L’orrore di dire “Ok” in chat

Una delle parole non-parole più diffuse nel mondo delle chat è “ok”, in genere detto in risposta e come commento che non commenta, giusto per dire qualcosa e spingere tasti sulla tastiera. Per cui si può assistere a questi scambi:

– Cosa fai nella vita?
– Costruisco sarcofaghi per centrali nucleari esplose, domani parto per Fukushima
– ok

– Dove abiti?
– Ho un attico a Piazza di Spagna, con palestra privata e bat-caverna
– ok

– Che studi hai fatto?
– Dopo la laurea in astrofisica, ho fatto un dottorato in intelligenza artificiale e questo, unito al fatto che parlo sei lingue, mi ha messo nella short-list per andare sulla Stazione Spaziale Internazionale
– ok

– A letto che tipo sei?
– Una volta ho partecipato ad un film porno della Bel Ami, c’erano trenta attori e io li ho ripetutamente posseduti tutti e trenta, poi non ancora sazio ho abusato dell’intera troupe, quindi sono sceso in strada e ho avuto ragione di una intera caserma dei pompieri, prima che mi scadesse il visto che durava una settimana e ho dovuto lasciare quindi il paese
– ok

Ecco, “ok” non va bene. E’ l’analogo di “Come ti chiami e da dove ci chiami?” che va di moda in televisione, per cui “Gianna da Velletri” ha lo stesso identico trattamento di “Enrico da Udine”, una cacofonia che annulla tutta e serve a non dire.

Dire “ok” che dovrebbe significare? Che ti pare una risposta positiva? Allora dovresti dire “interessante” oppure “ah che bello, anche io volevo andare in Africa a sconsacrare chiese cristiane” oppure “un mio amico è stato recentemente in Uzbekistan, tu quando parti?” o anche “davvero ti piacciono le orge di gruppo con giocatori di rugby di colore che si percuotono tra di loro con gatti a nove code mentre getti di vapore creano un equivoco gioco di vedo-non vedo? Pensavo di essere il solo ad avere questo feticisimo”.

Dire “ok” fa trasparire che si sta giudicando l’altro – e questo ci sta – ma con una povertà di mezzi e di metro di giudizio, per cui invece di mettersi nella condizione di conoscerlo per quello che è, lo si riconduce alla propria esistenza: è ok se abiti sulla Cassia o sull’Appia (due direttrici agli opposti di Roma) perché l’alternativa sarebbe non ok: certo, tutti cerchiamo l’amore, ma figurati se penso di muovermi prendendo questo oscuro mezzo di trasporto che taluni chiamano macchina per uno che, tra tutti quelli che ci sono online, ha deciso di parlare proprio con me. E’ ok se cerchi per adesso, però non subito, però tra un’oretta, perché è risaputo che il mondo gay è fatto in quasi maggioranza di manager internazionali sempre in una riunione in giro per il mondo. E’ ok se a letto fai queste cose, in quest’ordine, con questi tempi, però senza fare quest’altre, perché del resto i gay fanno talmente poco sesso che vuoi togliergli il piacere di andare in giro con il copione già scritto?

Dietro quell’ok si nasconde così una finta disponibilità ed accettazione che invece è una grande stitichezza ed avarizia affettiva. Ammantata di uno sciocco inglesismo, perché in genere gli anglofoni usano molto poco “ok” come unica risposta in una chat, perché sono più consapevoli del gelo che comporta (è lo stesso del “no over XX”, detto da gente che pensa di essere internazionale e invece fa giusto un po’ pena perché si nasconde nell’eufemismo anglofoide per la mancanza del coraggio non delle proprie idee, ma dei propri gusti).

Detto questo, oggi mi è capitato un caso da “ok”, che ho provveduto ad educare, con il seguente scambio:

 

-enzo????
-direi di no.
-beh non è che devi dire “ok”, potresti dire “scusa, ciao” o anche solo “ciao”; perchè dire ok è come dire che sei d’accordo, e a me fa piacere che tu sia d’accordo che io non sono enzo, ma pure che non eri d’accordo, sempre enzo non ero.
-ah capito

 

C’è da dire che il poveretto, nel suo profilo, dice che preferisce parlare davanti ad un caffè (e pure qui che palle con questi caffè), “ke” davanti ad un pc, quindi ammette i suoi limiti.

Però temo che, quando il fortunato commensale prenderà “un caffè con panna” lui possa commentare, anche qui, “ok”.

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Pubblicato il 28 marzo 2011, in Preferisco ridere con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. I tedeschi fanno questo uso sconsiderato di ok anche nella lingua parlata. È uno stillicidio. Tu stai lì a parlare, e chi ti ascolta annuisce con questo ok a ogni affermazione che fai.

    • Ma nella lingua parlata è diverso! Perché lì c’è sopratutto una comunicazione non verbale, quindi dire “ok” magari è fastidioso, magari è barocco, ma non è castrante.

  2. “ok” is the new “goodbye”.

  1. Pingback: Flash post | Cosa vuol dire ok? | Lonely Star's World

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