto loro, sub-judice;
  • tutto il resto viene tenuto.
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Pubblicato il 25 marzo 2011 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Da qualche tempo – tu in realtà sai da quando – sto facendo necessariamente i conti con le questioni di spazio. Nel far questo mi sono imbattuto in un po’ di testi sullo space clearing, che a parte una serie di considerazioni che mi rifiuto di prendere in considerazione (come sotto quale ciclo lunare iniziare a mettere a posto le cose…) un po’ di spunti interessanti me li ha dati. Mai quanto i seminari “sul contenuto dello zainetto” del personaggio che George Clooney interpreta in “Tra le Nuvole”, però.

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