Incontri ravvicinati (del tipo fascista)

Qualche giorno fa eravamo a cena, io ed un mio amico, in una piacevole trattoria vicino ai Fori Imperiali (Valentino, Via Cavour 293, consigliato) e stavamo parlando, anzi parlavo sopratutto io, vist che gli raccontavo del mio ultimo viaggio a Londra e di quanto questo avesse alimentato il mio pessimismo storico verso l’Italia e le sue condizioni sociali ed economiche. Uno può essere d’accordo o meno con me, però diciamo che il respiro dell’analisi era molto ampio e certo non andava a sbattere su piccoli aspetti quotidiani.

Il mio amico allora mi ha ricordato questo articolo che avevo scritto sul blog, e e io gli ho detto che beh, sì, Cicchitto in fondo è forse l’unico non stupido da quella parte: ma proprio un commento di sfuggita, poi siamo tornati alla vita degli informatici inglesi, dei gay inglesi e degli inglesi, che gli rappresentavo migliore di quella dei corrispondenti italiani.

Vicino a noi, c’erano due tizi, uno di questi di dimensioni ragguardevoli, tutti e due con la tipica aria da picchiatore fascista, e quello grosso dei due stava al telefono; siccome mi era parso che non sapesse esattamente dove si trovasse e non riuscisse così a dare indicazioni, ho avuto la pessimerrima idea di dirglielo.

Mal me ne incolse. Così, a questo qui gli è venuto in mente che potesse aggiungersi alla nostra conversazione, e allora ha cominciato dicendo che ci aveva sentito parlare, che aveva intuito le nostre idee politiche da quanto io dicevo di Cicchitto e poi – colpo di teatro, almeno nella sua testa – che lui era un consigliere delegato del Sindaco di Roma, mica pizza e fichi. L’ avevo detto, che c’avevano l’aria da picchiatori fascisti.

Allora s’è sentito in dovere di chiedermi l’origine del mio pensiero su Cicchitto – dico, sto parlando della crisi storica della società italiana e tu ti concentri su Cicchitto – e io gli dico che beh, certamente Cicchitto è più in gamba di Capezzone o di Gasparri (tra Alemanno e Gasparri corrono pessimi rapporti, quindi lui tutto contento di quello che considerava un sostegno).

Poi mi chiede se penso che Cicchitto sia più intelligente di Alemanno, io molto diplomatico dico che non saprei, e lui – fraterno ed amico – mi spiega che no, è ovvio che Alemanno è più in gamba.

Io gli avrei voluto dire che per alcuni filosofi la vita dell’uomo è compresa tra l’infinito e l’infinitesimo, nessuna delle due dimensioni ha limite, e che non saprei a quale estremo collegare Alemanno; o dello scandalo dell’Expo di Shangai, dove qualche altro consigliere delegato del Sindaco di Roma – sempre mica pizza e fichi – c’ha magnato per questa vita e la prossima;  o  degli scandali delle assunzioni di migliaia di persone ad Atac ed Ama, tutti amichetti del Sindaco di Roma.

Ho preferito glissare. Anche perché lo show sarebbe comunque continuato, con questo tizio che ci spiega che lui come consigliere delegato fa un sacco di belle iniziative, ma si scontra sempre con la burocrazia comunale, e quante belle idee ha, e quante cose fa, e quanta gente aiuterebbe, e quanto spiace al Signor Sindaco se le cose non si riescono a fare, e che lui è “Comune” quindi quando chiede gli spazi dovrebbe averli (no darling, tu non sei “Comune”: tu sei una parte politica, il “Comune” che chiede gli spazi è il dirigente comunale) e tutto questo condito con una mimica facciale perfettamente curiale.

Proseguendo, visto che io e il mio amico eravamo comunque in modalità never covered, e anelavamo a continuare a parlare dei cazzi nostri e non della beltade ridente e rigogliosa di Gianni fuggitivo (dalla poltrona di Sindaco, e direi a breve), questo qui ha avuto la necessità di suggerirci una modalità di interazione, facendoci notare come, quando dice che è il delegato del ecc…, allora tutte le porte si aprono, e quanti fogli gli firmano, e quanto sono proni e disponibili.

Noi sempre in modalità never covered, anzi  never covered squared, e allora è finita lì, buon proseguimento grazie grazie.

Quello che mi ha colpito e negativamente del tutto, non era tanto che fosse un uomo chiaramente non up to the task di fare il delegato del Sindaco (lui lo dice sempre con la maiuscola, e io mi adeguo), quanto di come di tutto un ampio discorso avesse colto solo un piccolo commento, su cui aggrapparsi, volendo riportarmi – in un modo sottilmente violento – a parlare di un contesto politico di cui non me ne potrebbe importare di meno.

Pubblicato il 10 aprile 2011, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Quando mi trasferii a Roma, la prima cosa che notai, relativamente alla vita sociale, fu come nelle pizzerie e trattorie i tavoli fossero praticamente attaccati l’uno all’altro. Io, notoriamente asociale, smisi di andare fuori a cena…Non c’è cosa che mi infastidisce di più di un estraneo che si inserisce in una conversazione privata.
    A parte questo, ho provato anche io a dialogare con l’altra parte politica (ammesso che si possa parlare di “mia” parte politica di questi tempi) ma quello che ho ricevuto in cambio è stata un’altissima dose di indottrinamento e scarsissime capacità di argomentare delle opinioni che mi venivano presentate come “personali”.
    Ma magari sono stato io sfigato…

    Per(Spa)

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