Bletchley Park

Bletchley Park è un po’ di capannoni, e giusto una villa, che si trova a Bletchley, nel Buckinghamshire, qualche decina di chilometri a nord di Londra, dove durante la Seconda Guerra Mondiale un gruppo di matematici, guidati da Alan Turing, decifrava i codici dei nazisti, contribuendo in modo decisivo alla fine della guerra e alla vittoria degli Alleati.

Oltre a questo, Turing  inventò il computer, che su ogni buon manuale universitario vi viene infatti presentato come un caso specifico di Macchina di Turing.

Finita la guerra, Alan Turing continuò ad occuparsi di matematica, dando un grosso contributo all’intelligenza artificiale con un test per misurare obiettivamente se un sistema di calcolo fosse o meno intelligente, il cosiddetto test di Turing.

Alan Turing era dichiaratamente omosessuale, e con quel modo di fare che caratterizza molto i matematici, un certo isolamento quasi autistico dalla realtà, non si pose problemi nel denunciare un suo partner (forse un escort) che gli aveva svaligiato la casa.

Era appena passata una legge che puniva l’omosessualità, e venne così costretto ad una terapia ormonale, che gli causò delle forti depressioni. Secondo i rapporti ufficiali, fu durante uno di questi episodi depressivi che si suicidò, mangiando una mela imbevuta di cianuro, anche se la madre e i suoi amici non hanno mai creduto a questa versione.

In effetti, per il suo lavoro venne in contatto con i segreti più turpi della guerra, e forse venne eliminato perché, in quanto omosessuale, venne considerato debole e ricattabile.

Pochi anni fa, il governo inglese ha pubblicamente chiesto scusa per quanto gli fecero.

Il premio Turing, conferito ogni anno, è considerato il premio Nobel per l’informatica.

Turing era anche un bell’uomo, aggiungo, questa è una foto da giovane in cui direi che fa la sua figura:

Ora, come fa un informatico perdipiù omosessuale a non andare a Bletchley Park, come se fosse un pellegrinaggio? Mi sono anzi stupito che, arrivato, fossero presenti sopratutto persone di una certa età, e non frotte di giovanotti a fare gli update dei loro status su Facebook.

Bletchley venne definito il segreto meglio custodito d’Inghilterra. Churchill, quando i responsabili gli scrissero lamentando che non avevano fondi a sufficienza per operare, gli diede carta bianca (“action this day”). Bletchley consentì di vincere molte importanti battaglie, e diede vita anche ad un’azione di doppio e triplo gioco così ben congegnata che Hitler rimase convinto che lo sbarco degli Alleati sarebbe avvenuto a Calais e non in Normandia.

Tra gli autori di queste operazioni, Ian Fleming, l’autore di 007: il doppio zero veniva da una sezione di Bletchley che gestiva le pratiche più delicate.

La prima cosa che colpisce di questo complesso è l’assoluta umiltà di molti degli alloggi, anzi  indicati come hut (capanne baracche); la guerra fu molto pesante per l’Inghilterra, che anzi rimase con un certo livello di razionamento anche anni dopo che era finita. (le foto mostrano come sia stata una bella giornata di sole, e si riferiscono alle parti in muratura e più grandi, qualche  baracca  si intravvede sullo sfondo)

La parte più significativa da visitare è ovviamente quella legata a quanto fatto da Turing, e si comincia con la ricostruzione della Turing Bombe:

Semplificando molto, si trattava di un dispositivo elettro-meccanico (dicono che non potesse essere considerato un computer, secondo me la cosa è un po’ di lana caprina) che provava a decifrare i codici dei nazisti andando per tentativi, un po’ imbeccato da uno studio iniziale che cercava di capire quale potesse essere il testo in chiaro del messaggio: non ci crederete, ma gli attacchi di tipo testo noto sono ancora oggi uno dei fondamenti della criptanalisi.

Questi tentativi venivano svolti perlopiù da donne, e ancora oggi almeno la metà del controspionaggio inglese ha effettivi di sesso femminile: pare che siano molto brave a tenere i segreti, e alcune di loro confesseranno ai mariti cosa facevano durante la guerra solo decenni dopo che era finita. (I matematici all’ascolto potranno godere nel sapere che la Bombe, quando riusciva a decifrare un codice, si fermava, non entro nel merito del problema della fermata di Turing che è per palati allenati).

La Bombe (in realtà ne esistevano circa 200, quasi tutte fatte distruggere da Churchill dopo la guerra) era fatta per attaccare Enigma, di cui questo modello, meno potente, era in dotazione alla Regia Marina Italiana:

Come potete immaginare, la debolezza del modello in uso agli italiani ne rese facile lo scardinamento, che causò agli italiani la pesante sconfitta di Capo Matapan, e fu la prima vera e grande vittoria sui mari della Marina di Sua Maestà da un bel po’ di tempo.

Enigma codificava il messaggio basandosi su una serie di rotori, impostati su una sequenza iniziale definita, e su dei collegamenti elettrici nel frontale: gli Alleati fecero di tutto per entrare in possesso di una di queste macchine, come raccontato per esempio in U-571 (che ha come protagonista Matthew McCounaghey, buttalo via). In uno dei padiglioni di Bletchley, si può scoprire la storia del vero eroe che riuscì in questa disperata missione.

Questo è l’interno di uno dei padiglioni, io qui cominciavo ad avere i lucciconi agli occhi:

e questa è invece la stanza in cui operava Alan Turing:

A Bletchley, è possibile visitare il National Museum of Computing (purtroppo tenuto da informatici e non da archivisti museali) e varie altre cose, alcune un po’ da sagra di stra-paese, tipo una mostra degli oggetti appartenuti o su Churchill (uno entra e vede un signore molto anziano che si alza, dice buon pomeriggio, sono il signor tal dei tali e questa è la mia collezione personale, poi si rimette seduto, e riparte quando entra qualcun altro, a me pare un’inutile crudeltà) quella dei modellini ferroviari; si salva invece un cinema con filmati d’epoca; in genere queste cose sono aperte solo nei fine settimana.

La cucina è, come dire, modesta: se è rimasta la stessa dei tempi di Turing, questo spiega perché fosse così magro, non certo perché era un maratoneta di livello quasi mondiale.

Dico che, se uno vuole conoscere la storia della guerra, la mostra d’elezione è quella del Cabinet War Room; e la parte dedicata all’informatica del National Science Museum è certamente meglio curata; però, dire che almeno una volta nella vita sei stato a Bletchley, potrebbe valere la pena.

Magari, prima della visita consiglio la lettura di L’Uomo che Sapeva Troppo. Alan Turing e l’Invenzione del Computer, di David Leavitt, perché venire catapultati all’improvviso nel mondo della crittanalisi può essere un po’ ostico. Sulla correttezza tecnica del libro garantisco personalmente, e rimane comunque una lettura possibile anche per un non iniziato.

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Pubblicato il 26 marzo 2011, in viaggi con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 9 commenti.

  1. Per quanto riguarda “L’Uomo che Sapeva Troppo. Alan Turing e l’Invenzione del Computer”, di Leavitt, l’ho comprato anni fa pieno di curiosità e di buone aspettative, innanzitutto perché da ragazzino mi piacevano molto i romani e racconti di Leavitt (ora molto meno), poi perché non sono un informatico in senso stretto ma lavoro nel settore ICT, last but not least perché la figura di Turing mi affascinava molto. Purtroppo però non l’ho trovato affatto “una lettura possibile anche per un non iniziato”! Devo dire che sono un grande lettore, ho letto molti libri ostici e tanta saggistica, ma questo libro di Leavitt su Turing mi ha molto deluso peroprio perché secondo me Leavitt manca totalmente di capacità di divulgazione, cioè di spiegare in modo semplice concetti scientifici complessi. Ed è un peccato, perché le parti in cui parla della macchina di Turing e di altre “macchine” più o meno contemporanea sono davvero incromprensibili per un non iniziato.

    • L’unico suggerimento che ti posso dare è riprovare a leggerlo, perché le cose si potrebbero chiarire meglio; l’unica alternativa a quel libro è “Godel, Escher, Bach” di Hofstadter, se te la senti.

      • Grazie dei consigli. “Godel, Escher, Bach” è un altro “mattone” che ho nella mia biblioteca da molti anni ma che non ho mai osato affrontare. Preferirei rileggermi tutta la Recherche ora come ora ;-) Comunque prima o poi lo affronterò.

        • “Godel, Escher, Bach” è un libro che non credo possa mai essere capito per davvero, io alla circa terza o quarta rilettura mi arrendo verso pagina 500 (sono convinto che il libro finisca lì, come l’autore dice parlando di un altro libro, o almeno mi consolo così). Però nella spiegazione del problema della fermata di Turing è molto più di dettaglio e si prende più tempo del libro di Leavitt, quindi potrebbe essere anche più comprensibile.

  2. Ti prego di non mandarmi affanculo, ho molto apprezzato il tuo articolo e ammiro la tua acribia nel descrivere questi luoghi e la tua capacità di trasmettere la tua commozione, però da insegnante d’inglese posso proporre una correzione ? “Hut” può significare capanna come scrivi tu ma in questo caso il traducente corretto è “baracca”. Ciao, e scusami per l’intrusione da maestrina.

  3. Ciao, scusa il disturbo. Finalmente ho organizzato una vacanza a Londra e andrò a visitare Bletchley Park. Quanto tempo ci vuole per fare la visita? Te lo chiedo perché poi pensavo di prenotare la visita guidata al National Museum of Computing (che a sua volta non riesco a capire quanto dura…)

    • La visita può tranquillamente durare meno di un’ora, ci sono solo un po’ di baracche da vedere. Se poi vuoi vedere il National Museum of Computing metti in conto circa lo stesso tempo (a meno che tu non voglia vedere ogni singolo cimelio). Informati nei giorni in cui sono aperte le altre mostre, come quella sulla vita in tempo di guerra, che sono molto interessanti e comunque brevi da vedere.

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